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distilleria
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30/12/2007 If you want it it’s yours come and get it it’s yours (poche ciance) _S’inseguono prototipi d’estate fitti e finti in un’immagine, di quelli che abitano solo l’inverno, ci sono anche le pesche e i pomodori arrosto. Nove giorni e già mal sopporto i vetri da sbrinare, l’impiccio dell’imbacuccamento, il gelo del dopodoccia, la mattina intirizzita appena sveglia. La luce è poca oppure opaca. E dopo si sa che in me agostana si muovono oscuri desideri anni ottanta a forma di Caldobagno DeLonghi e, a seguire, ricordi delle spanciate subite imitando la sciura della pubblicità nell’atto del tuffo: Arrivo! _Finisce l’anno così, pensa tu, con il rispolvero di david kitt. 29/12/2007 _ L’effetto aria, si chiama. Ed è qualcosa che non si vede, come l’aria. Ma basta che la mano agiti o un lungo rametto caduto metti a girare, e lui fa quello stridore per dirti che c’è. Fa niente se non si vede. Com’è duro parlarsi a distanza, quando l’armadio del cuore vorrebbe aprirsi in un fiotto di chiacchiere. Eppure vedrai, se verrai: dopo secoli non avremo che dirci, vi sarà solo un attònito, goffo, appallottolato, bruciante silenzio. (Angelo Maria Ripellino) 28/12/2007 I don’t know what is worse Living once or in reverse* Quando sfodero la macchina fotografica, segue un lamento collettivo. Saranno gli anni in borsa molto prima dell’avvento della digitale, dai tempi della scatoletta rossa fiammante avuta in regalo per 24/12/2007 7 Per primo metto la fine dei fronzoli, l’inizio del forte con poche parole, avverbi di modo lunghi a eliminare, aggettivi quasi niente. Per secondo, qui vicino, l’andare dritto al sodo, cercare di non prendere tempo, indugi solo se proprio. Per terzo, fantasticare, ma solo con segni concreti: meno verbi scritti, più parlati, anche il telefono va bene. Per quarto, mistero al minimo, lasciare che poco mi strugga, o - peggio - che mi punzecchi nulla. Per quinto, far in modo che non mi si travisi, travasi, sul viso, dai vasi - cose come queste mai. Per sesto, non rimandare a domani, al prossimo mese, nessuna frase che inizi entro la primavera: solo oggi, stasera, nel dopocena. Per settimo, toccare con mano e tanto. distillato da china |
21:51 | commenti (2) 20/12/2007 Time is an ocean but it ends at the shore I più ascoltati, alcuni per la pigrizia di rinnovare la chiavetta, altri per il nesso nel posto giusto al momento giusto - magari tre passi dopo non sarebbe stato lo stesso. Athlete - Beyond the neighbourhood (Dal portone di casa alla metro e oltre) Stars - In our bedroom after the war (La strada per Pergola, le passeggiate di notte in maglietta) Andrew Bird - Armchair Apocrypha (In macchina verso casa, primo sole sulla sdraia) Artemoltobuffa - L’aria misteriosa (Divano in notturna e ventilatore, bagno, davanzale a finestra aperta) Feist - The Reminder (Sulla linea 90-91, Piazzale Lodi - Romolo, pausa pranzo all’ombra) Shout Out Louds - Our ill wills (Sassonia di Fano, i primi giorni di agosto) Wilco - Sky blue sky (Luglio col bene che ti voglio, Milano-Torino andata e ritorno) At swim two birds - Returning to the scene of the crime (Divano in notturna col plaid che mi ha regalato la nonna) National - Boxer (Via Bellezza e Porta Romana col solco, in attesa di lauti ritardi) Josh Rouse - Country mouse city house (Strade di Milano con l’asfalto che fonde, le impronte e i mercatini dell’antiquariato) 15/12/2007 Should I say goodbye again?
