distilleria

28/02/2006

I am 8 years old. Some of my little friends say there is no Santa Claus. Papa says, If you see it in The Sun, it’s so. Please tell me the truth, is there a Santa Claus?* (Virginia O’Hanlon)

Qualche giorno fa, a detta di Musicalnews, ha fatto capolino all’Atomic Bar Amanda Palmer, la metà femminile dei Dresden Dolls. Echi di Twin Peaks nel cognome a parte, in questo mite pomeriggio turchino ricalco le passeggiate fumose dell’anno scorso fino alla biblioteca. Primo ascolto titubante tra le cuffie della Fnac, concerto epico al Transilvania, chiacchierata esegetica tra Acqualagna e Fermignano e fu subito repeat. Potrei follemente abbinare alle vie e alle svolte le strofe e il ritornello. Arrivavo più o meno all’altezza della cartoleria qua dietro, se spingevo play lungo le scale di casa, e proprio quando Amanda scongiurava don’t call me if you get another girl baby, just call me if you get another car, ché le prendeva un colpo ad ogni Cherokee incrociata. Non lo sappiamo se l’ispirazione le sia fioccata da una Boston beffarda invasa di jeep o se invece siano state paura e voglia insieme a moltiplicare gli abbagli. Fatto sta che the number of them is insane, every exit’s an ex-boyfriend memory lane, every major street’s a minor heart attack, I see a red jeep and I want to paint it black. In quel periodo maggiolino, tra atmosfere da miraggio estivo e parole viarie, era adatta a cadenzare i passi, allo stesso modo in cui First orgasm del nuovo Yes, Virginia*, in uscita ad aprile, eccetera eccetera. In Me & the minibar, invece, si nasconde sotto l’anta del frigo un tragicomico lamento brillo e il compianto amore fuggito con lo spazzolino. Chissà se al Flippaut, brandendo una birra ghiacciata, sarà la stessa cosa.

distillato da china | 17:08 | commenti (8)


poetry in japanSemina

Una ragazza tedesca ha sparpagliato novantanove poesie proprie in luoghi ameni del Giappone. Non lo so se sia stata pagata o meno per tale lodevole propaganda. Ad ogni modo, scorrendo le sue foto bislacche, ho pensato che l’apostolo poetico fosse da annoverare tra i lavori più mirabili e curiosi, insieme all’assaggiatore del Gambero Rosso e all’esploratore degli spazi smarriti di mondo.

distillato da china | 01:30 | commenti (2)



27/02/2006

janet frameHush-hush-hush

Nella gazzarra serale, mi ritorna in mente lei. Se ci penso vedo il verde e il rosso, un compromesso tra la prospera terra e i suoi riccioli fulvi. Dell’eventualità del daltonismo, me ne sarei accorta allora, quando l’ho conosciuta, altrochè a scuola guida di fronte ai semafori accesi. Voglio andare in Nuova Zelanda, voglio raccontare la storia di Janet Frame. L’ha già fatto Jane Campion in Un angelo alla mia tavola, trittico filmico tratto dall’autobiografia: un piacevole mattoncino Einaudi. E ci credo che è paginoso. Fino a due anni fa, era una delle più grandi scrittrici neozelandesi viventi, con quel munifico inglese proprio dei romanzieri delle ex colonie britanniche. Cantastorie appassionata e fantasiosa, passava più tempo con Rilke, Coleridge, Shakespeare e il signor Griffiths (il suo topolino immaginario), che con la gente comune. In Dentro il muro, un po’ come ha fatto Alda Merini ne L’altra metà. Diario di una diversa, ha riversato i lerciumi del manicomio. Rinchiusa per anni con una diagnosi errata di schizofrenia - schizzomania semmai, come motteggiava - vergava spassionata i secoli bui tra i venti e i trent’anni. Fu un premio letterario a salvarla dall’indecenza. L’Hubert Church vinto per La laguna ha frenato il bisturi della lobotomia. Paluverston North, è lì che andrò prima o poi, e come Mina Minim, la giovane Formica di Casa, anch’io seguirò i consigli della Grande Regina: Dovete uscire, piccole formiche, e vedere e annusare e provare e toccare da sole, e allora saprete.

distillato da china | 23:42 | commenti



26/02/2006

Promemoria

(non si esce vivi dal 2006 #2)

27/2 Calla - Transilvania

2/3   The Magic Numbers - Magazzini Generali

2/3   Northpole - La Casa 139

9/3   Paolo Benvegnù - Magnolia

10/3 Julie’s Haircut - Jail

16/3 Bell Orchestre - La Casa 139

23/3 Lo.mo - La Casa 139

30/3 Afterhours - Alcatraz

31/3 Matt Elliott + Manyfingers - Jail

6/4   Adam Green - Rainbow

11/4 Vinicio Capossela - Teatro Smeraldo

20/4 Mogwai - Rolling Stone

21/4 Non voglio che Clara - La Casa 139

24/4 Isobel Campbell - Rainbow

25/4 The Organ - Rainbow

27/4 Architecture in Helsenki - Transilvania

28/4 Marco Parente - Jail

5/5   XXL (Larsen + Xiu Xiu) - Jail

5/5   José González - La Salumeria della musica (!)

