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distilleria
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27/02/2008 Lumo, II atto
lumo, quando ieri ho attraversato la solita via, era tra le grinfie di due bambini, uno dei quali gli cingeva il testolone con entrambe le braccia. Lui gongolava emotivo allungando il collo, era felice fino all’ultimo pelo. Mi sono fermata, volevo fotografare il momento, poi ho detto no, lo lascio andare. Un sorriso pieno non bada alla certezza del labbro che, tempo dieci passi, ritorna come prima, disteso. distillato da china |
21:17 | commenti (6) 14/02/2008 Origliando ai giardini
Mamma: ma che amore grande che sei. Bambino: (allargando le braccia) gvande gvande, come il cimitevo monumentale. distillato da china |
00:39 | commenti (7) 13/02/2008 E allora ha un senso anche Milano
Sul treno che rallenta mi sforzo di pensare più veloce più veloce. Senza motivo. Non mi aspetta nessuno, però ho bisogno di arrivare, svelta. Forse risulto spiritata o posseduta perché guardo su, verso le finestre illuminate, cercando distrazione (no, illuminazione no). Mi viene pure in mente il treno elastico di Piumini, quando ecco la stazione. Decido di fare un salto alla vicina Feltrinelli dove trovo per caso i La Crus che intonano il canto del cigno, presentazione dell’ultimo disco Io non credevo che questa sera. Nemmeno io, ma penso giusto un attimo che bella la vita. Giusto un attimo. Insieme al quartetto d’archi MusicaMorfosi eseguono: Come ogni volta Nera signora Dentro me Il vino Soltanto amore Stringimi ancora Infinite possibilità (in una versione strepitosa) e i due inediti Mentimi e Autobiografia di uno spettatore, tra aneddoti su Vinile, Giacomo Spazio, la VoxPop e la Milano che fu. Come dice chi me li fece conoscere un giorno perso nel bel mezzo dei Novanta, registrati in una cassetta che ancora tengo in macchina, è la fine di un’era. distillato da china |
11:53 | commenti (11) 12/02/2008 Ordine agitato
(mi si addice di più) _Stavo riascoltando il primo Ep dei Marcilo Agro, quando all’altezza di Terra, un minuto e ventotto secondi dopo, m’è cascata in testa I’m blue dabundì dabundà dabundì dabundà dabundì dabundà degli Eiffel 65. Sto male? _Ogni martedì, alla stazione di Cadorna, mi rinfocillo da Pattini & Marinoni. Una bolognesina con la mortazza ed uno sfilatino alle olive imbottito di salame Milano, il tutto per la modica cifra di due euro. Il fatto è che ogni volta mi rifilano uno scontrino lunghissimo - ma proprio lungo lungo - che finisco per arrotolare come papier di pergamena, è imbarazzante. _Sarei dell’idea, in quest’epoca narcisa, di tramutare alcuni vetri dei treni in specchi, tanto la maggior parte delle volte in tal modo vengono usati, per aggiustare i capelli. _Esiste un tipo di improvviso che non è improvviso per niente, lampante un lavandino tappato che tappato lo diventa a poco a poco, anche se d’improvviso è tappato del tutto. Poi c’è l’improvviso quello serio, un volante che perde il controllo o l’imbarazzo se si guarda un volto che poco prima non c’era. Una volta mi sono fermata al Conad. Deviazione inattesa, avevo visto parcheggiata una macchina sospetta. Sono entrata per comprare Pan di stelle e Nutella, ma fondamentalmente ho rimediato un invito a cena. Tengo questo tipo di improvviso, per ora. _Vi presento Lumo (ma chissà qual è il suo nome vero), il cagnone che mia nonna, se lo vedesse, chiamerebbe Labrador, ma solo per i labbroni a penzoloni. Tutte le volte che passo in quella via del varesotto, lo trovo lì impalato che ammicca ai passanti. Sulla punta del marciapiede luma vistosamente le macchine che gli passano davanti, quasi fosse una partita di tennis e le tenniste due meravigliose figliole. Per intenderci, anche se cane, mi ricorda Capitino che mira da dietro il vetro i pettirossi sul fico, con tanto di nuvoletta con pollo arrosto. Muove il muso tremando e anche un po’ tremebondo. Gli occhi languidi guizzano di qua e di là nervosamente. Gli dico sta’ un po’ più in là, ti prendono sotto, ma niente, non ce la fa. Secondo me non c’è tutto, ma quando mi guarda sì, c’è proprio tutto.distillato da china |
