distilleria

31/03/2006

Dulcimer in fundo o, citando, le pippe che ascolti tu

C’è Simon Joyner che sembra cantare la stessa canzone sminuzzata da ore. Lunghe nenie lamentose che, se non fosse oggi, se non fosse ora, se non fossi io, chiarirebbero il senso dello sbadiglio coatto. Non è che ho dormito poco o che guarita ancora non sono. E’ la sua voce cavernosa, poetica e timbrica che a tratti scivola dalla nota adatta? O è colpa semmai di quegli incipit arpeggiati che punzecchiano le corde di una chitarra blasonata, forse la medesima in tutte, forse? Potrei spingere stop e farla finita, ma ormai le corde sbattono contro il cielo turchino e violoncello e mandolino, dulcimer e pianoforte cospirano contro la sera spiegata. Aspettano in coro, avviluppandomi ancora, incautamente l’imbrunire rossiccio, così che questo si arrangi agli sbocci dell’azalea ad una pacca della finestra abbrancata. Non si stacca e non c’è molto altro da dire. Come l’odore di gomma bruciata, un bacio sprecato e la tenacia spalmata del superattack.

Simon Joyner - Christine

Your eyes have changed

They stare obscenely free

They careen around the room

Out of breath and without colour

I wish I had the wire to yank your lover from his sleep

But I’m afraid he’s lying with another Christine.

Bright Eyes - Burn rubber (cover di Simon Joyner @ Morning becomes eclectic)

But if you turn the porch light out

And let the marble night withdraw

You can smoke a cigarette on the wooden steps

The mosquitos are not vampires

The moon is not your mother

Even if she is preparing for a total eclipse.

distillato da china | 17:47 | commenti (5)



30/03/2006

Take it away from this body

Brividi, fuochi d’artificio nelle ossa, odore di brodo e stelline.

Scout Niblett - Sweet heart fever

Iron & Wine - Fever dream

Azure Ray - Fever

distillato da china | 13:24 | commenti (4)



27/03/2006

Ineluttabilità in Via D’Azeglio

ineluttabilità

distillato da china | 14:38 | commenti (3)



23/03/2006

Telefilm festival

Un altro tassello al mosaico, quasi sempre a quest’ora, quasi sempre di mercoledì. Dopo aver pizzicato Crosses - una delle corolle più belle di Veneer - proprio nel picco del climax ascendente scopro che all’Apollo Spazio Cinema, tra il cinque e il sette maggio, si terrà la quarta edizione del Telefilm festival. Due più due uguale quattro, anzi no, cinque maggio, il giorno del fatidico concerto di José González. In tale occasione tutti i nostalgici melomani del mercoledì sera potranno sbirciare alcuni episodi della terza serie di The O.C., prima che le foglie in germoglio virino al giallo. Kelly Rowan, per gli amici Kirsten Cohen, dovrebbe presenziare all’evento.

[Un salto da Telefilm Cult per i dettagli]

distillato da china | 01:21 | commenti (6)



22/03/2006

Sherwood?

Il bello di questa città è anche ritrovarsi a mangiare col cucchiaino un jelly cocktail, rum, mela e panna, tra amache, gabbie per uccelli esotici, vecchie foto di trofei ittici e luci a lume. Di fronte all’ottimo blob verdolino i fumi dell’incenso si avviticchiano alle spezie indiane, preparando il terreno ad un intruglio invitante -ospitato all’interno di una scatola di legno e madreperla- al frutto della passione. L’inenarrabile estro degli abbeveraggi è nascosto dentro un menu sbalorditivo. Tra gli assaggi compaiono il carpaccio di squalo, l’alligatore e altre mille stranezze con tradizione documentata (scorpioncini? cavallette? ho letto bene?). I cocktail gelatinosi o liquidi sembrano ideati da una mente diabolica: pagliuzze d’oro, alambicchi spaiati per comporre il miscuglio desiderato, champagne solido al cucchiaio, perle e conchiglie in ammollo, barattolini di latta, assenzio purissimo a 68°, tanto per dirne alcuni. Un po’ boschetto dei segreti un po’ saccheggio coloniale è l’alchemica Foresta di Nottingham, se si passa per Viale Piave.

distillato da china | 13:46 | commenti (4)



21/03/2006

All the traffic lights blur into a bright bouquet

equinozioAnother spring, cantava Nina Simone, ma con questo cielo ardesia, oggi, mica tanto. Mi hanno portato via anche Alda Merini che, nata insieme alla primavera, festeggia gli anni ad Ortona a mare. Indelicata il ventuno è la pioggia e ossequiosa la babele rumorosa dei copertoni in viavai. Il pavè bagnato crepita al passaggio e arresta il passo della stagione in principio. Subissi di canzoni alla dea dei boccioli e altrettante interpretazioni e giramenti di testa, fiacchezza e mal d’ossa. Mi capitano in mano, stuzzicate dalla memoria stopposa, ruzzolanti melodie grigiointense. Foss’anche per la nappa di foschia che infiocca i cornicioni, gli equinozi in assenza sono tanti. E sono tanti.