11/5 Calexico + Iron & Wine - Rolling Stone

13/5 Arctic Monkeys - Rolling Stone

24/5 Belle and Sebastian - Rolling Stone

31/5 Yeah Yeah Yeahs - Rolling Stone

distillato da china | 17:02 | commenti (16)



25/02/2006

The Atlantic was born today

Mi rimane Trasatlanticism e il mantra I need you so much closer che non dedicherò. Una canzone che, senza volerlo, strappa le immagini per me. Il dondolio uniforme di una pagliuzza al vento, quello tiepido dei Clap your hands say yeah. Il piglio cristallino di Laura Veirs, inclinato verso la sua mano destra. Le gambe accovacciate. Lo sguardo all’insù. Lo spazio lasciato ai cappotti. Le caverne del cuore. Il soffio che le sbriciola via. Il sapore zuccherino del martini. Il limone ubriaco in fondo al bicchiere. Le dita appiccicose. I sorrisi lanciati altrove. Gli occhi che guardano giù. Il passo rigido lungo le scale. Qualcosa che fa rima con fine. La fine.

The rhythm of my footsteps crossing flood lands to your door

have been silenced forever more

the distance is quite simply much too far for me to row

it seems farther than ever before.

distillato da china | 23:41 | commenti (2)



19/02/2006

Ciliegie lontane

Ho una curiosità che m’attanaglia da un’ora e una domanda che come allora s’interroga su che fine abbiano fatto Francesca Lago ed Enrico Sognato. Io sognatrice ho costruito te, non saprei, non saprei descrivere i tuoi occhi, perché non esisti, sei quel sogno che non ho vissuto mai, cantava Francesca in Piazza Duca Federico, ma mi rivolgo ad Enrico: ti ho sognato? Ricerco notizie dell’uno e dell’altra. Il sito ufficiale del primo è una pagina impossibile da visualizzare e la Universal dice risultati per Enrico Sognato zero. Fioccano interviste impagliate nel duemila in occasione dell’exploit di Ed io ci penso ancora. Anch’io. Ma vai ancora in giro con il registratore a catturare i suoni o le frasi dei tassisti o le voci di quei dialoghi che si pensano insignificanti? Pensi ugualmente che i gatti siano come i cartoni animati: non muoiono, cambiano solo il vestito? Ti hanno poi preso all’Alitalia o alla Croce Rossa? E ti sei laureato in Giurisprudenza? L’ultima traccia della tua presenza la pesco nel duemiladue. In Clonazioni - Tutti pazzi per Rettore cantavi Il ponte dei sospiri. Dell’estate del duemila ricordo un pomeriggio abbagliato sotto le frescure di S. Maria delle Selve, sulla Cesana. Lì, poco dopo la fanciullezza, ai compleanni di Livio, si facevano le cacce al tesoro più sibilline della storia. Insomma, un pomeriggio, sotto le frasche degli alberi a contorno, con la chitarra abbiamo suonato quella canzone sulle ciliegie lontane. Ciliegie lontane come il ricordo di un’estate, passata a camminare per ore ed ore in riva al mare, ti dicevo ti amerò per sempre ma tu mangiavi le ciliegie. Non mi ricordo le strofe esatte a seguire, soltanto che lei gli consigliava di mollare gli avverbi di tempo arditi, di concentrarsi su queste ciliegie che sono belle che sono buone perché sono poche, amiamoci dunque per quest’estate e poi vedremo. Ciliegia dolcissima il mio cuore non ce la fa, coi granelli di sabbia mi riempivi il letto la notte però, però il concetto era che avrebbe preferito di gran lunga ritrovare quelle lenzuola sabbiose, invece di arrovellarsi coi senza nel torrido girarrosto di città. Su Francesca le notizie si fanno ancora più rare: titoli d’interviste che rimandano a pagine scadute, collaborazioni col gruppo genovese Finisterre, forum di nostalgici che ne citano i versi, curriculum della grafica che si occupò della copertina. Poi d’un tratto i due termini si staccano. Il primo afferra altri cognomi, il secondo si posa sui cristalli di un lago ghiacciato.

