distilleria

31/05/2006

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Negli avamposti, ma avamposti piccoli, non avanzati reparti di cianfrusaglie da svecchiare, hai sgommato su un disco porpora, di quelli con la copertina in tinta. Malefica estate che giungi brusca a bordo di un cd.

distillato da china | 12:16 | commenti (6)



29/05/2006

Tra serio e faceto

_Si è da poco concluso il milanese Festival Internazionale di Poesia alla Palazzina Liberty e subito nell’aria salmastra di Genova ne approda un altro: Evgenij Evtushenko, Linton Kwesi Johnson, Michael Ondaatje, Niyi Osundare, Mark Stewart con Hakim Bey, Patrizia Cavalli, Edoardo Sanguineti, Mourid Barghouti, Mila Haugova, Kazuko Shiraishi, Lut De Block, Hanna Kirsten, Taijin Tendo, Jean-Claude Villain, Jonathan Galassi, Mark Strand, Cornelius Eady, Predrag Matvejevic, David Magradze, Natalia Gelashvili, Carlos Oroza, eccetera eccetera. C’è da impazzire a spulciare il programma: la stanza della poesia; la notte bianca, quella del sedici giugno, impallidita in suo onore, di concerti, letture, visite, incontri e degustazioni poetiche-enogastronomiche; poesie vocali e consonanti; il Bloomsday votato a Joyce; il convegno dedicato alla ricostruzione poetica dell’universo e tanto altro.

_Ritorna domani sera, allungando le sue propaggini fino al venti luglio, quel miscuglio godurioso di musica e letteratura che è La biblioteca in giardino. Da segnalare il leggendario Elliott Murphy di Cold and acoustic ed i Viaggi verso la fine di Luca Ragagnin al fianco dei Petrol (quelli di Dan Solo, ex Marlene Kuntz). L’Autan al seguito è caldamente consigliato.

_Magari sono una delle poche ad aver ignorato fino ad ora 7 in condotta, magari l’alternanza di riso sfrenato e sbigottimento nasce dal fatto di non essere mai stata cacciata fuori dalla porta e, se anche scorta a farfugliare col mio vicino di banco, mai richiamata all’ordine. Sgridavano sempre i compagni d’angherie, quasi stessero parlando da soli, poveretti. Ad ogni modo, ecco alcune delle note disciplinari più esilaranti:

- La classe con cori popolari insulta il bidello Gigi che per vendetta li rincorre per il corridoio urlando e agitando (in maniera pericolosa) la scopa.

- Durante il cambio dell’ora l’alunno M.L.L. intrattiene la classe esibendosi in una personale interpretazione de “Il barbiere di Siviglia”; incurante del richiamo dell’insegnante si aggira tra i banchi fingendo di radere i suoi compagni e colpisce inavvertitamente la professoressa con un pugno sullo zigomo.

- R. entra in classe rotolando, seguito da F. che saltella su un piede solo e infine da T. con un paio di maracas in mano.

- Dopo l’ora di chimica in laboratorio, l’alunno C. passa dinnanzi alla cattedra e, simulando uno starnuto, fa fuoriuscire dal suo naso un pezzo di fegato di coniglio, precedentemente utilizzato per un esperimento, imbrattando il registro di classe. Si richiedono provvedimenti.

- Il Cristo del Crocifisso dell’aula scompare e lì vicino compaiono tanti passettini neri che si allontanano in direzione della porta. Non v’è rispetto per la religione, chiedo la sospensione della classe.

distillato da china | 23:53 | commenti (13)



28/05/2006

It better be by June

Gli ultimi giorni del mese non vi appartengono più ed oggi, anziché il ventotto di maggio, è a tutti gli effetti il meno quattro giugno. Il fenomeno si fa più evidente agli sgoccioli di agosto, quando le code in autostrada e gli ombrelloni in ritiro tratteggiano i numeri del calendario, mentre settembre ansioso, matita munito, annerisce gli spazi al suo arrivo. Giugno è più discreto. Arrossisce all’angolo vinaccia lontano tra gli alberi, ma all’annuvolarsi del cielo (senza verbo) un sole pieno. Un sole pieno presto.

