distilleria

29/10/2006

Tempo due giorni

Ecco, se ad esempio una collega amica, tartassata dalle mie solite arringhe nord-marchigiane, mi mandasse, come ha fatto, un messaggio dalla fiera del pregiatissimo, decantando di trovarsi in un luogo paradisiaco di succulente scorpacciate al tartufo, a me, da due mesi lontana, sgobbante sulle sudate carte col vanto del sole, non verrebbe, come è venuto, un attacco d’angina pectoris in anticipo sul ritorno?

distillato da china | 15:20 | commenti (14)



28/10/2006

Oltre

Davanti al portone del La Casa alle ventuno non c’era nessuno, eppure da fuori un brusio crescente di preparativi e viavai accompagnava l’attesa consumata cocciutamente a scacciare i sassolini dal marciapiede. All’ingresso il sobbalzo era per Cristina Donà, colta a chiacchierare alla ringhiera della scala a semichiocciola, mentre al piano di sopra la gente mormorava e foto di l.s’accozzava sotto le ipnotiche stelle a Sant’Andrea. Joan Wasser, con la cintura che portava il suo nome e un paio di stivaletti astrusi, è uscita dalla solita porticciola bassa su cui si raccomanda a suon di punti esclamativi di fare attenzione alla testa. Prima che si sedesse al pianoforte, gli occhi belli hanno lanciato strali di luce sulle prime file, colpite e affondate fin da subito. Poi è stato il momento della musica. To be lonely era la molle apertura al piano. Le dite flessuose lo lambivano con tocchi leggeri, la voce era sognante da sospiro, inaspettatamente oltre le attese tutto ciò che sarebbe seguito. The ride, se ho ben capito, l’ha dedicata a Teo della Spin-go!, Anyone l’ha introdotta come una kissing song, Real life e Eternal flame, con gli aggettivi pericolosamente scambiabili (So real? Eternal life?), sono state un po’ da capogiro. Malgrado nessuno abbia compreso se fosse naturale o, diciamo così, addizionata la sua aria scherzosa e dondolante, il concerto di Joan, animato dalla nuova Are you not furious per il governo americano e, in chiusura, impreziosito da Sweet thing di David Bowie, è apparso impeccabilmente oltre il disco, se vuol dire qualcosa, oltre.

[Foto sua col mio mattoncino a pile scariche]

distillato da china | 12:49 | commenti (6)



25/10/2006

Lassemblea di ottobre

E’ capitato tre volte al massimo di cadere in quel senso nerognolo in cui non vedi né capisci se sia la canzone ad aver sbagliato tempo o se sia tu. Una parola brutta inizia per retro e finisce per a. Parla di qualcosa che succede oggi, ma dietro le spalle sfrigolerà. Oggi ieri domani in un viluppo per dirti guarda, questa canzone non l’hai mai ascoltata, però se ci fai caso piano piano ti ricorda le due settimane in Olanda, avevi diciassette anni e nelle cuffie, perdincibacco, nelle cuffie c’erano sempre e solo i Soon. Poi afferri in un secondo che in fondo basta un dettaglio e s’incolla tutto: se anche in quel corso di teatro ti correggevano la e chiusa mentre pronunciavi bene, non l’hai saputa mantenere aperta. Tu la stringi sbagliandola ancora.

AlibìA - Va tutto bEne

distillato da china | 17:37 | commenti (9)



23/10/2006

Turbo color splash

E’ una giornata come tutti si aspettano, grigia e piovosa, un po’ come quando pensiamo ad un cane e immaginiamo un labrador e magari il cucciolo color champagne della carta igienica scottex. Per dispetto mi figuro un setter fulvo e vediamo cosa cambia. Dicevo, è una giornata che ci starebbe bene dentro quei disegni standard sotto le lettere dell’alfabeto appese alle pareti di una prima elementare, lavorate alla stessa forgia per avere un’istantanea percezione d’appartenenza. Poi ognuno, distolto lo sguardo, può anche vaneggiare quel che vuole, buttare nello scarto l’esuberanza della fantasia o la monotonia dell’immagine proposta. Non è facile, però, se a scostare la tenda prevale il bordeaux del palazzo di fronte stinto dalla nebbiolina e l’unica grazia concessa alla vista è l’iride degli ombrelli di passaggio. D’altronde, si sa, l’invenzione illuminante di Zio Tobia, il turbo color splash - accanto all’acchiappasogni a stantuffo e all’inventabugie a molla - è destinato ad incepparsi e a scoppiare. Se questo cenerino durasse una settimana, non rimarrebbe alcun dubbio sul rinchiudersi o meno nel velluto rosso di un teatro, domenica prossima.

