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distilleria
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30/01/2006 Scusa di che? Mi sono accorta or ora d’aver camminato fieramente per il centro con il cappotto abbottonato ad asole e bottoni sfalsati. Capito con un eureka allo specchio che la ragione degli occhi puntati sul mio nuovo pastrano non era la sua sfacciata bellezza. Sentita quasi come quella volta - avrò avuto dieci anni - in fila per una pizza al taglio. Un personaggio ignoto, di cui ho rimosso pure il sesso, ha fatto toc toc sulla spalla, poi con l’indice ha indicato giù, in direzione del mio didietro. Un lembo abbondante della gonnella scozzese era rimasto vergognosamente intrappolato nelle calzamaglie verdi. Dalla mia bocca sono uscite a singhiozzo queste due sillabe insulse: scu-sa. Mentre sprofondavo come un trapano nel centro della Terra. distillato da china |
14:17 | commenti (9) 29/01/2006 Flatland Passando di qui, secondo linee del tutto irrazionali - e magari lui adesso mi lincia - mi sono venuti in mente gli otto minuti e passa di Cotard’s syndrome. L’ascolto di questo pozzo un po’ strumentale un po’ vocale di Matt Elliott è più eloquente della pagina di un manuale di psichiatria che risponda alla voce. Un sinonimo prosaico la chiama depressione delirante, quella che sbrana, quella coi denti. Nichilismo, rovina, colpa. Praticamente un inferno dantesco. Mi ricordo di una ragazza che, senza alcuna diottria fuori posto, non riusciva più a vedersi allo specchio, tanto il vuoto l’aveva appiattita. Hai presente Flatland, il libro di Edwin Abbott? Ecco, si tratta di un mondo che perde una dimensione e diventa piano, senza spessore, come un penny posto al centro di un tavolo, che, abbassando lentamente lo sguardo, da cerchio si trasforma in ovale, fino a fondersi, ormai assottigliato in linea, col bordo a lato. 28/01/2006 Scopettone Anche se qualche soffione sospinto dal vento io l’ho immaginato sparpagliarsi qua e là, gli Austin Lace non sfilacciano il cuore. Tanto meglio. Chi ha voglia poi di ricucire tutto in certe brumose serate d’inverno? Fabrice Detry assomiglia indiscutibilmente a Ryan di OC, ma con le fronde sugli occhi e senza canotta. Tra una canzone e l’altra, il nerboruto ha preso in giro bonariamente il pubblico scarso, calvo, seduto e informicolito. Sì, ma anche follemente ardito, se fuori era tormenta. Che figura c’abbiamo fatto a deflagrare il più caloroso degli applausi soltanto di fronte ad una cover dei Belle and Sebastian? Oltretutto dopo che il bis suscitato da un battimani e mezzo è stato sberleffato con un are you sure? Ed è chiaro che poi quei cinque si siano buttati sull’alcol, che il gestore ci abbia offerto da bere, che alle due e un quarto, mentre i discorsi si perdevano sopra il triclinio zebrato, grancasse e chitarre ubriache si siano destate di nuovo. Surreale come Milano - con questa neve non si riconosce - la jam session a sorpresa. Cesare Basile alla batteria, Detry alla telecaster vinaccia, un passante al piano, il dj del locale al basso, il sardo del gruppo agli effetti turbolenti e il batterista flessuoso alle terga. Fosse soltanto per quest’imprevisto balzano, ne è valsa la pena. Dello scopettone sui lunotti e degli sbandi alle svolte, intendo. 25/01/2006 1. Una cuccuma di caffè coi cereali la mattina 2. L’allineamento dei telecomandi lasciati sparsi la sera 3. Le cuffie per i quattro passi dal giroscala in poi 4. La cioccolata sgranocchiata dopocena 5. La poesia della buonanotte all’abatjour distillato da china |