Pinback - June

Talkdemonic - Junesong

Tschaikovsky - June from the seasons

Smashing Pumpkins - Bye June (unplugged)

distillato da china | 21:33 | commenti (5)



27/05/2006

Sono pronti gli stralci di Storytellers

Ma com’è possibile, di prima mattina, ritrovarmi in seconda fila, con la telecamera che stacca e mi attacca l’idea di essere fototragica? E perché tagliare le canzoni a favore di secondi di pubblico che gongola? Domande retoriche e staffilate all’autostima a parte, ho abituato l’occhio ai sottilissimi messaggi della comunicazione silenziosa. Se le linee invisibili dei gesti in progressione si potessero registrare, così da riportarle su tela, inviterebbero ugualmente allo spasmo, senza le parole?

distillato da china | 11:02 | commenti (6)



26/05/2006

Nulla nessuno in nessun luogo mai

Non c’è bisogno di dove, cosa o che. Fare niente. Non facciamo niente. Lì, in quel qualsiasi posto, com’è. Cosa sia la noia non so e se ritardi, di cose a cui pensare sai quante ne ho. Ma non ritardi e svuoti, i pensieri non fatti in attesa. Se non ritardi non ti aspetto, figurati se ti penso. Ti aspetto adesso, semmai, pensando a quando tarderai.

I Across the ocean*

II New resolution*

III We are mice*

IV The drinks we drank last night*

V Xanax°

VI Song beneath the song°

VII Leap year°

VIII Speak easy°

IX Holly jolly springmas^

*Azure Ray °Maria Taylor ^Maria Taylor, Alan Tanner, Conor Oberst (video sparsi e catturati).

distillato da china | 12:43 | commenti



24/05/2006

Monotematicità (II, III)

storytellersstorytellersstorytellersfeltrinellifeltrinelli

[Tour estivo: 1/7 Riccione, 2/7 Spello (Pg), 6/7 Genova, 7/7 Vicenza, 10/7 Torino, 11/7 Bergamo, 12/7 Sesto al Reghena (Pn), 18/7 Sordevolo (Bi), 20/7 Roma, 28/7 Taormina, 29/7 Palermo, 2/8 Foggia, 3/8 Corato (Ba), 4/8 Cavallino (Le), 11/8 Siracusa, 12/8 Agrigento, 1/9 Cagliari, 2/9 Alghero, 7/9 Pisa, 8/9 Pesaro, 9/9 Milano. A latere: grazie al munifico e compaesano Larry di wwwcarmen]

distillato da china | 21:51 | commenti (7)



23/05/2006

La ricorderemo per sempre (I)

Le sue parole lanciate al parterre, col sipario che scendeva. E la folla esausta, un po’ confusa e felice, a tentare accorata l’uscita. Nei miei pensieri stupiti - partiti da una ragazza che bloccava il deflusso sulla scalinata e a cui scherzosamente hanno urlato: bella, hai un Forum dietro di te - passava questo: così tanta gente era da un po’ che non la vedevo ad un concerto e il fatto che fosse - tutta quanta - lì per lei, mal collimava con la polaroid di una piccola Piazzetta a San Marino che, tra gli aficionados, i curiosi e i tedeschi paonazzi smossi dal cielo nemboso, raccoglieva non più di duecento persone. Ed è ovvio che, già sulla grande arteria che portava all’inizio della Milano-Genova, il grande bacherozzo metallico, il Forum, mi chiedeva che hai da guardarmi fisso? Qualche stilla di Refosco calmava il tu-tum, ma mica tanto, a pensarci bene. Al parcheggio ho iniziato a prendere coscienza di dove fossi e perché. Mi ha aiutato la schiera di furgoncini panini-la scia di carmensalamelle-hamburger-hotdog, la cui musica era in perfetto stile: Parole di burro. Sebbene fossero solo le sette, un serpentone umano attendeva all’ingresso, insieme ad un improbabile santone vestito di bianco con una croce al collo: con un euro salvi un bimbo. Due ore e mezzo dopo, lo spettacolo ha inizio. Prima che si sollevasse, il sipario ascendente aveva proiettata su di sé una luce buiorossa sulla quale tanti si sono intrattenuti con la creazione di ombre cinesi. Come previsto, i Lautari di Anima Antica hanno spostato Milano qualche parallelo più sotto. Ho ricordato, ripetutamente, quella casa a Santa Tecla, coi gechi, la lava sabbiata e il limoneto. E poi, a dilatare l’incanto, è arrivata lei con La bellezza delle cose, fedele alla scaletta dei passi precedenti. A chi si lamentava degli arrangiamenti smaccatamente acustici prima dell’epifania, non potevo non opporre la forza che trasmetteva Matilde odiava i gatti o Fino all’ultimo, là dove una jaguar distorta mai poteva giungere. Un autentico spettacolo, appassionato, lavorato di fino, a partire dalla pregevole scenografia. Vi si alternavano le gocce di Pioggia d’aprile, le parole di Sentivo l’odore, le rose de La dolce attesa, le foglie di Autunno dolciastro, in un deliquio di emozioni ineffabili. E adesso dovrei chiudere, senza citare la poesia di Peppino Impastato, il blob di Ghezzi, i corpi tracimanti calore, Blunotte e Quello che sento? Appunto.

