distilleria

17/07/2008

Down there in the Reeperbahn

Große Freiheit vuol dire grande libertà, il nome del locale perso in una stradina che taglia la Reeperbahn, nel famigerato quartiere a luci rosse di Amburgo. E’ il dodici luglio e un serpentone di ragazzi più o meno imberbi attende l’apertura delle porte per il concerto di Styrofoam e Death Cab for Cutie. Più a nord, lontano da peep show e insegne che invitano alla lussuria siliconata, il quartiere di St. Pauli regala un coacervo di localini dall’atmosfera diffusa, streetart, negozi di dischi e oggettistica fai-da-te in cui perdere ore. Passare per la Wohlwillstrasse, entrare qui e chiedere Franziskaner e una versione rivista di tapas è consigliatissimo. Poco più a sud, vicino all’Indra, il locale delle prime esibizioni dei Beatles, Styrofoam inizia a suonare: sei o sette pezzi, tutti tratti da A thousand words, liso di ascolti primaverili. A dispetto dell’allegro electropop, la folla teutonica resta immobile. Mi viene in mente per un attimo l’isolamento termico del nome, ma presto m’incanto di fronte ai denti sporgenti di Arne Van Petegem che intagliano a iosa esse sibilanti. Ben Gibbard, invece, quando esce non lo riconosco, smilzo com’è diventato, senza occhialoni, con le basette folte e allargate. Parte con Bixby Canyon Bridge e conclude con Transatlanticism. Nel mezzo ci sono picchi inauditi d’incauto rumorismo, non dissimili a quelli del concerto milanese di due anni fa, con le chitarre tirate al massimo. Chris Walla, più diafano che mai, se ne sta fisso in un glaciale assorbimento, mentre dall’altra parte del palco Gibbard dà tutto se stesso, madido come al solito. Le canzoni si succedono una incollata all’altra, senza pause né parole oltre al thank you guys. Ritrovano una veste misurata con Soul meets body e I will follow you into the dark, quest’ultima dentro la cornice di una sola chitarra acustica. Così li riconosco, fuori dai muri, nei sussurri degli strumenti distinti, di voci non soffocate da riff esosi. Due bis con la sperata Transatlanticism in coda, ma è The New Year che canticchio dall’uscita in poi, sotto un cielo ancora chiaro, che strano, e l’aria frescolina di lassù.

Tom Waits - Reeperbahn

distillato da china | 23:01 | commenti


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
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