distilleria

30/11/2005

A heart without a mind

Su due Repubblica fa, un articolo indagava i rapporti amorosi tra mente e amore. Di romantico aveva ben poco, argomento a parte, ché le farfalle allo stomaco e le mani sudate erano l’esito di una chimica vera. L’imputato rispondeva al nome di Nfg e non era un acronimo per Non Faccio Granché, tutt’altro. Il Nerve Growth Factor della Levi Montalcini aveva in sé un turbinio di senso che intrugliava crescita e passione. Che ne sa una proteina dei danni che va a causare, che ne sa? Se anche i ricercatori dell’Università di Pavia l’hanno beccata mentre si beava nei cervelli degli innamorati, chi lo dice che non si trovasse lì per caso? Sappiamo che a un certo punto arriva, scompagina tutto quello che trova, mette due q a soqquadro e ci fa l’hula-hop. E poi? E poi dicono che come la febbre passa, si stufa degli stessi giri, gira i pollici fino a diradare gli incontri. Il legame si consolida ma scivola via lo stordimento. La febbre appunto, il mio amore è come una febbre.*

*Shakespeare, Shakespeare

distillato da china | 19:45 | commenti (2)


Pulverized, appunto

Come amaramente apprendo qui, il concerto dei Calla di giovedì prossimo è stato annullato. Ci sarà qualche altra recondita spiegazione, a parte l’ironia della sorte, se continuo ad ascoltare ossessivamente This better go as planned?

distillato da china | 00:09 | commenti (2)



29/11/2005

In effetti l’avrei voluto anch’io:

Il treno elastico

Per chi vuole partire

ma anche un po’ restare

c’è il treno elastico:

il primo vagone

giunge a destinazione

ma l’ultimo rimane alla stazione.

Per chi vuole partire

ma anche un po’ tornare

c’è il treno elastico.

Si siede in testa al treno e va lontano

e poi se ha nostalgia

attraversa i vagoni fino in coda

e torna alla partenza piano piano.

Cerco qualcuno che sente

la mancanza di un treno elastico.

(Roberto Piumini)

distillato da china | 18:07 | commenti (2)



28/11/2005

My weekend, weekend, I’ve been sucked in

bologna pariginain radiodEUSmaritimein radioneve e luci

distillato da china | 18:53 | commenti (6)



24/11/2005

Su e giù

Posso già dire, nel giro di boa della mezzanotte, che il lungo fine settimana su e giù, tra Lombardia ed Emilia-Romagna, debutterà stasera alla Casa 139 con i Perturbazione. L’ultima volta insieme ai piemontesi cadeva sotto il diluvio di fine agosto. E non era una pioggia di stelle. Ricordo tre vittime di un incantesimo a qualche metro dal palco. Un filo sbrogliato attraverso cui stendere canzoni, ballarle e cantarle tutte.

distillato da china | 00:38 | commenti (5)



23/11/2005

Le mille forme d’autismo

La linea rossa della metro si biforca a Pagano. Un treno va a Molino Dorino, l’altro a Bisceglie. Ore 18.00. Duuòmo, fermata Duuòmo. Salgo sulla rossa assorta in una compilation amarcord, destinazione Cairoli. Un signore trafelato mi chiede qualcosa, ma non riesco a cogliere il labiale. Tolgo le cuffie: Mi scusi? E lui: Bisceglie o Molino Dorino? Dal mondo delle nuvole: Ah, per me è uguale. E lui: Per me no! Rinsavita: No, cioè, mi scusi, volevo dire che non ho guardato. Un’anima pia giunge in soccorso: Bisceglie, Bisceglie.

distillato da china | 13:57 | commenti (5)



22/11/2005

Chiusi

Torno a casa da una mattina venefica e occhio alla v. Di storie al Serenase versato a tradimento nella minestra, ce ne sono fin troppe. Che cosa penserà quella ragazza con lo sguardo perso nel vuoto? Qualcuno gliel’ha mai chiesto? E quell’altra che ha bevuto l’acido muriatico per la quarta volta, spegnendosi ripetutamente le sigarette sulla mano sinistra, ha avuto le sue buone ragioni o ha sragionato soltanto? Basterebbe uno sguardo veloce per intuirlo. Imbarbarita e incattivita dalla vita, ne La bella e la bestia lei di certo non avrebbe avuto il ruolo della prima. Uno dice che ci vuole un certo rigore professionale, mica si possono abbracciare i pazienti. Ne consegue che, davanti allo slancio affettuoso di un vero e proprio relitto umano, tanto ricurvo quanto il capo di un girasole all’imbrunire, che mai avrà una donna se non in un’altra vita, che aspetta la pensione d’invalidità totale e non ha nemmeno un quarto di secolo, che piange perché ha visto i polsi tagliati della nuova degente, ci si dovrebbe tirare indietro? Questa è l’altisonante deontologia professionale? E’ vero, dalle vetrate dell’ospedale, oggi, si vedono le guglie del Duomo e la Torre Velasca spicca col suo piumaggio verderame. Il cielo è iridescente. Non riesco a tenere gli occhi aperti.