distillato da china | 13:49 | commenti (9)



18/02/2006

I make days from the hours

Ho in testa mille gingilli, stasera, non li ho contati tutti, però. In every sunflower dei Bell X1, origliata l’altro giorno alla tv, che imita il battito, la leggenda Amore e Psiche di Apuleio, con la ricchezza allegorica del caso, la statua del Canova vista al Louvre tanti anni fa, un’idea censurabile, voglio dire, l’aggettivo opalino che, come un camaleonte estroso, rimanda all’azzurrognolo, al grigio perla e al lattescente, e una scorta di trepidazione cocente. Ma la fetta più grande è dedicata a tutti quei messaggi a quegli sguardi a quegli squilli a quelle frasi che dicono coraggio, Manu*la, farai scintille. Ed io che rispondo grazie, grazie mille e con la rima baciata bacio tutti, anche chi mi ha ricordato, come se niente fosse, che due anni fa mi sono laureata con le puma rosse.

[a riprova dello scalpitio, per una w in più finisco qui]

distillato da china | 00:52 | commenti (7)



17/02/2006

The end and the beginning

(...)

Un crepitio sotto lo sterno

and how long will this go

until it changes

how long before you know

that I love you

and how long til it goes

and turns to nothing

in questo preciso momento.

distillato da china | 13:31 | commenti (1)



15/02/2006

Five silly clowns, jumping all around

Non ne so nulla di pagliacci e giocoleria, racconti curiosi di un’amica apprendista a parte. Mi ricordo soltanto che quando andavo al circo, da piccola, i clown m’inquietavano più delle tigri libere e dei domatori truccati. M’intristivano le loro sciagure replicate, per lo stesso motivo per cui non mi ha mai fatto ridere un capitombolo o la classica scivolata da buccia di banana. Da qualche parte dovrebbe esserci ancora la foto che mi ritrae, con sguardo rigonfio, abbracciata a un leoncino. Gli occhi a spirale si assottigliavano a notare, dietro le quinte dei palchi circensi, il modo di bere e mangiare degli elefanti. Non riuscivo a capire come facessero ad utilizzare quell’attrezzo tentacolare dal nome astruso: la proboscide. Arduo persino per la pronuncia, ché a quell’età avevo la elle al posto della erre. Questo per dire che a marzo c’è il Milano Clown Festival. Vorrei dare all’amica suddetta, quando il vacuum post-lauream le si spalancherà addosso, un pretesto valido per venirmi a trovare agli inizi di marzo, con le sue palline iridescenti al seguito.

distillato da china | 02:00 | commenti (17)



14/02/2006

Testa mia che distilli il cuore

Tutto iniziò nel provvido novantasette, l’anno in cui, senza sapere chi fosse e perché, avevo comprato una musicassetta di Cristina Donà. Un’altra cassetta, questa volta registrata, all’uscita di scuola scivolava preziosa nelle tasche del cappotto. Eppur non basta era scritto a mano sul bordo stretto e lungo, ma a farla girare come il cubo di Rubik apparivano l’occhio gigante della copertina, Oio duettato e quel nome dato alla collana del C.P.I. che mi piaceva tanto. Col senno di poi, ne sono piene le fosse, le tasche non sarebbero bastate al cappotto per i ricordi degli anni a venire. Nel mio immaginario sono foderati insieme, Marco e Cristina. Mai appesi all’armadio a fine marco parente @ la casa 139stagione. Al La Casa, ieri sera, ne ho avuto conferma una volta ancora, quando, nell’attesa curiosa, una Goccia lieve si era messa a bagnare i tavolini. Ma agli albori di Frequenze Disturbate c’era già stata la mano del Cortile Raffaello, il blunero e il viola dell’estate di notte a saldare l’abbraccio. Con la mascherina indossata per non farsi abbagliare dalle scintille e un’anima malata di fil di ferro.

L’anno dopo era la volta di Testa Dì cuore.

E dove sono tutti questi luoghi che devo ancora vedere

e dove le persone che devo ancora visitare

e dove è la notte in cui sogno di credere

che una sola rosa dura mi possa bastare.

