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30/06/2006 Nell’ora torrida essenzialmente sensuale Se ascolto Il fiore dell’agave di Umberto Palazzo e il santo niente, a raffica mi saltellano in testa, in ordine di comparsa, i filmini stupidi girati sui meli, la volta che in quel locale ormai estinto (ora c’è un ristorante), dopo un rum invecchiato di un decennio almeno, avevamo chiesto di suonare gli strumenti abbandonati sul palco (ma cosa c’era in quel rum?). Poi, ancora, il giorno in cui, in assenza di plettro, ho inveito sulla chitarra nuova con cinquecento lire, rovinando indegnamente un becco del capotasto. I lamenti consolati con un dai, fa più vissuto. Quella sera dei sacchi a pelo srotolati in giardino, dopo le rincorse in costume sospinte da un tubo. La cover strimpellata degli Ossi che faceva here it comes, here comes the rain, e i tavoli rigati del Fiore (ora Caffè del Sole) su cui timidamente, a volte, si traducevano versioni di greco. Patologia! distillato da china |
17:02 | commenti (5) 29/06/2006 Pagina 55 (pagina senza parole) E va bene che non conosco lo spagnolo, ma tradurre Todo ello se perdiò como la tribu de un poniente se pierde Es triste que el recuerdo incluya todo y más aún si es bochornoso el recuerdo. con Tutto questo dileguò come dilegua una carovana sul tramonto o come trascorre la veemenza di un bacio senza aver arricchito le labbra che vi acconsentono. E’ triste che il ricordo includa tutto e tanto più quanto sia obbrobrioso il ricordo. mi sembra piuttosto, diciamo così, ardimentoso. O c’è un’omissione sbaciucchiante o Cianciolo ha interpretato liberamente il pensiero di Borges con tocchi pittoreschi. Ma non voglio parlare di Borges, è solo che mi è apparsa questa immagine quando mi apprestavo a scrivere del concerto di Marco Parente. Era l’ultimo della stagione, in una Casa 139 insolitamente estiva, baldanzosa e mojiteggiante. Le voluminose tende bordeaux urtavano con il rosarosso del tramonto (tanto per non rifarmi di nuovo al caldo, ché tengo il conto). Si respirava in giro un’atmosfera da ultimo giorno, quella prima che le famigerate sedie trasparenti finissero gambe all’aria per le pulizie estive o che lo svacco di birra e chitarra alla Fortezza Albornoz sancisse, ai tempi, la fine della scuola. E’ sempre lui. Lui che si presenta con il cappello di lana indossato fino al collo, lui che accomoda al posto dei suoi l’occhio gigante di Eppur non basta, che canta chino dentro un’imbracatura metallica. E’ sempre lui che ci stupisce con una rosolante cover di Caetano Veloso, che spiega il motivo oscuro di una ritrovata Eri, mai più fatta da allora, che ci entusiasma con Testa dì cuore, invitando lo scatto a sfuocare ancora. E poi ditemi che il libro di Borges, afferrato alla ricerca dei versi qua sopra, si sia aperto a caso a pagina 55. Caetano Veloso - michelangelo antonioni (provate a immaginare la versione di Marco, su)
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18:47 | commenti (1) 26/06/2006 Polase Dopo il berafest di Corbetta nell’alberata cornice di Villa Pagani e la notte bianca tempestosa di ortrugo e nervetti, frittata ai fiori di zucca e bargnolino, è venuto il momento d’affrontare l’afosa attesa cittadina del grande esodo. Posto il fatto che il lato ombroso della strada sia tutti i giorni e ovunque come il sabato pomeriggio in centro, il caldo l’inflazionato argomento del giorno (basta!), il ventilatore ondeggiante una posizione fissa, la pianta Santina un salice piangente e il ragionamento più ardito questo, l’evasione dall’altoforno che ho per casa e la rincorsa della brezza serafina (aria fina della sera) risultano quantomeno indispensabili. Tante parole per dirne due, insomma, più il punto esclamativo. Ricapitolando, le pendici del mese in fuga ospitano al Magnolia The Gossip e Scuola Furano (stasera), GoodMorningBoy (il 27), Marco Parente al Update: la data dei Perturbazione al Marianum è stata spostata al 7 luglio. Paura della “disertazione” da partita? qui il video di Animalia, il nuovo singolo. Update 2: Eccone un’altra. Causa semifinale dei Mondiali Italia-Germania il concerto gratuito degli Afterhours del 4 luglio all’Idroscalo di Milano sarà rinviato al 5 o 6 settembre. [Nel frattempo, gli urlatori tricolori lungo il Corso festeggiano la vittoria dell’Italia. Mi piace pensare che quello sventolio spiritato sia soprattutto per un’altra vittoria italiana, ma figuriamoci] distillato da china |
21:18 | commenti (18) 25/06/2006 Cat Power a Frequenze due giorni prima del mio compleanno? Il sito della Dna tace ancora, ma - oibò - in più parti si legge che quell’umbratile allusione raccolta tra le mura muschiate di Urbino abbia un qualche riscontro. Con gli occhi giganti, posso continuare a non crederci fino al sottopalco? distillato da china |
19:05 | commenti (4) 23/06/2006 Rido ultima E ho pure la fortuna, nelle sbadate sere mogie, di avere una cabarettista in famiglia. La quarta a partire da destra, quella con il calice di vino rosso - stesso sangue, è chiaro. A Zelig, ieri sera, ci ha fatto invecchiare di un lustro a furia di ridere e ridere. Ora ho due segni più pronunciati di qua e di là dalla bocca. Grazie zia!