23:49 | commenti (12) 23/01/2006 Maratona L’anno scorso l’abbiamo vissuta a fondo, quella settimana d’aprile. Al fondo dei secchi di alluminio con ghiaccio e birra, dei cavatappi che calavano dal plafond. Installazioni e dj set ovunque. Aperitivi gratis e feste in posti improbabili aperti per l’occasione. Tipo quella davanti alla Rotonda della Besana, in cui regalavano spillette bianche con la formica e nere con la scritta Explored, che, mal chiuse o difettose, ho perso negli strattoni dell’estate. O quell’altra ambientata negli scantinati dietro via Tortona, coi soffitti bassi, le luci rosse, le polaroid alle pareti e quegli aggeggi tubolari colorati attraverso cui realizzare passaggi sonori. E va bene che gli Lcd Soundsystem li abbiamo ascoltati sotto un torchio di gente, tra spintoni e baci appiccicosi, caldo torrido, drink costosi e norvegesi a cui chiedere stupidamente lo conoscete Terje Nordgarden? Che una sera, altro che Tdk dance marathon. Al Rolling Stone c’erano i Frames. Cinque pezzi di Burn the maps alla mia ingordigia non sono bastati, neanche all’incredulità di un programma che li sistemava, frettolosi e fulvi, prima di Miura e Vallanzaska. A dispetto del freddo tiepido, però, che ancora aprile dispensava, della bottiglia di Valdo prima dell’ennesimo aperitivo, del tramonto che incendiava troppo presto, io ho un bel ricordo. Allora mi domando quest’anno che farò? La nuova casa è pronta, il tour di James Holden ha una data milanese e al Rainbow il 6 aprile c’è Adam Green, altro che. Eppure manca qualcosa. Manchi tu. distillato da china |
21:51 | commenti (6) 22/01/2006 Blue leaves
And eyes wanting you under blue leaves at night but you never knew until they sank out of sight. distillato da china |
22:49 | commenti (1) 16/01/2006 Sorpresa Ma voi lo sapevate che, a partire da domani e fino a sabato, al Blue Note di Milano c’è Suzanne Vega in concerto? distillato da china |
22:16 | commenti (6) Invito al cartaceo La cosa che ho sotto lo sterno non si scioglie nemmeno con il Cabernet Sauvignon californiano, pronunciato alla maniera buffa degli Einstürzende Neubauten - sì, gli Strunzen Punzen - in Sabrina. Se non avessi vaghi rudimenti di anatomia, penserei ad una tartaruga marina gigante che non si capisce come abbia fatto, dalle Galápagos, a finire lì. Eppure non è tempo di migrazioni ed io non ho gli addominali scolpiti. E’ forse perché quelle isole si chiamano anche Arcipelago del Colon? Che discorsi. Per farla breve, tutto ha inizio con un foglietto giallo raccomandata che ammicca da dentro la cassetta della posta. Già il collasso sulle costole si arrampica e, raggiunta la clavicola, urla: E’ una multa! Lo sapevo che non dovevo andare così forte in autostrada, stai a vedere che quella volta sono passata col rosso, ah no, il mese scorso ho svoltato a destra, ma era vietato… un’analisi di coscienza che neanche in punto di morte. Dopo dieci mea culpa lungo il marciapiede, raggiungo la posta. Quando arriva il mio turno glorioso, in capo ad una fila a serpentina tipo Rio delle Amazzoni, miss antipatia mi consegna un pacco imbottito. Prima un sospiro, poi una curiosità insolente. Apro la busta in un baleno, più veloce di un mani di forbice. Dentro c’è un librappunto con su scritto Castelli in aria ed una dedica. Lo sfoglio. Ci sono pagine le cui righe sono fili della luce. Vi si posano uccelli in lontananza. Altre con le scie di un aeroplano, di quelli altissimi, che con il fumo bianco dividono il cielo a metà. Altre ancora hanno i quadretti, ma sono reti che dagli strappi liberano orde di palloncini. distillato da china |
19:26 | commenti (3) 15/01/2006 Può fare bene parlare del vento del 15 gennaio Ce n’è poco, stasera. C’è la corrente, ma la corrente sta al vento come il canale al fiume, mica è la stessa cosa. Se anche la corrente sibila dentro