distillato da china | 13:24 | commenti (35)



20/10/2006

Tutti da gecco

micromonza

Questa sera, rovesci permettendo, si ritorna in Brianza ad ascoltare un po’ di sconosciuta - a me, perlomeno - micromusic. Chi è costei? Alle venti, non alle ventuno, in Piazza Duomo a Monza.

distillato da china | 13:39 | commenti (4)



19/10/2006

Via

Una bruma brianzola si levava dai cespugli dell’autodromo in surreale incanto, ma che freddo faceva ieri, sedute sugli spalti in mezzo ai videogiocatori del World cyber games, sotto uno scialle unico, il colletto del maglioncino tirato su e le mani raggomitolate dentro le maniche? Scusa panino, pur avendo un biglietto da sette euro ci siamo piazzate in comoda postazione da venti, di fronte ad un palco assurdo di sguardi ortogonali. Chi ha suonato lo ha fatto davanti al vuoto e noi perpendicolari ne cingevamo i profili. Il primo è stato quello di Max Gazzè in compagnia dei La Camera Migliore. Suoni rotondi e accordi in maggiore, intarsiati a volte di picchi oscuri di commozione, come al verso perché lei uccisa dal rancore gli ha negato per sempre l’amore, e tu vallo a spiegare. Per mia fortuna, però, non rientravano in scaletta Comunque vada, Non è più come prima o, che ne so, L’amore pensato. No, perché le poche parole lanciate nel mucchio, sassate su specchio che crepan silenzi o timidi assensi col cenno del capo e un bacio non dato, chi l’avrebbe retta, ieri sera? E così lisci lisci siamo scivolati su La favola di Adamo ed Eva, Una musica può fare, Annina, un pezzo dei La Camera Migliore - il pregevole Condominio - e un classico di Battiato. Vento d’estate nel freddo era in duetto con la Cantantessa, che di seguito ha calcato la scena con sorrisi che, si sa, stentavano a brillare. Max è rimasto al basso, già, al basso, marcando l’amarezza di non trovare il solito musicista là in fondo, ma è un’altra brutta storia. Un ulteriore affastellarsi di frasi incerte, a questo punto, sarebbe come le tante dita di chi, a furia di toccare il punto della cartina dove si trova, finisce per sbiadirlo. Perché poi alla fine è sbucata la Gianna di Siena e un po’ mi veniva da ridere, un po’ mi stupivo piacevolmente, come di fronte ad una versione a quattro mani de La malarazza, quella di tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti. Mosse le mani, la testa, poi i piedi, le gambe e tutto il resto, via se n’è andato il freddo, via.

distillato da china | 21:04 | commenti (8)



18/10/2006

Alda ancora

alda e lucio

Eccola lì, la mia Alda Merini, un’altra volta ancora. In un angolo angusto della Feltrinelli lei, io con gli occhi adoranti a pochi metri e colori e colori di dorsi di libri in un arcobaleno confuso. Tra tutte le cose che ho messo a sacco, c’è anche un capitolo di tesi, l’ultimo, in cui parlavo di quando, goffa più che mai, mi affacciai al suo portone. Era il dieci giugno di tre anni fa, il tardo meriggio esplodeva sul naviglio grande con tagli di luce da far male agli occhi. Di fronte al suo numero civico, un postino stava suonando il campanello invano. Doveva recapitarle un telegramma. L’annuncio della vincita di un premio letterario -ho saputo poi. Trafelata ho composto il numero per avvisarla del mio arrivo. Non mi ricordo come siano andate le cose, come mi sia avventurata attraverso gli androni con il telegramma in mano, seduta sullo sgabellino del suo pianoforte, offerto la stecca di diana rosse che alla fine mi ha mandato a comprare. No, invece, ricordo tutto.