22/06/2006 21/6/2006 Dati i preamboli della giornata (scomodo le piante grasse all’ora dell’abbeveraggio e loro, pur con le cautelari dita a pinza, mi pizzicano ossesse. Scivolo poco dopo sull’acqua caduta durante gli strattoni dolorosi. Cado dalla sedia alla notizia aprilina della reunion dei Nymphs. Prendo la scossa sui polpastrelli maneggiando una multipresa. Il phon si surriscalda prima di subito e mi costringe a lasciare i capelli in tempesta. Una volta sul marciapiede, lo stillicidio tempestivo dei gerani della vicina rincara la dose, il bancomat è fuori uso e la macchina beneamata ha visto bene di sgonfiarsi una gomma), non posso scommettere un ramino sulla serata alla cascina monluè, una sorta di festa di paese alle porte della città, con ai lati, a parte un pezzettino di tangenziale invisibile, un’abbazia, un campo e vecchi casolari di campagna. All’ingresso, l’odore festaiolo di frittelle e i ritmi latini di amparo sanchez ci danno il benvenuto, prima che le lucine con cui è inghirlandato il quadro erboso si mutino in pianeti di zanzare satelliti. Si sa. L’inevitabile viluppo sonoro ritoccava con scalpelli di danza i passi, ispirando comuni passioni al sapore di Vinicius De Moraes e João Gilberto. Amparo, a dispetto del nome con cui è solita presentarsi (Amparanoia!), è un fuoco d’artificio di donna. La mentore è la gloriosa Billie Holiday, il maestro il pluricitato Manu Chao. La canzone sbriciola-Manu? La minimale redemption song. Quella che ha mandato la folla in visibilio? Qualcosa che ha a che fare con Tijuana: tequila, sexo e marijuana. Si sa. Infine, mentre il ricordo rintocca insolente le tinte sgargianti della sera prima, scopro che tale animale da palco, suscitatrice d’allegria a raggiera (è un fatto), ha duettato persino con i Calexico in don’t leave me now. Una preghiera dolente, stavolta, come si conviene a chi con troppa verve s’intorta e poi s’immola. L’estate a Milano è cominciata così. distillato da china |
17:48 | commenti (5) 21/06/2006 Futùro Trascinata un po’ qua un po’ là dai soliti indugi, ho aperto una bottiglia di Monica di Sardegna per brindare al solstizio, scongelato il gratin della nonna e lasciato che il curry si sparpagliasse per casa. Avvinta, come il cavatappi al sughero, all’idea di trovare ristoro nel participio passato, qualche volta nel gerundio, ma, di certo, mai nel futuro, ho concluso che quella vocale accentata là in fondo, quasi fosse l’estremo rimando e il verbo lo sfondo, è la ragione di tutto. Voglio dire, come fa una parola tronca a dare l’idea del possibile? Una sdrucciola al suo posto metterebbe le mani avanti, una piana, che ne so, allargherebbe l’orizzonte prima di dire, ma una tronca? Con quell’accento sulla fine come posso darle credito. distillato da china |
01:20 | commenti (7) 19/06/2006 Rosso
[*Ché poi non mi ha mai aggradato l’espressione come la mettiamo. Cosa vuoi chiedermi, il punto di vista da cui guardare per compensazione? Cioè, mi domandi di manovrare la situazione affinché si rimanga entrambi fermi a fissare posizioni diverse dell’oggetto in questione?] distillato da china |
20:15 | commenti (8) Musica per insonni The Smiths - Asleep Elbow - Asleep in the back Aqualung - Good goodnight Song: Ohia - Goodnight lover Autolux - Asleep at the trigger The Perishers - Trouble sleeping Bill Ricchini - Like falling asleep Ed Harcourt - Asleep at the helm Julie Doiron - Tonight is no night Bishop Allen - Another wasted night The Arcade Fire - Asleep at the wheel Micah P Hinson - Yourself asleep again Son, Ambulance - If I should fall asleep Aidan Smith - Everytime I lean I fall asleep Billie The Vision & The Dancers - Nightmares distillato da china |