Bright Eyes & Neva Dinova - Spring cleaning

Death Cab For Cutie & Fiver - Spring break broke

The Montgolfier Brothers - The first rumours of spring
distillato da china | 16:51 | commenti (8)



20/03/2006

Yo no sé qué será de mi

Con questa cefalea a grappolo, e non d’uva, l’unica canzone che riesco ad ascoltare senza sentire i campanacci nella testa e gagnolare è Vaca que cambia de querencia di Juana Molina, la comica argentina che un giorno s’è messa a cantare ninnenanne madreperlacee come questa, tra campanellini, sussurri e suoni di strada. Una panacea ahora, chissà domani.

distillato da china | 22:17 | commenti



17/03/2006

Finish your collapse and stay for breakfast

colazione

distillato da china | 16:07 | commenti (7)



16/03/2006

Undici maggio

Me l’immagino traslucido, con le montagne scorte dai piani alti e le maniche a tre quarti pronte a diventare corte. In città ci saranno tre concerti tali che, se non fossi già sicura della scelta, per una volta farei appello alla personalità multipla, come in quella barzelletta che non fa ridere a nessuno: un ex schizofrenico va al colloquio di controllo dallo psichiatra che gli chiede allora come va? Io bene, gli altri non so - mettendo a soqquadro, tra l’altro, il senso dato alle parole per cui schizofrenia uguale Dottor Jekyll e Mister Hyde. Sbagliato! Al Rolling Stone - ormai lo sanno tutti - sfarfallerà nell’aere l’irrinunciabile duetto Calexico e Iron & Wine, mentre al La Casa 139 farà ritorno (l’altra era la volta dell’aperitivo sonoro al Goganga) l’infornata al gusto Joyce di casa Saddle Creek. Infine, ad un surreale Tba compariranno i Black Heart Procession. Altro lapsus ribelle dei miei: ma dov’è il Tba a Milano? Il to be announced è un concetto che proprio non mi entra. E forse so il perché.

distillato da china | 19:18 | commenti (1)


Sometimes

Avevo trovato la canzone giusta, le allusioni strette e le rime adatte. Sapevo cosa sarebbe servito, il tipo di chitarra e il plettro thin, la pressione sui bassi e le aperture ad esse dei violini. Avevo meditato a lungo il modo, la carta e l’abbinamento del nastro, anche qualche arzigogolo leggero, come le cornicette tra un pensierino e l’altro. Fortuna che c’era Howie Beck, anche se mi veniva da dire Howe Gelb e mi sarei mangiata la lingua ogni volta. Una di queste è finita tra i molari provocando quel tipico sapore ferrigno. Contavo gli anni sulla mano destra, quella alle prese col cambio. Al semaforo ho raggiunto il numero, ma c’è voluta tutta la sinistra e ho sbandato. Una volta rinsavita ho rivalutato tutto: la canzone non sarebbe piaciuta, le allusioni non capite e le rime sbavate. Una ad una le ho buttate dal finestrino e tanti saluti.

distillato da china | 12:22 | commenti (2)



14/03/2006

Like a sum the mathematician cannot solve

_Colta a caccia d’ispirazione - se così si può dire - col retino per le farfalle, disperse le Muse di un tempo, mi hanno chiesto cosa aspetti d’incontrare, l’Infinito? Quella cosa oltre la siepe di leopardiana memoria?

_Per contrastare il ritorno della smania fumogena, mi sono comprata queste jungle jellies nella variante snakes. Senza aromi, né coloranti artificiali, sono infilzate di paprica, clorofilla e curcumina. Sul retro della confezione vantano l’originale ricetta australiana. Ricetta australiana?

_Ho vinto su Kronic un biglietto per il concerto di José González alla Salumeria della Musica. Questo vuol dire, seguendo la proporzione di un famigerato proverbio, che è facile intuire il seguito della frase?