distillato da china | 10:58 | commenti (11)



21/05/2006

1996-2006

E se mi dovessero chiedere il perché di una così imperitura passione, pur tra le burrasche che conducono a largo, i cambi stratificati negli anni, le sterzate di gusto e i rivolgimenti profondi, potrei forse dimenticare le parole affittate da una sconosciuta per il tema d’italiano e rese, prima di un concerto, con un ma lo sai, Carmen, che ho preso nove? Si arrivava sempre in largo anticipo per guadagnare le prime file, le foto ravvicinate, gli sguardi catturati con la coda, il naso e le orecchie dell’occhio, e mai restituiti. Cosa c’era? C’era la sosia che, senza alcuna ritrosia cresciuta, arrivava in bmw grigia, sempre sola e con in faccia l’intortamento dei fonici e l’intenzione di raggiungere il backstage; la lettera consegnata a San Marino e la popolarità del gesto nelle esclamazioni in rientro; le persone che ho a lungo ossessionato e che continuano a rivolgermi un pensiero - pavlovianamente parlando - alla sola pronuncia del nome, nonna inclusa; il pomeriggio d’attesa a Civitanova Alta e i bigliettini nei jeans per il ripasso dei limiti; il giardinetto vicino alla Piazza di Recanati, poco dopo la Maturità, le cui siepi riecheggiavano un Leopardi chino su sudate carte e le sorti di un dolce naufragio; i tre tizi di Rimini, conosciuti a Senigallia, rincontrati l’indomani ad Arezzo Wave e ospitati nella famigerata casa sull’Appennino. San Severino, la pasta col tonno alle quattro del mattino e Blunotte concessa all’ascolto via cellulare preistorico; Bologna e Modena, l’idea della doppietta nata alla festa del vino, il Parco Nord, il diluvio, le magliette inzuppate, quelle di ricambio acquistate allo stand di medici senza frontiere; Firenze, la birra calda in bicchieri di plastica, il frisbee che per un soffio non ci ha staccato la testa, ma siete sorelle? Il taxi alla stazione di Bologna con l’arancio dell’alba e un altro inatteso ma siete sorelle? Il pellegrinaggio a San Giovanni La Punta e la radio a tutto volume sulla statale che costeggiava Catania; le citazioni nei messaggi scoccati oltre l’una da un locale fumoso o da una macchina che tagliava la notte: un incontro rubato alle parole, se non poteva essere d’occhi. Orde di ricordi. Orde di ricordi essenziali possono bastare? Bastare al perché sto scalpitando ancora all’idea di domani al Forum, di martedì a Torino e di mercoledì, di nuovo?

[Uno dei ventotto/videointervista/a Urbino]

distillato da china | 17:43 | commenti (15)



18/05/2006

Sotto le torri di Kiefer

Siccome il bambino dell’appartamento a fianco stasera ha deciso d’imparare a suonare la clavietta (ma esiste ancora o è un flauto stridulo e tutto naso?) e la musica degli ultimi tempi ha arrostito le meningi dalle Marche alla Lombardia, mi sono messa ad ascoltare in streaming la radio di Pig magazine. Battendo il sentiero scosceso del nuovo ascolto temerario - l’unico, in mezzo a tutto questo folk, in grado di sovrastare i pianti convulsi di quel maltrattato strumento a fiato - sotto una fronda del sito luci algoritmichesono venuta a conoscenza del Mixed Media, evento milanese di cultura elettronica, new media art, architettura, sound e audiovideo. Ora, a scriverlo riesco, ma se mi arrischio a pronunciarlo di seguito, sdrucciolevole com’è l’intarsio di italiano e inglese, bofonchio a mo’ di maggiolino tra i fiori di lavanda. Rimango con l’indice a stuzzicare il mento al capitolo media art, intenditrice della materia quanto di un motore a scoppio. M’incuriosisco di fronte alla Parachute Moquette. E’ chiamata installazione fisico immersiva, una moquette paracadute che conduce, dicono, in un universo alla rovescia, dove, ribaltati gli schemi percettivi, il familiare diventa assurdo. Cioè? Ci sono anche le Interactive Shadows, luogo ameno dove le ombre vengono cancellate, trasformate e riproiettate. Manipolate nella dimensione e nel tempo, diventano scia surrealistica che stimola la meditazione. E le luci algoritmiche? Uffa, voglio capire!