00:00 | commenti (8) 16/06/2006 Paura e delirio in Via Torino La virgola pranzo lungo Via Torino potrebbe portare alla forma triangolare del pericoloso sfornatino bisunto al solo sapore di burro fuso. Se si uniscono l’afa capposa di oggi e l’esegesi dello spopolamento dell’aggettivo malmostoso, è un attimo smottare in assurdi progetti estivi, indiscrezioni su Frequenze Disturbate (e va bene Afterhours, The Veils, Calla, We are scientists, Tunng, The Whitest Boy Alive, José González, Non voglio che Clara, ma non ditemi Cat Power che non ci credo), spulci ossessivi alla ricerca di eventucoli da retrovia e, soprattutto, nonsense più ardito. Il tutto, mescolato ai discorsi d’alta levatura che immaginano esimi professori in giacca e cravatta trascorrere le vacanze alla pensione Miramare, nel mezzo di un pediluvio a base di Lambrusco, può raggiungere con facilità l’aldilà della linea di Abraham. Per di più, ritornando al riot store di Via Mora dopo almeno un anno, ho riscoperto sentimenti d’espansione cosmica di fronte all’opera omnia della Minimum Fax, ai RaroVideo salatissimi del tipo neanche Jodorowsky si ricorda d’averlo fatto, ai vinili da occhio languido e spiralizzato. Due spicci nel borsellino e lo sbrodolamento di lamentose mani vuote, la fuga delle idee, il pensiero tangenziale, la difficoltà nell’architettura di frasi subordinate a favore di virgole e virgole di coordinate e, non da ultimi, i gomiti fluttuanti a colpire passanti con dolore, ma quante volte? Legatemi! distillato da china |
17:44 | commenti (4) 14/06/2006 Then glued me back together Gli anni Settanta. Che ne so in fondo io, nata alle pendici dell’ultimo anno, nel vuoto cittadino di un agosto fumante? Eppure a leggere qui si sente viva l’inerenza ad un’infanzia ottantina che, per esordire, un po’ come tutti gli inizi prima del via, non può strapparsi alle radici mai. Passa davanti una vita, magari scritta sulle tovagliette d’osteria o ricalcata dalle chiacchierate spesso persuase a stuzzicarla, poverina. Lo possono testimoniare la maglietta scolorita dal viola al lilla che da anni sente esclamare ce l’hai ancora, la canzone evasa da tempo dall’alcatraz del repeat che ritorna ammanettata, il primo cassetto grassoccio del comodino e tutte le parole lunghissime che non voglio finire. 13/06/2006 Un po’ da niente Si spalanca, all’Arco della Pace o lungo la strada che costeggia il Sempione, l’estate d’un botto. E brucia l’asfalto all’assalto di scarpe gommate e sandali bassi, i piedi per terra squagliati. Per strada nessuno, è strano, solo qualche fragore corale da goal assegnato o schivato d’un pelo, immaginando, l’odore del parco e, tra i bui, la sottile linea di luce lampiona. Esclamare a iosa che bello, tirar fuori ricordi dall’erba, scattare foto di teste mozze, tutte le altre mosse e sfuocate. Con l’infinito sembra per sempre, non importa chi a chi. distillato da china |
15:39 | commenti (7) 09/06/2006 No days, no dates Alla fine Joseph Costa non ce l’ha fatta a tornare in Italia, come aveva promesso speranzoso l’estate scorsa - sempre che io abbia capito fino in fondo la valenza del suo october e non è detta. Mi viene in mente proprio la sera in cui, toh, un concerto dei l’altra sarebbe stato perfetto. Con lindsay anderson, stavolta, e senza basi sotto una chitarra sola e sciolta. In mezzo ad un giardino, alle otto e mezza nove, leggeri soffi di vento sul cotone e le prime braccia imbrunite. Magari mani che scivolano e s’intrecciano disinvolte, il vino rosso barricato nei balon e chi se ne importa della birra fresca o del modo estivo di bere il Baileys. Alberi, tanti, e le solite cose che butto a matita. Mentre vagheggio la scena e i presenti, persino i pollici che turbinano nell’attesa, mi ricordo di quando mi avevano detto: lo sai che loro, prima di Music of a Sinking Occasion, stavano insieme? Non era gossip, quanto il segno tracciato agli increduli che possa nascere qualcosa pure in terra arsa o ancor più su, in alto, il fuoco va su, se ciò vuol dire tutti i dischi dei L’altra. E basta con le metafore e basta con le chiose, le rose e i fiori d’acacia. Mi mancano i L’altra e none at this time alla voce shows mi pizzicotta, stasera. Sto lì a mugugnare di u e di effe, quando, scava scava, scopro che l’altra metà dei L’altra, in un bisticcio di parole, ha in serbo un album tutto suo. Due assaggi sul miospazio, ché la camomilla scotta. distillato da china |