distillato da china | 00:55 | commenti (11)



16/10/2006

Gennady Obukhov, Insomnia, 2002

insomnia

distillato da china | 04:23 | commenti (10)



14/10/2006

Don’t make me lose my mind

Lungo una strada vista Pirellone, Where is my mind rotolava dal finestrino di una macchina di passaggio, al che già - mi sono chiesta - chissà dov’è. Manca da ore all’appello, da quando il cestello della lavatrice, girando stanco qui di fianco, ha disturbato l’ascolto di una donzella che si chiama Jane Weaver. Il programma per capi resistenti non ha ammesso requie, l’odore di caffè si è svaporato pian piano e il mio sabato è diventato esattamente lei, né più né meno. D’un tratto mi sono pure accorta che girava al ritmo di the pain, pazzesco. Quando invece ho buttato le bottiglie di vetro nell’apposito cassonetto in cortile, suscitando un tale fracasso che di vergogna ho ritirato la testa dentro il collo, una musica suadente mi ha invitato a guardare in alto, la supposta finestra dalla quale veniva. Un gesto bastato a far partire l’inchiesta sul mistero del palazzo: chi sei? che fai? cosa ti piace? dove l’hai sentita la prima volta e perché? ti riconoscerò per le scale oppure no? Ma giusto il tempo di tornare tra le braccia di Jane, la lavatrice zitta e il bucato da stendere, finalmente.

Jane Weaver - a bird stole the gold

Jane Weaver & Doves - seven day smile

Misty Dixon - the beautiful ones

distillato da china | 21:45 | commenti (5)



13/10/2006

Chi va con lo zoppo, eccetera eccetera

Si deve essere sparsa la voce riguardo al mio feticismo libresco per giustificare un frontespizio del genere. E’ successo che prendessi in prestito libri mai più restituiti se non attraverso copie nuove di zecca, questo è vero. Che mi fossi tenuta versioni in regalo con tal quotidiano o talaltra rivista, a favore di un’edizione bella da rendere al prestatore. Il fatto è che il libro in questione è in fase di ristampa e che, a ben vedere, il prestatore è feticista quanto me e non si accontenta per nulla di versioni intonse. Come fare? Ci sto riflettendo da un po’. Per curiose vicissitudini non posso aspettare, più di quanto abbia già fatto, di appoggiarvi gli occhi, ma già so che un’angoscia borderline di separazione assedierà la gola in dirittura di fine. Quest’ultima, poi, sottoforma di ansia anticipatoria inficerà la lettura fin dalle prime pagine, ragion per cui, eccetera eccetera.

distillato da china | 15:07 | commenti (5)



12/10/2006

Il piccolo isolazionista

Una pubblicità luminosa paragona la Bicocca a Chelsea o addirittura a Soho. La vedo di sbieco dalla finestra appiccicata alla parete dei palazzoni di fronte, più o meno s’accende all’ora dei lampioni e me lo ricorda. Mi ricorda che non l’ho ancora letto, l’ultimo libro di Labranca. Più voci, però, mi suggestionano con racconti di giri in macchina, notturni di nastroni sonanti, boschi di cemento suburbano e luci al neon, spazio vuoto fuori riflesso dentro, un pittoresco rigo circolare sul pentagramma dei Kraftwerk e anche qualche ciminiera sbuffante alla De Chirico, via. Vengo a sapere, poi, che nell’atmosfera surreale della periferia, ancor prima che su carta per chi voglia, ci s’immerge il venti ottobre, giorno in cui avrà luogo il primo tour serale a bordo di una corriera attraverso l’hinterland milanese: Bicocca, Tangenziale, Bonola. Domani, sulla stessa scia, c’è questo party insostenibile di accessori vietati e drink trasparenti. E più lo scrivo più mi frulla quella frase letta chissà dove in cui si condannavano i giardinieri per aver adornato una piazza, per averla in questo modo indegnamente inselvatichita.