La nitidezza e la poesia di Trasparente, la cura diligente nel ricopiare i testi per la confezione regalo di un nastro e due bobine e tutte quelle volte che, sotto i portici di Bologna o nel solito locale milanese, l’ho incrociato per caso. Il concerto di Marco Parente, con qualche comparsa di GoodMorningBoy e del fido Agnelli, seppur nella novità dell’altro capitolo di Neve Ridens, in uscita il ventiquattro, è stato anche questo. Un rovistare di lustri spavaldo. E, come sempre, molto di più.

distillato da china | 16:00 | commenti (3)



11/02/2006

Olimpiadi

Sveglia puntata alle 7.50. Treno in partenza da Milano Centrale ore 9.10. Prenotazione. La sveglia non suona. L’ho spenta sognando o non lo so cos’è successo. Apro gli occhi alle 8.33. Prima socchiusi, poi sbarrati che neanche il terrore. Tutto pronto. La moca è caricata sul fornello. Raffreddore, raucedine, tosse. Tre movimenti convulsi del capo. Mentre rastrello il bagaglio, viene su il caffè. Lo ingollo e trafelata mi fiondo, soffocata dalla foga, dalla borsa che schianta, in strada stravolta. 9 meno 5. Due luci rosse sfumano in lontananza. Traduzione: la metro è appena passata, mannaggia. Tre minuti e mezzo per la prossima. Tre minuti e mezzo che è fatta, lo perdo, lo perdo, lo perdo. Arriva che è infilzata di gente. Dove imbuco valigione, pc e borsa? Vado alla carrozza successiva. Trovo un piccolo antro dove comincio a giocare a tetris con il bagaglio. Occhiali da sole inforcati per non spaventare gli astanti. Arrivo in Centrale alle 9 e 9. Principio d’infarto durante il trasbordo. Investo una signora, passo le rotelle della valigia sopra le scarpe laccate di un’altra. Accidenti. Accidenti. L’orario lampeggia. Non ce la faccio. Non ce la faccio. Timbro i due biglietti, cacchio c’è anche quello della prenotazione. La signorina capotreno sventola il fazzoletto in coda. Fischio. Al rallentatore. Zoom sulle piroette del braccio libero, poi sulla bocca spalancata. Posso salire? Sì, ma si sbrighi. Prima carrozza. Enfisema, fiatone, cardiopalmo. Sbircio il numero della mia. Decima. Decima? Dieci carrozze di trapasso: le seconde, la prima classe, il vagone ristorante, poi di nuovo le seconde. Riesco a sedermi poco prima di Lodi. Il respiro si regolarizza a Piacenza. Continuano a mantenersi lungo lo stivale le guance amaranto, i capelli cotonati e una galoppante fierezza tedofora.

distillato da china | 11:05 | commenti (4)



09/02/2006

Eh?

Cosa cosa? Sogno o son desta? Tra le cianfrusaglie della posta, trovo la newsletter di un certo Label italian style magazine che annuncia il 5th anniversary party:

Friday February, 17

at 7pm, Villa Eridano, Corso Moncalieri, Torino

Martha Wainwright - solo acoustic show

AGF/Delay - live set

Vado a piagnucolare sul divano.

distillato da china | 01:21 | commenti (13)



08/02/2006

The only thing we share

Cosa me ne faccio di tutti questi ammennicoli ordinati di coscienza, se basta la voce di Paul Noonan a scompigliare tutto? Inatteso e stuporoso - no, mi è proprio preso un colpo - è uscito dalla tv mentre, al di là del muretto, stavo sfogliando il secondo ciocorì della sera. Se ci fosse stato qualcuno per casa l’avrei preso ad abbracci. Di nuovo la metafora di Eva e della mela per dire quanto ne vuole ancora. Caro mio, canti una canzone melassa, di quelle che ti perdonano solo se hai gli occhi baluginanti e concedi l’ascolto a chi ne ha a sua volta. Altrimenti non ci arriva neanche alle dita smargiasse. Non te la porti in tasca, nel caso ti venisse voglia. La lasci nascosta tra le fratte del porta-cd, in attesa di una coppia collosa di dita. La prossima volta, ti prego, avvisa.

distillato da china | 23:59 | commenti (2)



07/02/2006

Broken social day (cit.)

leilover's spit

45 giri

distillato da china | 11:18 | commenti (11)



05/02/2006

Un cœur si mal accroché

Se sapessi più di due parole francesi messe di sghimbescio tra lingua e palato, capirei fino in fondo cosa canta Camille in Pour que l’amour me quitte, senza infastidire il Collins tascabile con un frullio febbrile di pagine, senza canticchiare il ritornello tarlante quasi fossi il pupazzo di un ventriloquo. Oltretutto con uno strofinaccio in bocca.

distillato da china | 20:45 | commenti (4)