distillato da china | 22:54 | commenti



16/05/2006

Un osservatorio sulla città

hundertwasser haus

Lo spirito di OsservaMi - il nuovo blog di… sì, d’accordo, diciamo Amandier, non apolitico e neutrale, ma schiettamente a sostegno del candidato a sindaco di Milano Bruno Ferrante - invita ad osare. Audacia di forme e colori, fantasia e asimmetria sono lo stile della Hundertwasser Haus viennese, linea estrosa che qui si pone come ingrediente base per impastare urbanistica, politica e società. Una piccola finestra attraverso cui sbirciare interviste, opinioni, spunti di riflessione e articoli che hanno come centro il punto del lago in cui è stato lanciato il sasso: Milano. E tutti i suoi cerchi irradianti.

distillato da china | 20:01 | commenti (3)



14/05/2006

And all this wa/ondering got you nothing

Mi chiedevo, perché l’odore dei tigli si sente solo di sera? E come ha fatto la lanugine dei pioppi a sospingersi fin dentro la metro? Ed è possibile che la risposta sia la stessa, per caso?

distillato da china | 14:24 | commenti (13)



12/05/2006

Lunga

[Ce l’ho fatta]

Inizia con una corsa senza cena al Rolling Stone e il respiro ansante, la lunga serata di ieri. Alle otto siedo già in prima fila a ricordare tutte le volte che l’avevo fatto, studiare in dettaglio le traiettorie degli astanti, sbirciare il titolo del libro che sta leggendo il mio vicino di posto, con uno sguardo obliquo che neanche il migliore investigatore privato. Alle otto e quarantotto mi prende un colpo. Esce Sam Beam con la sua lunga barba rossiccia. Cerco di distanziarmi dalla scena - così, tanto per prevenire l’infarto - facendo congetture sui motivi di un folto cespuglio in viso. Alle prime note vellutate di Sodom, South Georgia, il tentativo fallisce rovinosamente. I gomiti appoggiati alle scalettatransenne erano lì solo per una tripla illusione ottica, ché io mi sentivo una bolla di sapone appena staccata dal cerchio dentato. E poi, una dietro l’altra, Cinder and smoke, Woman King, Jezebel, Radio war (solo? - in scaletta). Cercavo di trattenerle tutte attraverso il metodo dei loci, fortunosamente scalzato in finale dalla scaletta cartacea agguantata da Kit. Niente Fever dream, niente Love and some verses a rosicchiare gli assoni, ma una viscerale Trapeze swinger, un cacciavite a stella, si può dire, con please, remember me e tutte le sue declinazioni. Iron & wine lascia il palco per poi ritornarvi insieme ai Calexico, dopo il vigoroso spazio dedicato a Salvador Duran, il tenore messicano che compare in He lays in the reins. Applausi fragorosi al suo cameo, uno spiraglio di costa sudamericana a base di Che Guevara e peperoncini. Rompe le pareti, anche la quarta, e spazia l’occhio, quello di bue proiettato sul terrazzo del locale, dove un trombettista invita a voltare lo sguardo. I Calexico. Questa crasi di California e Mexico ammalia sempre. Strepitoso l’aggettivo che solca le labbra. Di più di Arezzo Wave, di più del Soundlabs, fuori dalla dimensione festivaliera a tratti dispersiva, forse. Un crogiolo di colori e sapori dal mitico Hot Rail al novello Garden Ruin. Dal vivo All systems red è un fuoco d’artificio di quelli finali. Parte dal basso e s’irradia luminoso nel cielo sorprendendo le piccole scintille che l’hanno preceduto. Gli applausi li richiamano più volte. Torna Sam Beam, torna Salvador Duran, ma non è finita. Sullo scoccare delle tre ore, Joey Burns invita sul palco un amico. Spuntano il cappellino bianco e la fisarmonica di Vinicio Capossela. Delirio. Suonano un paio di canzoni, la prima intagliata di stralci à la Manu Chao, la seconda è Ovunque proteggi, ma a questo punto non ci raccapezzo più nulla. Ho l’effetto vertigine e l’ovatta nella Dura Madre. No, non è finita. Lei mi trascina all’inaugurazione glamour - o a quello che rimane - di una mostra fotografica dove, prima e dopo la veloce carrellata di ritratti, il gin lemon e le due mani di Ben Harper, mi presentano niente meno che Paola Maugeri. Se questa è Milano.