22:27 | commenti (2) 10/02/2008 Moment(i)
Il preambolo è ritrovarsi all’insaputa, emicrania al seguito, nel ben mezzo del carnevale ambrosiano e, non pensandoci neanche, camminare su paccottiglie di coriandoli e bombolette spray allegramente buttate ogni dove. L’inciampo è colpa di un tappo, fa cric l’anca, non schivo così una banda di decerebrati che sta tempestando di neve finta i passanti. Se m’arriva un solo spruzzo, burdei, davvero se m’arriva v’azzanno. Dentro il bozzolo mi pento d’aver scelto quella rotta (anche al supermercato faccio sempre la fila più lenta), ricordi di cretineria sotto i portici d’Urbino, va bene, ma abbiate pietà di me zoppicante in serpentina. Voglio solo andare a vedere Caos calmo, fate largo. Into the wild mi ha fatto veder le stelle, ieri. Botta dopo botta ci faccio il callo. Buio in sala. Piccole note tra i brividi strani che accompagnano alcune scene. E quasi shock a sentir partire Your ex-lover is dead dopo un affacciati alla finestra. Insieme alla musica del Buonvino anche Rufus, Radiohead e Fossati. Ma i risolini amari e le mani che tengo in stile mantide religiosa li rincara la comparsa prima dello sfunato protagonista de La noia, poi di Cloris - la zingara flautata con la carta della luna nera - nei panni di una discutibile psicoterapeuta, e infine Roman Polanski in cravatta rossa. Non c’entrano le natiche villose di Moretti, giuro, ma l’immagine è surreale all’uscita: una falcetta a tre pollici dalle guglie, la piazza sgombra e il rumore delle spazzole dell’Amsa. 08/02/2008 Via Broletto
Quando passo in via Broletto penso alla canzone di Sergio Endrigo, proprio al numero 34. Lui dice di fare silenzio perché lì dorme l’amore suo, l’amore suo che è bello e che però quando lo bacia ride e mangia noccioline. A fare quel tratto a piedi si sentono gli odori delle panetterie. E pigro è il risveglio al mattino con una manciata di sonno. Aprire gli scuroni che chiudono gli occhi, per mezzo minuto la paura di trovare la pioggia. A fessura stringerli ancora per l’azzurro spiegato, invece. Anche se piove va bene, solidarizzo con la gente. Con le vecchiette se l’auto che sfreccia ci bagna la faccia. Comunque quella canzone non finisce bene: se passate da via Broletto al numero 34, potete anche gridare, fare quello che vi pare. Ma a me non interessa, mi fermo sempre alla prima strofa. distillato da china |
01:07 | commenti (2) 04/02/2008 Appunti
I panzerotti gonfi di Luini e una florida fila di affamati precedono gli uccellini grassi raccoglitori di briciole là davanti, mentre una donnina dai capelli disordinati chiede l’elemosina. Contrasti riverberati all'istante, forse, o l'opportunismo di quei pennuti impiccioni - esattamente non so. Colpo di fulmine per le melodie e qualche stralcio di testo dei Fumisterie. Voli e voli insperati sulle note dei Port-Royal, abbandonata alla parete nera, e stordimento al bar del Leoncavallo: Ma quello lì è uno specchio o c’è un altro bancone? Se io avessi la barba e tu un cappellino biancoblu in testa potrebbe anche essere uno specchio. Bruno Munari, per far vedere l'aria di Piazza Duomo, getta ritagli di carta dalla finestra, descrive il movimento di un striscia rettangolare o di un triangolo, movimento che forma una nuova forma col frullio dell'aria. Il concetto di geodetica, da wikipedia una particolare curva che descrive localmente la traiettoria più breve fra i punti di un particolare spazio, dovrei davvero farlo mio. distillato da china |
13:29 | commenti (3) |
"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me"
(Dcfc) 02blog a day in the life analize apomorfina associazione di idee autorun banality bestiario blackhair blue blanket bolla brouhahaha daria das kleine chaos delay decay attack ele empty's room enofede enver fainberg flickrthief friends of mine garnant gecco icepick il postino indie imogene indiessolvenza inkiostro jeff buck l'ordine carmelitano la bellezza delle cose logantime lonox margopolis mazarine passengerseat polaroid smetto quando voglio subliminalpop tangerine toscanella tragedie greche whistlestopcafe *loading* |