distillato da china | 15:47 | commenti (2)



19/11/2005

L’altra metàazure ray

Sarà che ho amato le Azure Ray. La notte in cui le ho viste in quel locale perso tra le colline di Cesena, quasi due anni fa. La neve agli argini della strada tortuosa dal nome mefistofelico. Le due voci che s’incastravano in The drinks we drank last night, più sensuali di un bocciolo carnoso di rosa. I tentativi d’imputare le lacrime al vento, il dolore ai troppi drink dell’ultima notte. Sarà che 11:11 di Maria Taylor era lo sperticato repeat estivo. Che ad un tratto in Xanax, dopo aver fatto l’elenco di tutte le paure, ne tira fuori un’altra e, insieme a questa, inizia ad accanirsi una chitarra. Quasi a strillare: l’hai capito o no che cosa voglio dirti? Leap year, una volta infiammate le cuffiette, ha incorniciato la dimensione dell’attesa, ma anche del per favore vieni presto. Sarà che Orenda Fink, con Invisible ones, aveva bisogno di parlare dei suoi viaggi in India, Cambogia, Haiti. Lo testimoniano i cori di Les Invisibles e il tribal call & response di Animal. Sarà che non riesco a dire che, rispetto all’album dell’altra metà delle Azure Ray, non c’è confronto, che indubbiamente preferisco il primo e che non cambierò idea tra qualche giorno. Per adesso m’imbambolo davanti alla semplicità di Miracle worker, spinta da quelle corde pizzicate tra she waits for the sun to go down in terza strofa e her visitors leave back to their in quarta. Mi sbrodolo di giuggiole fino al patetico. Poi si vedrà.

distillato da china | 21:17 | commenti (2)



18/11/2005

Nervosismo

Abilitata alla professione da neanche un mese, già mi ritrovo a firmare petizioni. Cinque anni di università, uno di tirocinio, l’esame di Stato, l’iscrizione all’Ordine, il Corso di Counseling, la Scuola di Specializzazione, e ancora tirocinio, supervisioni, analisi personale. E poi? Agli studenti di medicina - e ripeto studenti - permettono di somministrare test psicologici, senza che abbiano sostenuto mezzo esame che attenga all’argomento. Oltre al danno, ora anche la beffa. Ma a chi volete prendere in giro?

distillato da china | 16:23 | commenti (2)



17/11/2005

Non è un dar del lei

Non le faccio l’ordinaria domanda sull’ispirazione. In alcune sue interviste ho letto che, semplicemente, lei trae spunto dalla vita. Potrebbe essere altrimenti? Se anche il vino viene filtrato non è sempre lo stesso vino, in fondo/il fondo? Se anche rispondi mentendo a una domanda che ti chiede come sei, non mi rispondi per come sei? Voglio dire, c’è chi sostiene che sia possibile astrarsi dall’autobiografia e che la storia intrecciata, nel suo districarsi, abbia soltanto riferimenti casuali al tessitore. C’è chi, invece, dice di rifarsi alle cose che vede, non alle esperienze vissute di prima mano. In pratica si tratta di un semplice dar voce, un po’ alla Cristiano di Cirano De Bergerac. Ma poi quella mano che scrive sotto dettatura è un macinato scelto in ogni sua parte. E di ogni sua parte, anche quella che non c’è, scrive di non farsi vanto. Non ci ho mai creduto molto all’oggettività chirurgica, neanche a quella di un computer se costruito dall’uomo. Insomma, la storia di Rostand è un’altra storia. Epicamente romantica e disperata. Alla fine Cristiano fallisce e Cirano, morente, vince. Come a dire che il suggeritore è lo scrittore stesso, ma che sfiga. Suggeritore semmai nell’instillare in chi legge le sue storie. Ma finisce lì. Lì da dove inizia. Le chiedo scusa per la dissertazione. Mi piacerebbe dedicarle un capitolo e sapere cosa ne pensa. Cosa direbbe se mi vedesse adesso. Quale forma rotonda assumerebbero le pieguzze del sorriso o l’inquietudine che non riesco mai a distinguere dalla noia. Non uso punti interrogativi, perché con limitato margine d’errore riuscirei a immaginarmela. Così è già abbastanza l’accenno a una domanda, senza che domanda sia per forza. Il tremore alle labbra e i colori accesi del pomeriggio. La polvere, l’affanno e il disordine. Il disordine, non solo quello sparso per tutta casa. Ognuno la legga come vuole.