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19:55 | commenti (1) 12/01/2006 Via Bogomolova 1/24 In attesa di godere del regalo di Natale più bello che io abbia mai ricevuto, faccio tre passi alla Feltrinelli per sbirciare un po’. In quell’angolo della libreria la sciarpa stringe e pizzica il collo. In quell’angolo della libreria finalmente lo trovo. Copertina arancione, qualche geroglifico cirillico e prezzo in lire. Quello in euro, non ancora arrotondato per eccesso, fa scoccare alla cassa tre inutili ramini. Tre sonanti ramini per l’unica copia. Le guance avvampano. A conti fatti, è la stessa escursione termica che c’è a New York, nell’estivo travaso dalla stazione della metro alla metro, ma al contrario. Sfilo la sciarpa cacciandola nell’ultimo lato libero della borsa. L’afa calorifera di questi bassifondi vasodilata troppo. Le vene delle mani, violette di lunule nascenti, sono prossime allo scoppio, neanche stessi trasportando una cassa da sei di acqua minerale. Il sangue precipita giù. Ho la testa vuota come una mongolfiera. Dentro il fuoco, più sotto il bisogno di togliere la zavorra. Via la sciarpa, via i guanti, via il cappotto. In volo pindarico verso
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17:59 | commenti (3) 10/01/2006 Bui Cercando di non cadere nel tranello del controllo, che ad un automatismo mica fa bene, ho contato per quante volte al minuto sono solita chiudere gli occhi. 13 volte. Non l’ho ripetuto per fare la media, perché, già dopo un giro, intralciavo il riflesso. Come quando mi concentro sul respiro e inizio a perdere il ritmo. Cioè come adesso. Quanto tempo passiamo al buio da svegli, se un battito di ciglia dura dai 100 ai 150 millisecondi? - chiedeva la maestra. Insomma. Pare che, durante questa visione assiduamente frammentata del mondo, tra quei baleni che delimitano i passaggi infinitesimi dal buio alla luce, le funzioni celebrali vivano un fugace blackout. Questo smorzamento servirebbe a logorare la consapevolezza dei bui. Solo dei bui? Le cose si fanno più chiare. 09/01/2006 Se questi muri potessero parlare Un lavoro per cui ho versato il sangue inviato prima di cena. Le lenticchie e lo zampone che mi ha preparato la nonna, ché purtina, a Milano en magna. La tovaglia che ho macchiato con la candeggina gentile, secondo punti di vista del tutto opinabili, migliorandola. L’assurda scoperta dell’esistenza di un Playboy in braille. Un bagno al gusto di caramello e cioccolato. Un nuovo balon di vetro sonoro superiore riempito di Montefalco rosso. Un ballo cretino al ritmo di All about this dei Disco Drive. Un quadernino Arbos per scrivere con la luce. 08/01/2006 These empty metaphors Ad Acqualagna si è conclusa la ricerca del tartufo bianco. Questo mi dice che l’autunno è proprio finito e che è ora di. La variabile tempo ce l’ho, manca solo lo spazio per calcolare la velocità. E anche se la velocità è una derivata dello spazio fratto il tempo, a me rimane il dubbio. Rimane Milano, a centinaia di chilometri da casa, con gli addobbi natalizi da levare e la sera che li accende ancora. Il risultato, se la matematica non è un’utopia, è 06/01/2006 Non una parola di più E va bene. La cantantessa è una passione antica, che vuoi farci. Ventotto i concerti in nove anni, mica mi vergogno d’arrivare a trenta. 05/01/2006 Patiently waiting for something to happen Interferenze d’ogni tipo. Anche il cellulare si mette a infastidire le casse del pc con le trombe dell’annunciazione. Ta da dan, ta da dan. Un messaggio, una telefonata o un falso allarme? Da dan, da dan. Un messaggio, ma da vodafone, diosantino. Sempre quando ne aspetto uno importante vitale essenziale, dico io. Lo fanno apposta o è solo una coincidenza barbarica? Vodafone a parte, mi piace pregustare, ma solo se il gusto segue di lì a poco. Altrimenti scalpito e mi agito e rovino tutto. Una volta mi hanno dedicato le parole di una canzone. Ma soltanto due anni dopo, accidenti, l’ho ascoltata. A dedica scaduta. E’ stato uno strazio, ecco. In Remind me of home di Ben Gibbard, no. C’è un’attesa che crepita subito. Ad un certo punto, mentre la canzone segue la ritmica e la melodia delle strofe precedenti, una chitarra incuriosita ficca il naso tra le note e spiffera in anteprima cosa si cela nel giro dopo. Da dan, da dan. Che sia la volta buona. distillato da china |