distillato da china | 23:48 | commenti (2)



11/10/2006

Micah

Se chiedi sei tu io dovrei rispondere sì? No, perché al sì seguirebbe un punto, se invece dico io, un interrogativo. Nel senso, ti riferisci a me col tu? Pensa che in passato solo per un ciao lungo le scale avevo ammorbato chiunque sul significato di un saluto. Passare dal non essersi scambiati una parola (se non parlando d’occhi) al ciao, che vuol dire secondo te? Lo chiedevo a chi si sconcertava, avrò avuto diciassette anni e sarà stato il novantasei. Avevo assoldato, pensa, un’amica di merenda all’ora della ricreazione per vedere se per caso avesse notato qualcosa di diverso tra il non saluto e quella parola di quattro lettere. Cos’è successo, secondo te? Non mi ricordo una risposta vera, una. Così oggi non posso risponderti sì, sono io, con la scioltezza di quel ciao. Devo prima chiedertelo se intendi me. Io non so lo micah.

[win e yt]

distillato da china | 13:09 | commenti (6)


Stanotte va così

 

distillato da china | 00:24 | commenti (2)



09/10/2006

Un titolo c’era

Volevo parlare della prima esperienza trascendentale alla serata London loves del Plastic, del modo in cui stranamente abbiamo eluso il pericolo Scilla e Cariddi, passando con agilità dal nugolo di gente all’ingresso alle pareti luccicose di parte degli interni, la versione a due dimensioni di tante mirrorball, per dire. Degna di lode la selezione musicale prima che i meneghini pink rays si esibissero, oltre la mezzanotte, in un’impeccabile prova di esaltazione di massa. Più ascoltavo compiaciuta più compariva l’idea cristallina che sì, col contagocce, ma solo ed esclusivamente col contagocce in un bicchiere con tanta acqua, non una stilla di più. Eccezion fatta per un comico adescamento da parte di un ventenne riccioluto, le prime due ore sono state, come dire, curiose. Poi lo scenario è mutato di colpo in una sorta di girone dantesco: musica da raccapriccio, mani che scivolavano leste, nerboruti in cerca d’avventura, camicie sfilate e atmosfera da rifuggire all’istante. Il giorno dopo mi sono svegliata con la sensazione - fortissima! - di trovarmi in quell’ottobre di lecci e castagni, di primi tartufi e olive, sguazzante nell’odore di pioggia e pane col mosto. E invece ero qui, col sole sì, l’odore di cloro alla finestra e la moka con cui devo lottare ogni mattina perché la chiudo sempre troppo stretta.

distillato da china | 14:28 | commenti (6)



07/10/2006

A grande richiesta, una, il promemoria

[*aggiornamenti]