00:45 | commenti (9) 08/06/2006 Boh, così
07/06/2006 Solfa Sto sull’orlo franoso tra il lombo di una febbricola malandrina e il timore di non essere all’altezza del mio metro e settantacinque, ché qui s’inizia a fare sul serio dopo anni sui libri e chiacchiere e anni ancora a venire. Un appuntamento e una partita iva da aprire, la risacca di ricordi imberbi sul tavolaccio di una pizzeria, lo spavento di una passione indomita e la mia cretineria. Balla la gamba e si muove al ritmo la pianta Santina. Balla la gamba per non scapicollare via. Che botta! distillato da china |
11:28 | commenti (12) 06/06/2006 To read the future like some dreadful almanac Una luce fulminea mi fa levare di scatto la testa. Il fosco tira via il paglierino dalla cucina. Oltre la tenda, la pioggia. Stasera va bene, ci vuole, ci sta. Crea un’atmosfera da vecchio leggio e copertina, calzettoni a quadri sconnessi e pantofole scalzate - è proprio il caso di dirlo - dalla tirannia d’infradito sguaiate. Passo l’indice sul dorso dei libri infossati nella scansia. Mi fermo sul Tabucchi dei tempi, quelli fanatici di Pessoa. Eppure, non ricordo perché, Il filo dell’orizzonte non l’ho mai profanato. Ben piegate le pagine intonse non portano il segno della lettura. Nessuna sottolineatura, nessuna orecchia. Tanto non l’avrei comunque fatta, l’orecchia. Però, tra copertina e frontespizio, spunta un segnalibro, spia d’un proposito infranto. Compaiono a lato la faccia e il sito del tim hutton di Everything. Il nastro si riavvolge repentinamente al quindici marzo duemilauno. Costui, mai sentito nominare prima di allora, apriva il concerto dei Goldfrapp al Vox di Nonantola, per poi finire definitivamente nel dimenticatoio, o almeno nel mio. Un po’ ci era piaciuto, no? Ma non così tanto da evitare il pensiero racchiuso tra la copertina e il frontespizio di un libro scordato. Quella notte, ricordo, qualche balordo aveva scassinato la macchina. Mi ero accorta soltanto il giorno dopo, alla luce dei colli bolognesi, di quella serratura fuori uso. Fuori uso è oggi il sito dell’indirizzo sul dorso. Si è spalancata un’inquietante pagina bianca. Cucù. Seguendo il ragionamento del vediamo cosa succede, lo riascolto, leggo i testi delle canzoni e scopro che Tim Hutton aveva previsto ogni cosa: Tim Hutton - everything distillato da china |
23:02 | commenti (2) 05/06/2006 Una cosa Che le svolte epocali abbiano origine, a volte, da istanti striminziti in cui un attimo prima tutto deve ancora compiersi e un minuto dopo, senza se né allora, è fatta e non ci credi, è un sollievo. Ed io lo sento, al ventre, alle mani, un po’ anche alla gola, dottore. I pensieri non fanno rumore e invece. E invece ascolto una canzone. Mentre the rejection letter cantata da boy omega mi chiede cosa solletichi quel giro di chitarra, penso a un’unica cosa tuonando. Mi senti? Meno quattro S’avvicina a gran passo il mi ami, arricchito in extremis da un doppio reading notturno sulla collinetta zanzarosa del magnolia: venerdì si esibiscono, in uno spettacolo cucito per l’occasione, Matteo B. Bianchi, Marco Mancassola e Valerio Millefoglie; sabato, invece, il collettivo TotoZingaro ControMungo presenta in anteprima il nuovo lavoro in uscita per I Dischi Dell’Amico Immaginario. qui, nel frattempo, è possibile ascoltare un medley delle band previste. |
"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me"
(Dcfc) 02blog a day in the life analize apomorfina associazione di idee autorun banality bestiario blackhair blue blanket bolla brouhahaha daria das kleine chaos delay decay attack ele empty's room enofede enver fainberg flickrthief friends of mine garnant gecco icepick il postino indie imogene indiessolvenza inkiostro jeff buck l'ordine carmelitano la bellezza delle cose logantime lonox margopolis mazarine passengerseat polaroid smetto quando voglio subliminalpop tangerine toscanella tragedie greche whistlestopcafe *loading* |