00:34 | commenti (2) 04/01/2006 Promemoria (non si esce vivi dal 2006) 13/1 Offlaga Disco Pax - Jail 17-21/1 Suzanne Vega - Blue Note* 19/1 Settlefish -
20/1 Arctic Monkeys - Transilvania (annullato*) 20/1 Amari - Jail 26/1 Art Brut - Rainbow 26/1 Austin Lace -
27/1 Marco Parente + Goodmorningboy - Jail (rimandato a causa della tormenta, vedi 13 febbraio*) 28/1
31/1 David Gray - Rolling Stone 5/2 Editors - Rolling Stone 6/2 Broken Social Scene - Transilvania 8/2 The Cooper Temple House - Transilvania 13/2 Marco Parente + Manuel Agnelli + Goodmorningboy - La Casa 139* 16/2 Devics - La Casa 139 (grazie a lui*) 17/2 Arab Strap - Rainbow 18/2 Piano Magic - Jail 21/2 Death Cab For Cutie - Rainbow 22/2 Clap your hands say yeah - Transilvania 23/2 Laura Veirs -
24/2 Cesare Basile + John Parish - Jail* 27/2 Calla - Transilvania* 2/3 The Magic Numbers - Magazzini Generali 10/3 Julie’s Haircut - Jail 30/3 Afterhours - Alcatraz* 31/3 Matt Elliott + Manyfingers - Jail 6/4 Adam Green - Rainbow* 20/4 Mogwai - Rolling Stone* 5/5 XXL (Larsen + Xiu Xiu) - Jail 11/5 Calexico + Iron & Wine - Rolling Stone *aggiornamenti distillato da china |
18:39 | commenti (12) 03/01/2006 3 gennaio Il 3 gennaio sono nate Giulia e Maria Teresa Di Lascia. Lo Sputnik s’incendia al rientro nell’atmosfera, bruciando anche la cagnolina Laika, unica passeggera. Me l’aveva ricordato, lo scorso inverno, un libro di Haruki Murakami o Murakami Haruki, dipende dalle edizioni. Eppure in russo significa compagno di viaggio, col senno di poi nell’aldilà, col senno di poi io l’avrei chiamato Caronte, figlio dell’Erebo e della Notte. Il calendario gregoriano dice che mancano 362 giorni alla fine dell’anno, un 3 e un 6 diviso 2 fa un altro 3. Se imitassi Rimbaud, ma usando i numeri al posto delle lettere, il 3 sarebbe celeste, il 6 blu, il 2 rosso. Piove a catinelle da una settimana. Basterebbero altri 33 giorni per rubare il podio al diluvio universale. Secondo i giorni contarecci di mio nonno, il 3 gennaio corrisponde a marzo. Se il 3 gennaio piove, allora piove tutto marzo. Del resto la saggezza popolare non sbaglia, perché se marzo è pazzerello, esci col sole e porta l’ombrello, i conti tornano. distillato da china |
18:53 | commenti (1) 02/01/2006 Post augurale d’inizio anno -ismi narcisi e voyeur Il blog arriva al culmine della morbosità quando si confida la chiave d’accesso al pannello di controllo ad una persona fidata, affinché la usi in caso di morte. Di morte del tenutario, ovviamente. E’ come pensare al giorno del proprio funerale. Oddio, non posso giurarlo e in verità non so se sia più rovinoso pensarlo, paragonarlo o scriverlo. Magari solo una volta, magari due, s’immagina il momento in cui, dopo l’evento funesto, l’amico fidato in lacrime digita un amalgama di lettere e numeri, et voilà, si trova di fronte ad uno spazio vuoto in cui costringere parole alla memoria. Dalla regia dicono che lo scenario è apocalittico, il pomeriggio buio e piovoso, le lacrime copiose, ché quanto più piangi tanto più qualcosa. E invece dalla mia l’amico, nell’istante in cui diventa fiduciario di tale gravoso testamento olografo, prima dà una spinta al burlone di turno, poi lo manda a quel paese stracciando la password. distillato da china |
18:34 | commenti (3) |
"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me"
(Dcfc) 02blog a day in the life analize apomorfina associazione di idee autorun banality bestiario blackhair blue blanket bolla brouhahaha daria das kleine chaos delay decay attack ele empty's room enofede enver fainberg flickrthief friends of mine garnant gecco icepick il postino indie imogene indiessolvenza inkiostro jeff buck l'ordine carmelitano la bellezza delle cose logantime lonox margopolis mazarine passengerseat polaroid smetto quando voglio subliminalpop tangerine toscanella tragedie greche whistlestopcafe *loading* |