_Ho sperimentato un lapsus di lettura che strabilia. Per un anno, la prima canzone di Tourist degli Athlete ai miei occhi è stata Changes. Solo oggi mi accorgo di quella c farlocca senza gambo: Chances. Che dici, sta cambiando il vento?

distillato da china | 21:20 | commenti (13)



13/03/2006

Un’idea di Stanislao Nievo

Li ho conosciuti quasi un anno fa e più ci penso più mi domando perché, così vicini, io non li abbia calcati già. Con consapevolezza, intendo dire. Tutti gli altri, qua e là lungo lo stivale, li ho ficcati tra i solerti propositi estivi.

distillato da china | 15:22 | commenti


Il sollievo della citazione

Ridurre l’immaginazione in schiavitù, fosse anche a costo di ciò che viene chiamato sommariamente felicità, è sottrarsi a quel tanto di giustizia suprema che possiamo trovare in fondo a noi stessi. Solo l’immaginazione mi rende consapevole di ciò che può essere e questo basta a togliersi un poco il terribile divieto. Ciò basta perché io mi abbandoni ad essa senza paura di essere tratto in inganno.

(A. Breton, Manifesto del surrealismo)

Socrate: Ma allora, in chi non sa, sono insite, per quanto concerne le stesse cose che si trova ad ignorare, opinioni vere sulle stesse cose che ignora?

Menone: Sembra!

Socrate: Tali opinioni sono emerse ora, sollevate in lui come in un sogno.

(Platone, Menone)

distillato da china | 14:24 | commenti (1)



12/03/2006

Sdegno

La vampa che avvampa altrove non accende, brucia.

distillato da china | 01:34 | commenti (2)



10/03/2006

Caruso

Da bambina andavo a dire in giro che il mio libro preferito era Prigionieri negli abissi di Italo Zaina. Se la memoria non sbaraglia, la storia si articolava attorno a quattro ragazzi vagabondi (non nel senso di sfaticati traslato dalla dirompente modernità. Costoro erano errabondi, sì, ma solo nel tempo libero) e curiosi a tal punto che un giorno, solleticati dai misteri dell’ipogeo più sommerso, ci rimasero sotto. Proprio sotto. Mesi e mesi d’immersione nel sottosuolo a sfuggire le alte maree, scoprire civiltà antiche e animali ignoti al mondo di superficie. Mi dilungo in inutili preamboli e apro troppe parentesi (eccone un’altra, ché qua faccio come mi pare), se questo prologo è solo per dire che da altri abissi, per ragioni sconosciute anche a chi lavora di fino, stasera è affiorato un lungo bagaglio impolverato, di musica e parole. Un nome: Francesco Nuti. Un altro: Clarissa Burt. Un film: Caruso Paskoski di padre polacco. Una canzone:

Giulia non lo sa

ma questo amore mio

asciuga ogni mia lacrima

sostiene la mia voce.

Se quei quattro mocciosi scansafatiche fossero rimasti intrappolati negli abissi per sempre, ora io starei meglio, ecco.

distillato da china | 01:36 | commenti (2)



09/03/2006

All those yesterdays

E’ un colpo di fulmine in quinto ginnasio, appena adagiato Vitalogy sullo stereo, a ridurmi in talpa. Poi è la via che batte a ritroso, come si conviene con ciò che abbaglia. Scopro gli amatissimi Ten e Versus, brasati dall’ascolto funesto, mattoncini di una colonna sonora al gusto di rivoluzioni copernicane, seduttori à la Kierkegaard, pietre pomici strofinate sui jeans al ritorno da Londra, con la lingua viola per un succo di frutta al mirtillo, le patatine aromatizzate al bacon e l’hamburger sputacchiante cetriolini. Ho comprato un libretto rosso a tredici sterline - tredici sterline di gioia - una maglia nera-e-mammola con scritto Alive e quel mostriciattolo schizzato che come logo non esiste più. Nel novantasei, a Milano, Eddie Vedder era un puntino, io ero seduta sugli spalti a martoriarmi le ginocchia, ma sarei morta felice lo stesso, senza colpi in canna. A Verona, nel duemila, erano già altri tempi. Superati i venti, quelli con la e aperta e quelli con la e chiusa, dei gorgoglii pivelli e tormentati, la maglietta Alive, drappo di guerra trivellato dagli anni, alla vita l’avevo legata. L’amore si è fermato sulle note di Binaural. Riot Act non mi ha mai marinato insieme alle olive di quella stagione. Domanda vana, sono cambiata io o sono loro? Se ascolto il nuovo singolo World wide suicide sul sito ufficiale, rispondo noi, e allora?