distillato da china | 12:17 | commenti (16)



11/05/2006

Tu-tum tu-tum

Tanti anni fa, qualcuno alla finestra ricordava: quando arrivava maggio e le lucciole punteggiavano la sera, mi venivano le palpitazioni e sentivo una stretta a questa altezza. Oh, me ne fossi mai dimenticata. Nulla da togliere ai talentuosi Calexico, apprezzati in più occasioni, ma lui, cioè, voglio dire, lui. Io non lo so se ce la faccio.

Iron & Wine - Upward over the mountain (live in San Francisco)

Iron & Wine - Sleeping diagonally (The Six Parts Seven)

Iron & Wine e Rosie Thomas - Red rover

distillato da china | 18:09 | commenti (7)



10/05/2006

Rete 180

Lo speciale su Rai Tre che parla di Rete 180 - la voce di chi sente le voci - è riproposto a randa in notturna. Avvistato in terza serata, alcuni mesi fa, in seguito all’imbeccata di un sms (Alda Merini sul tre!), è ricomparso ieri sera ad occhi sonnambuli e stralunati. Il nome dell’emittente è preso in prestito dalla famigerata Legge Basaglia, quella della chiusura dei manicomi, come si scioglie grossolanamente in giro. E’ l’iniziativa di un Centro Psicosociale di Mantova che, sulla falsariga di un progetto argentino, ha dato agli avventori l’occasione di cimentarsi in questa sorta di terapia al microfono. Sul sito si scovano interviste, pillole, poesie e ricette mirabolanti.

[Grazie a Roberto]

distillato da china | 15:57 | commenti (9)



09/05/2006

Sotto altre spoglie

josébear

Embee & José González - Send someone away

(video Quick/Win/YouTube e mp3)

distillato da china | 19:42 | commenti (4)


Totally broken - isn’t it?

E’ un cubo di Rubik composto dai pezzi di un puzzle, il museo degli amori infranti, un luogo virtuale dove, ribaltate le scatole di ricordi, stivare foto, e-mail e messaggi d’amore al passato remoto. Se neanche i metodi drastici di Eternal Sunshine of the Spotless Mind sono serviti al colpo di spugna, dubito che l’idea di due ex di Zagabria possa guarire la piaga. Anche solo la ricerca e il raduno di materiale da stipare metterebbero in crisi il benché minimo tentar non nuoce. Meglio i sistemi tradizionali, allora: virus provvidenziali, focherelli dolosi, cantine, solai, fondi di cassetti e armadi tarlati. Per di più, morbosamente, giocando a punzecchiare quei pezzi di puzzle, i sorrisi, i baci, le braccia tremule e strette, le stringhe scritte di tumefatta foggia - dopo un calcio, è chiaro - hanno versato sulla notte una tristezza dilagante. Macchè lago, che ammara. Anche senza una m.

[Via Fainberg]

distillato da china | 00:37 | commenti (12)



08/05/2006

Senza titolo

ademjosé gonzález

Ieri, sopra la città, si srotolava un cartoncino azzurro chiaro, neanche qualche striscia al righello tracciata dalla matita di un aereo, se si guardava a est. Sotto, invece, sotto queste foto sabbiate, se parlo del cielo, non è perché non le ho trovate. Non le ho proprio cercate, le parole.

[E’ tanto piacevole la musica all’orecchio che l’ascolta quanto gli spiace di sentir parlare di musica, Lichtenberg]

distillato da china | 14:00 | commenti (7)