Ottobre

8 Wolfango - Colonne di San Lorenzo o giù di lì

10 The Knife - Magazzini Generali

10 One-Two - Rocket

11 Mr Henry/En Roco - La Casa

12 Circo Fantasma - La Casa

13 Paolo Saporiti/Don Quiból - Spazio Aurora (Rozzano)

13 Scuola Furano - Sottomarino giallo

14 Polvere - Sound metak

15 Piers Faccini/Ben Harper - Datch forum

17 Giulio Casale - Teatro dei filodrammatici

19 Moltheni - La Casa

20 Casiotone for the painfully alone - Jail

23 The Pipettes - Transilvania

24 The Dining rooms - Tunnel

26 Cesare Basile/Willard Grant Conspiracy - La Casa

26 Erase Errata - Magnolia

27 Joan as Police Woman - La Casa

27 Paolo Saporiti/Don Quiból - Cicco Simonetta

29 Junior Boys/The Russian Futurists - La Casa

29 Paolo Saporiti/Don Quiból - Noir bar

30 Stereo Total - Alcatraz

Novembre

1 Amandine - Magnolia

2 Piers Faccini (rinviato al 29, La Casa)/Sebastian Tellier - Piccolo Teatro Studio
2 Kama - Magnolia

2 Numero 6 - La Casa

3 Beth Gibbons/Rodrigo Leao - Piccolo Teatro Studio

4 Grizzly Bear - La Casa

9 Sodastream - La Casa

9 The Dears - Transilvania

10 Bugo - Jail

10 Noblesse Oblige - Plastic

12 Ramona Cordova - La Casa

13 Gianmaria Testa - Teatro Ciak

14 Don Caballero - Magnolia

14 Tunng - Jail

16 Kaiser Chiefs/The Automatic - Magazzini Generali

16 Terje Nordgarden - La Casa

16 Ronin - Magnolia

17 Ten Thousand Bees/Green like july - Ortosonico

17 Gogol Bordello e Danko Jones - Rolling Stone

17 Virginiana Miller - La Casa

18 Hogwash/News for lulu - Ortosonico

19 Kieran Hebdan (Four Tet) e Steve Reid - Tunnel

20 Boy Kill Boy - Rainbow (annullato)

20 Ginevra Di Marco - La Salumeria della musica

22 Arab Strap - Rainbow

22 Barzin/Octoberman - Magnolia

23 Sepiatone - La Casa

26 Chikinki - Magnolia

26 You say party! We say die! - La Casa

26 Stuart A. Staples (Tindersticks) - Tunnel

27 Yo La Tengo - Rainbow

28 The Frames - La Casa

29 Piers Faccini - La Casa

29 Atari - Rocket

29 Cansei De Ser Sexy - Transilvania (rinviato al 13 dicembre)

30 Rosolina Mar - Magnolia

30 Two Dollar Guitar - Ortosonico

30 Marti - La Casa

distillato da china | 19:47 | commenti (15)



06/10/2006

Una di queste sere

Non sapevo esistessero trailer per i libri. Il primo booktrailer della mia vita l’ho sperimentato ieri sera all’imbrunire nel Teatro Litta, filmato che in pochi minuti di buio in sala aveva intenzione di prendere e restituire il cuore del romanzo Il primo che sorride di Martino Ferro (Premio Calvino duemilacinque). Non so se vi sia riuscito, ché non è ancora sui bancali delle librerie, ma ho appena scritto una sciocchezza perché, certo, funziona come per i film, a che serve il trailer dopo? Bastoncino dell’impresa è uno spettacolo di burattini tratto dal testo: la storia di Nicòl, una ragazzina di undici anni, anzi undici anni e mezzo, che per l’appunto festeggia il complemese semestrale, ricerca un bacio che segni il salto di generazione e importuna un passante con domande di vita curiose, vittima com’è di un disturbo alla vista che la costringe a camminare a testa bassa sempre. Applausi a Sit in, dunque, perché in un modo o nell’altro la serata a metà l’ha divisa. Prima l’affanno concitato, i postumi del dì e gli sguardi velati, poi i sorrisi, l’impeto e il non-so-che che ci ha portati dritti alla serata inaugurale di acusticamente. Nel ritrovato buiorosso l’ingresso trionfale è tra le note di un certo Live in Chicago, io che mi sbraccio e saluto a cuore aperto quella che poi si rivela essere una perfetta sconosciuta, le scuse d’enfasi a guance rosse, i grovigli di chiacchiere e Riccardo Sinigallia e le orecchie che a qualcuno di sicuro hanno fischiato.

distillato da china | 13:29 | commenti (3)



05/10/2006

Cose belle

walking with the next generation

distillato da china | 12:05 | commenti (2)



04/10/2006

Raise your hopeful voice

beauty in trouble è la poesia di Robert Graves che ha ispirato parzialmente il regista Jan Hřebejk nell’omonimo film, la cui colonna sonora ospita Glen Hansard e Marketa Irglova. Il bel podcast esaustivo di Indie-eye pubblicato più di un mese fa continuo ad ascoltarlo come un mantra la sera. La voce di Glen mi abbindola anche se non canta e nel raggiro sembra quasi un sedativo à la the blood crawls to a slow and stops and flows away, ma - occhio! - di facciata. Dal fondo la grattugia rumoreggia di un rumore biancorosso e del mio addome fa trucioli, sfilacciando. Va bene così, suvvia. Solo un dubbio, però, resta a vellicarmi: ma allora, il ventotto novembre al La Casa, ci sono Glen Hansard e Marketa Irglova o i Frames tutti? Dopo una ricerca frettolosa risulta avere più crocette la seconda ipotesi, ma boh?