Maliarda sarai tu che, dopo Maggiolina fuggita oltralpe, te ne vai da Milano. Un altro tassello si stacca e fila lungo l’Italia, lasciando la memoria collana di periodi a pezzetti. Quella casa in Via Solari ne ha già visti parecchi, di trasbordi e stanze abitate, degli uni e degli altri in ricambio. Mezz’ora per trovare il parcheggio e sempre in zona multa, una cintura nera sbandierata ad ora tarda che ahimé cintura non era, le rune del primo maggio e le finestre aperte la sera, scoperte di destini intrecciati a cene inventate al momento. Tim Hutton risbuca in un libro quando non me lo aspetto o un omonimo che come lui suona il basso, ma negli eulogies. Speriamo sia così. distillato da china |
15:09 | commenti (4) 12/12/2007 Maybe this Christmas
L’otto dicembre, mentre davo una tremula e lenta mano all’allestimento dell’alberello di Natale, in sottofondo c’era una miscellanea di canzoni natalizie di selezione texana. Avendo in mente il quadro tematico di Blue Christmas cantata dai Perishers o dai Bright Eyes (lo dice anche mestamente Over The Rhine che All I ever get for Christmas is blue), e qualche strofa carpita col filo sulla cruna di una pallina rossa, ho pensato che il nocciolo alla fine è lo stesso. Riassumendo, è sempre un gran lamento del mancare, del perché sono dove sono quando vorrei essere con te dall’altra parte del mondo. Nulla di nuovo, insomma. Però ora dico basta, voglio una canzone tutta abbuffate e portate à la Lucullo. O almeno così: Ron Sexsmith - maybe this christmas distillato da china |
23:17 | commenti (2) Boston
Il giorno in cui sono andata a Boston col bus cinese da Chinatown non esistevano Boston dei Vampire Weekend, Ghosts of Boston dei Cyanide Valentine e nemmeno Chinatown Bus dei Bishop Allen. Avrebbero dovuto, però, o magari no. Non sarei qua a quest’ora a ripercorrere il molo di Pacey e il parco laghetto e oche dove si sbaciucchiava Joey, un paio di telefonate oltreoceano che mi sono costate un occhio, un muso ingenuo e intestardito e diciamo anche geloso. Ho foto a doppio fondo e dettagli in memoria che non so neanche perché: un pacchetto di Pall Mall blu più lunghe del solito, comprate in quello spaccio dove si snodava una festicciola italiana con le lucine that’s amore, la sagoma stramba dell’omino del semaforo e la viuzza così stretta che ci si poteva arrampicare a quattro zampe. Il giorno in cui sono andata a Boston l’uomo di Neanderthal non aveva ancora i capelli rossi. Cyanide Valentine - neanderthals (l’intero album è qui) 11/12/2007 T.E.I.T.B.I.T.E
La Guardiana di Patrizia Cavalli inizia così: Era il sospetto del tuo chiuso ardore che mi faceva artefice di chiavi.
D’altronde ero famosa da bambina
per aprire cassetti, porte e armadi
di cui non si trovava più la chiave.
E finisce così:
Per poi scoprire
che il piacere non ha porte e che
se mai l’avesse stanno aperte, che
potevamo allora rimanere fuori
sfornite e arrese tutte e due alla pari
giocando io alla porta e tu alle chiavi.
distillato da china |
21:03 | commenti (1) 05/12/2007 It’s so complex*
Siamo arrivati al punto d’aver pena per i guanti persi per strada, raccolti da passanti accorti, messi in bellavista sulla strada. Magari qualcuno torna a riprenderli - pezzi lasciati indietro distratti, col calore per poco, poi freddi. Oggi ho trovato un cappuccio e una sciarpa abbinati, legati ad una cancellata in Corso di Porta Vigentina. Erano piccolini, azzurri e bianchi da bambino. Sono rimasti lì per il netturbino. |
"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me"
(Dcfc) 02blog a day in the life analize apomorfina associazione di idee autorun banality bestiario blackhair blue blanket bolla brouhahaha daria das kleine chaos delay decay attack ele empty's room enofede enver fainberg flickrthief friends of mine garnant gecco icepick il postino indie imogene indiessolvenza inkiostro jeff buck l'ordine carmelitano la bellezza delle cose logantime lonox margopolis mazarine passengerseat polaroid smetto quando voglio subliminalpop tangerine toscanella tragedie greche whistlestopcafe *loading* |