07/05/2006

)                        (

non più simmetrici

pancia a pancia

gli abbracci che ci diamo

recisi i lacci

ci abbracciamo

col saluto

di una mano

distillato da china | 17:37 | commenti



03/05/2006

And to grasp this, I don’t know

Ancorché disabituata agli animosi riff di chitarra dei primi anni Novanta, da alcuni giorni porto a spasso l’ultimo album dei Pearl Jam. Per i marciapiedi di Milano, le colline di vitigni dell’Oltrepo pavese e le poche stanze di casa mia, nel dondolio di ballate classiche alla Come back o nell’immaginazione visiva di un’apertura colorata in Parachutes, o ancora, nell’energia a sei corde di tutto il disco, non riesco ad andare oltre l’arida idea per cui, rispetto a Riot Act, quest’ultimo lavoro altrochè se mi dice qualcosa, ma non so tradurre. Nelle decelerazioni di Life wasted ci sono le strade di fronte a due case fa, assolate di giugno, ma cosa vuol dire? Se ascolto Comatose, nel dopopranzo zeppo di Corso Vittorio Emanuele, mi viene voglia di fuggire di corsa, lontano lontano. E se, malauguratamente, subito dopo, lo shuffle propone Big wave, saltella in cuffia la strofa di una remota Tremor Christ: the smallest oceans still get big, big waves. Presto la foschia zuppa di tutte queste cose qua raccoglierà la guazza ed io gocciolerò.

[Concerti]

distillato da china | 14:34 | commenti (15)



02/05/2006

Via Volta della morte

Per quanto ne so, in Via Volta della morte un tempo ci abitava la nonna di un’amica. Si è scherzato un paio di volte attorno al nome, al buio illuminato da luci fioche sotto l’arcata a piccoli scalini, così, per finto scongiuro, senza dar peso alle parole divenute ormai consuete, come il proprio cognome, la strada per tornare a casa, Via dei morti e Via Giro dei debitori. Ho strabuzzato gli occhi, però, di fronte al nuovo libro di Aurelio Picca che porta il nome di quella via, un giallo psichedelico ambientato a Urbino, pare, e così è. Urbino è come il ritratto del suo duca Federico da Montefeltro, dice Picca. Si riferisce all’arcinoto ritratto eseguito da Piero della Francesca che, del volto del duca, sceglie il lato sinistro. Quello destro era stato sfregiato durante un torneo e, in quanto tale, andava opportunamente nascosto. Parimenti ambigua è la città: nel cuore di Urbino, gioiello della Rinascenza, c’è una via che si chiama Volta della morte. Questa via è l’icona della parte nascosta, chiusa, torbida, contraddittoria della città: una città che è vicina al mare ma che rimane invece asserragliata sulle sue montagne; una città che sembra sul confine emiliano ed invece è sprofondata nell’entroterra marchigiano; una città di un principe che tutti chiamavano mecenate, illuminato, e che era stato invece un ferocissimo soldato di ventura, che aveva fatto la grandezza di Urbino col sangue e con i tradimenti. E fin qui si muove una molle curiosità. Non c’è la Cesana di Umberto Piersanti o l’Appennino di Paolo Volponi, quadretti screziati di idillio e nostalgia, ma l’antro recondito dove si ammucchiano le più disperse paure, quelle che corrono oltre l’ovvio di una quieta cittadina di provincia, nate dentro la culla, se vogliamo, e poi sapientemente trafugate alla penombra. Sì, però, non ci allarghiamo. Leggere frasi in cui i Torricini diventano due sottilissime gambe di cubiste, in cui il caffè è una schifezza, è merda mischiata, in cui la Città Ideale è definita un nido di vipere riempito di sballo e perdizione morale, bella solo fuori, perché nella pancia è marcia, mi suscita fastidi, pruriti e risolini isterici oltremisura.

distillato da china | 11:09 | commenti (24)



01/05/2006

In un giorno come questo

Nell’attimo prima di piombare in un sonno profondissimo, c’è sempre una frase del film che il giorno dopo non ricordo in nessun modo. Eppure ritornando sulla scena, la scena che pressappoco la memoria approssima, lucidamente snido il momento che curva in crinale. E da quelle parole in poi si spalanca l’ombra. La maggior parte delle volte mica c’è un nastro da avvolgere o una freccetta che colga il viraggio, in un giorno come questoperò, si sa, c’è stata una frase. L’ultima, quella che, se non ha fatto la differenza per il suo significato, sicuramente ha significato la differenza. Oggi, ad esempio, c’era una canzone dei Non voglio che Clara sotto un cielo di chiare montate a neve. Al concerto, il 21 aprile, non l’avevo notata. Guardavo fisso il palco, ma chissà dove realmente si posava lo sguardo. In questa canzone, neppure la mia preferita, c’è una frase: aspettare fino a maggio e non avere poi il coraggio? No. Il senso è quello, ma la rima è rimandata. A parte maggio, voglio dire, erano le strie iridescenti che si stiravano sopra a ghermire l’istante. Tu vallo a spiegare.

distillato da china | 12:10 | commenti (3)


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
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