distillato da china | 12:13 | commenti (2)



03/10/2006

Cannibalismo autunnale

Ore ventidue e trentaquattro. Butto giù i tortelli Rana nell’acqua bollente, mezza ustione solerte all’indice destro al momento dello scolo, poi troppo sugo e per riprenderli nel mucchio ho cannibalismo autunnalebisogno di pescare col mestolo. Scopro poco dopo sulla lingua a fiammella quanto esubero di peperoncino ho osato. Non così disastrosa di solito, ma stasera sì, ché è una giornata lunga, così lunga che spingo sulla u e la rendo anche un po’ curva. Si è arenato, per giunta, il progetto mattutino: Goodbye Janis. Tributo a Janis Joplin alla Salumeria della musica. Però, mentre mangio il sugo alla pasta - non viceversa - e verso lacrime di peperoncino, in realtà è per lei che piango, per Janis. D’altronde, una versione straziante di Piece of my heart bofonchia da una cassetta giurassica. La prossima volta che capita a tiro, dicologiuro, piuttosto mi mangio le mani.

distillato da china | 01:42 | commenti (8)



02/10/2006

No!

Dal torpedone verde - o jumbo che sia - quello affusolato, aerodinamico, ma teatro di cadute a domino più del vecchio tram anni cinquanta, all’altezza di Porta Romana, scorgo un’obbrobriosa iniquità: abbarbicata alle impalcature proprie del restauro che interessa la suddetta, campeggia la pubblicità di un telefonino. Il sangue va copioso al cervello quando la nota raccapricciante mi ricorda un’altra bruttura in opera lì vicino. Le fascinose mura spagnole adiacenti alla Porta e da poco ristrutturate sono state ampiamente nascoste dietro insegne pubblicitarie indegne, oltretutto di dubbio gusto, rosse, plasticose, lamierose e squadrate. Ora, che tu sia brutta, Milano, in tanti lo dicono. Sai che io no, che l’ho scoperta la tua bellezza nascosta, lontano dai fasti dei soliti Duomo, Via Dante, Castello. D’improvviso, in mezzo a casermoni anni settanta tu fiorisci e ti schiudi e ritratti e stupisci. Cortili mozzafiato, chiesette che mi chiedo da dove sbuchino, alberi secolari ed edere rampicanti che s’inseguono su vecchi muri muschiati, sberleffi liberty dai terrazzini e viuzze defilate che quasi sembri Parigi. Così però non va, ti avviso. Protesterò.

distillato da china | 20:05 | commenti (15)



01/10/2006

Condensa

Accartocciando una mano nell’altra, mi sveli che hai passato la notte a giocare a il pranzo è servito, vergogna! E come se non bastasse, mi attacchi quell’antica canzoncina che sa di sugo della nonna, pentolini fumanti, vapori che poi s’incollavano ai vetri, d’inverno, al ritorno da scuola. Con un dito scrivevi segreti sulla condensa, due nomi, un’addizione, magari un cuoricino. Il vizio di pasticciare, lupo, ce l’hai ancora. Quando è freddo e il riscaldamento non ce la fa a spannare i vetri, mi lasci schizzi sul finestrino destro ed io mi arrabbio. Mi arrabbio perché basta una giornata un po’ più fredda, di questi tempi il rischio è alto, e riaffiorano a tradimento. E dopo lo sai che parto in quarta, anche fuor di metafora, con la tiritera della nostalgia.

distillato da china | 18:42 | commenti (5)


Ad occhio e croce, mi piacciono un sacco (cit.)

Comaneci*

Amycanbe*

distillato da china | 17:05 | commenti (4)


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
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