[Tuffo nel passato in compagnia di Hunger Strike degli allora imberbi o quasi Temple of the dog. Una notte dell’epoca sognai che Jeff Ament era mio padre]

distillato da china | 17:57 | commenti (2)


distillato da china | 00:01 | commenti (3)



08/03/2006

Gli adesivi della Stazione Centrale

E’ tutta colpa dei disservizi delle Ferrovie dello Stato, se durante l’attesa di un treno in ritardo, e di due ore piene, tra un’occhiata lanciata al tabellone e lo studio dei passanti, lo sguardo si posa su una parete infestata di adesivi. Oltre allo stupore nel notare tre facce note del natio borgo selvaggio, ho il raccapriccio di leggere e ricordare un indirizzo in particolare. Scopro poco più tardi di che si tratta, immersa in contraddittori sghignazzi agghiacciati. E’ il sito indegno di Joe Natta, un cantore di m***a. Proprio da lì, e non a caso, è possibile scaricare canzoni imbrattate. Altro che Parental Advisory, bisognerebbe fondare un fanclub dedicato alla povera nonna Rolanda.

distillato da china | 17:28 | commenti (1)


Apart

E’ rincasata, dopo i viaggi stagionali, l’idea di birra al tramonto, magari a piccoli sorsi nei giardini di Via Palestro. Vuol dire che è ora, via, ci siamo quasi. Per una volta, se ascolto Apart di Damien Jurado, insieme alla brezza imbrogliona delle cinque, coniugo verbi al futuro, e dove? In quelle sere ciabattose da terrazzo, con le braccia bronzee e flessuose unite in treccia alla notte. Invece di immaginare come sarebbe stato, mai cosa verrà, mi chiedo se il tempo non posso fermarlo, io ti conosco già? Concetti come alambicchi, picchi testardi sulla zucca a beccare, distratti da mescite, feste di primavera, miff, fotografie, sui manifesti della città.

distillato da china | 14:40 | commenti (12)



06/03/2006

Indici

Mi sta ribollendo il sangue, lo dicono le venuzze delle mani, turgide a creare ramificazioni sporgenti. Non sono i gomiti appoggiati al tavolino i mattoni del molo, ma l’onda scatenata da un volantino trovato stamane nella cassetta delle lettere, una sorta di cartolina che recita: I bambini rappresentano il nostro futuro. La psichiatria si sta assicurando che diciassette milioni di loro, in tutto il mondo, non ne abbiano uno. Perché, mi chiedo. La risposta la trovo sul retro: se un bambino è distratto o si agita troppo, oggi può essere etichettato come malato di mente. Questo senza alcuna prova biologica. Grazie ad una decisione di alcuni psichiatri. A diciassette milioni di bambini nel mondo sono stati diagnosticati disturbi mentali. Sei a conoscenza di abusi da parte di uno psichiatra o psicologo? Se sì, invia la cartolina e verrai contattato.

A parte la forma evidentemente zoppicante, è il contenuto tagliente e generalizzante ad offendermi profondamente. Mi concentro in particolar modo sugli indici che puntano termini oceanici quali Psichiatria. La Psichiatria si sta assicurando che? E la confusione di aggiungere sul finale un’altra professione non incriminata prima, ma che, in coda al medico specializzato e quasi confondendosi con lui, è imputata poi e alla stessa stregua. Per non parlare del ruolo accordato alla cosiddetta prova biologica (se non c’è una lesione cerebrale o manca un neurotrasmettirore in presenza di disagio, vuol dire che il disagio è un artefatto?) e del portone che il senso presupposto dato al malato di mente spalanca dinnanzi agli occhi. Ma quali etichette? E quale assenza di prove biologiche (non) andrebbe a contraddirle? Se si parla di sbagli clamorosi o di abusi perpetrati da alcuni professionisti non degni di questo nome, capisco. Di psicofarmaci prescritti con leggerezza o mancata cognizione di causa, capisco. Di superficialità nel costringere la complessità di una persona nei lacci stretti di un apice sintomatico, capisco. Di segnalazioni di abusi da inviare ad un Comitato per la tutela dei diritti umani, capisco. Dell’utilità della sua esistenza, capisco. Non capisco la generalizzazione, la fermezza, il significato in cui vogliono obbligare il sostantivo disturbo e l’aggettivo mentale. Mi chiedo se non abbiano loro, gli accusatori, tabù o distorsioni riguardo all’argomento, ché disturbo mentale non vuol dire follia, ché follia non vuol dire perversione, ché perversione non vuol dire immoralità, depravazione e dagli, dagli all’untore. Pesiamo le parole, distinguiamo le professioni: psicologo, psichiatra, psicoterapeuta, psicoanalista non sono la stessa cosa. Ci sono percorsi di studio, metodi e approcci completamente diversi e a volte agli antipodi. Fatevelo dire da chi lavora in quest’ambito e con tutte le figure professionali suddette, da chi, per lavorarci, sono otto anni che studia e sta studiando ancora, da chi è in analisi a sua volta per essere un giorno davvero d’aiuto, da chi ha visto le più atroci sofferenze sollevarsi pian piano dal pianto al sorriso. Il resto sono errori punibili di altrettanti umani con nome e cognome, iscritti a un albo adibito al controllo e all’interdizione eventuale. Giù gli indici da tutti gli altri.