04/02/2006

Yoghi e Booboo

Di palo in frasca. Come quei programmi pomeridiani che passano dal delitto più efferato al locale glamour del momento, con clausole crude* che infilano un decisamente tra cambiamo e argomento, e l’aria seriosa s’irradia di colpo. Amo il sushi. Avendolo sperimentato ghiottamente alcuni giorni fa, al mio solito non ho potuto scampare* al pensiero della pittoresca prima volta. Ebbene. Se mai le mie due lettrici saltuarie, nonché commensali di allora, non se la ricordassero, le inviterei di nuovo al viaggio. Siete pronte? Ho trovato il sito di Yoghi e Booboo, il ristorante catanese che tante estati fa ci ha aperto le porte dell’adorato pesce puzzone. Insomma, volevo solo fare pubblicità a questo posto, musichetta introduttiva a parte.

*non era voluto, il rimando. Ma, si sa, nessuna parola nasce a caso.

distillato da china | 14:22 | commenti (8)



03/02/2006

Thank you so much

Definizione di Frotteurismo tratta dal DSM IV TR (criteri diagnostici): fantasie, impulsi sessuali o comportamenti ricorrenti e intensamente eccitanti sessualmente, che comportano il toccare e lo strofinarsi contro una persona non consenziente.

D’accordo, è un disturbo psichico, ma è la terza volta che assisto a questo scempio e zitta non ci sto. Tram, Milano, ora di punta. Una ragazza altissima, forse una modella, in piedi, si aggrappa alla maniglia penzolante dell’autobus. Un tizio le sosta accanto con la mano morta. All’inizio non ci penso, all’inizio impera l’incredulità. Il tram è affollato. Non lo farà apposta. Ma la realtà prende il sopravvento. La ragazza cerca di scansarsi come può. A cosa starà pensando, mentre ricaccia gli insulti giù per lo stomaco, mentre soffoca i singulti trattenendo il respiro? Silenzio. L’uomo si ritrae si riavvicina, si ritrae e si riavvicina. Fa finta di guardare fuori, sarà questa la mia fermata? Fermate non ne hai. Non ti fermi mai. Continui a fare oscillare quella manaccia come un pendolo malato. La ragazza trova un varco tra la folla. M’invade la nausea. Nausea. Impunità. Silenzio.

No, questa volta zitta non ci sto.

- (Avanzo la mano sul signore, di spalle): Mi scusi.

- (Si volta):…

- (Sguardo severo):…

- Cosa c’è?

- Credo stia infastidendo quella ragazza là.

Sgrana gli occhi. Si volta di scatto. Scende dal tram come un ladro e se la dà a gambe.

- Thank you so much.

distillato da china | 14:37 | commenti (3)



02/02/2006

Corbelleria*

Se da lontano unisci i mesi come nel disegno a puntini, sembra quasi un’ellisse. Se ti avvicini, invece, scopri a destra il primo fuoco. E’ gennaio. Una sorta di scivolo che si allarga piano, dall’uno al trentuno. Una volta arrivato in fondo, c’è un saltimbanco che, a testa ingiù, riporta in alto. Febbraio. Il ventinove, quando c’è, è rosso. Gennaio febbraio marzo e aprile in fila indiana, passaggi obliqui di capo in coda. Giugno giallo paglierino si mette di traverso. Luglio è una scala a pioli su cui si afferrano i gerani. Si avvita veloce, come svelti a svanire sono quei giorni. Il trentuno salta su agosto. Anche questo è un mese scivolo, ma al contrario. Si riduce dall’alto al basso per dirti lo senti il giorno accorciarsi. Quel sette è il mio compleanno. Gli altri no. Le sere corte convincono settembre. Forbici ritagli colla stick. E’ un nastro che si srotola sul prato. Di cirri stesi. Tutti impastati gli altri mesi. Ottobre d’ocra, novembre d’acqua. L’uno a sinistra trenta e trentuno a destra. Dicembre e poi basta.

*distillato di corbezzolo

distillato da china | 13:47 | commenti (7)



01/02/2006

Shopping for blood

Ho letto da queste parti che la Warp mette in promozione a dieci euro una cinquantina di titoli per i prossimi due mesi. Per celebrare l’evento, domani al Plastic - luogo di culto su cui girano numerose leggende, tipo che per entrare bisogna votarsi alla Vergine - hanno organizzato una festa a base di Jimmy Edgar, Plaid e Nightmares on wax. Probabilmente l’occasione per un’avanscoperta è troppo una-sequela-di-aggettivi-inglesi, ma almeno, fruga fruga, ricomincerò a comprare dischi come due mesi fa.

distillato da china | 00:24 | commenti (3)


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
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