distillato da china | 15:04 | commenti (2)



04/03/2006

Sonoramente un’assenza

Massimo Del Bene è un medico pesarese. Massimo Della Pena è un giudice, ma spero non esista davvero. Ieri, in libreria, mi sono imbattuta in un singolare manualetto, il cui titolo era Come scegliere il vostro psicanalista. L’autore, uno psicoterapeuta, risponde al nome di Salvatore Dell’Io. E allora mi è venuta in mente una frase di Elias Canetti: Con i nomi non ho ancora cominciato: dei nomi non so niente. Li ho vissuti, ecco tutto. Se davvero sapessi che cos’è un nome, non sarei in balìa del mio. Di associazione in associazione, ho ricordato un egregio professore universitario (ma anche psicoterapeuta, pedagogista, architetto, diplomato al Conservatorio e alla Civica Scuola di Arte Drammatica del Piccolo Teatro di Milano), autore di un libro interamente dedicato alle evocazioni suscitate dal proprio nome. Si chiama Loredano e scrive: Il mio nome - senza di me - è la mia comparsa, qualche cosa che sta al mio posto somigliandomi, qualcosa che segna sonoramente un’assenza. Siamo nel nome il nostro non esserci, per essere chiamati ad essere.

distillato da china | 16:14 | commenti (3)



02/03/2006

Heal, it takes time

(poi basta)

Ce la metto tutta per scansare l’uggiosa polla passatista, anche quando, in una stagione come questa, sbocciano acerbi tentativi di svernamento: le sei di sera riconsegnano le chiavi al pomeriggio, le mani possono svolazzare fuori dal cappotto e i Caffè con le verande all’aperto spengono le stufe a forma di fungo. Le vetrine non fanno testo, ché dopo l’epifania è solo cotone cento per cento e, a dirla tutta, certe nuance di profumo, di quelle che non riesco a descrivere se non con i come se, non insinuano il dubbio su ciò che mancherà: un’estate all’estate. L’olfatto non ha direzione. La vista e l’udito seguono una fonte, l’odore invece si espande, si diffonde, a tal punto da non sapere da dove giunge. E’ pervasione tonda. In questi cambi leggerissimi, sottobosco di percezioni che ha solo perifrasi, come faccio se il puerile vizio televisivo del mercoledì sera mi ripropina a tradimento Legendary di Lou Barlow?

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01/03/2006

A proposito di Twin Peaks

Tuffandomi di nuovo in quegli anni di cupa suspense, tra logge nere, boschi, sacchi di plastica, Bob, Nano che parla al contrario e alfabeti sotto le unghie, il tutto condito con le musiche cineree di Angelo Badalamenti, mi sono imbattuta in articoli e programmi tv originali (la prima serata iniziava ancora alle venti e trenta); ma soprattutto, gira gira, ho scoperto l’esistenza del Twin Peaks Fan Festival. Ogni estate, nei dintorni di North Bend e Snoqualmie, cittadine di montagna a nord-ovest dello stato di Washington e al confine con il Canada - teatro delle riprese esterne dell’immaginaria Twin Peaks - si svolge un’esimia festicciola celebrativa in onore del genio di David Lynch. Nel programma compaiono visite guidate presso i luoghi di culto della serie, picnic a base di torta di ciliegie, maratone cinefile e incontri con gli attori. Ed ora, prima di rimboccare le coperte, la mia buonanotte.

distillato da china | 00:01 | commenti (14)


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
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