distillato da china | 21:32 | commenti (2)



15/11/2005

Le visioni

M’imbatto in film in cui la fantasticheria muove i passi dagli sconosciuti incrociati per strada o da una stazione in attesa del bus. In L’amour l’après-midi di Rohmer e in Getting to know you di Skyler, voci narranti e sguardi prolungati tessono una trama tangibile. La tocco quasi fosse velluto, poi tra la visione, il prima e il dopo, la parte che si è identificata ha le forme di un pensiero che intrude. Non riesco più a distinguere se è il film che ha avuto un ascendente o se l’ha solo destato. Fatto sta che, sconosciuti, io vi guardo più a fondo.

distillato da china | 18:59 | commenti (1)



10/11/2005

giubileo degli stagistiGiubileo degli stagisti

Sei sottopagato? Stai facendo uno stage?Una specialità? Tirocinio in generale? Finalmente qualcuno ci rende giustizia. O cioccolato.

distillato da china | 13:31 | commenti (2)



09/11/2005

Comunicazione di servizio

Chissà se tra i pochi lettori o tra i malcapitati provenienti dal pianeta Google, c’è qualcuno interessato al concerto degli Editors di domani sera al Rainbow? Ho il mio accredito da cedere. Se siete o se conoscete una persona di genere femminile a cui possa prestare il nome per una sera, fatevi avanti. Questo messaggio si autodistruggerà tra 24 ore.

distillato da china | 16:15 | commenti (3)



08/11/2005

Ballads laugh at everyone

Quasi stentavo a riconoscere i Maritime nel nuovo We, the vehicles, almeno fino alla quinta traccia. D’accordo, è passato del tempo da allora. I ritmi sudati dei marciapiedi estivi hanno fatto spazio a novembre, un anno e qualche mese dopo, ma avere gli occhi lucidi durante Tearing up the oxygen è davvero troppo. Lo dicono pure loro, the scenary changes, ma ciò che non cambia è l’adeguatezza e la fortuna di collimare senza limatura. E’ sempre lo stesso discorso del periodo giusto. Di quei dischi che divori subito e di quelli che ci vuole tempo. Non necessariamente perché non sono gli immediati tarli che ti trascini sotto la doccia o tra gli scaffali del supermercato. Forse il motivo sta nelle corde di violino, nel legno e nel liutaio. Concordo con lui e ringrazio le esortazioni di chi mi conosce bene. Com’era quella frase di Rilke sul tema unisono? In compenso, i Marittimi non tornano a Milano, preferiscono la Dotta. Sarà mica per l’esperienza metafisica dell’ultima volta?

distillato da china | 23:11 | commenti



05/11/2005

La poesia del sabato sera. Quella che leggo prima di uscire. Prima di uscire per ricordarmi l’ombrello. Perché piove. Perché ho rivisto Arancia Meccanica e Singing in the rain mi fa paura. Per non avere paura. Per le possibilità. Per gli echi. Per la dedica di Cristina Donà prima di Goccia. Per gli innamorati persi. Per quelli che ci sperano ancora. Per quelli che non battono chiodo e non vedono l’ora. Per chi non ci crede. Per chi non trova le parole e cerca su Google. S’intitola Amore a prima vista, ma non so se le renda giustizia. E’ di Wislawa Szymborska, premio Nobel, mica scherzi. Perché quando la pronuncio mi rispondono Visla che? Ed io ci vado pazza.

Sono entrambi convinti

che un sentimento improvviso li unì.

E’ bella una tale certezza

ma l’incertezza è più bella.

Non conoscendosi prima, credono

che non sia mai successo nulla fra loro.

Ma che ne pensano le strade, le scale, i corridoi

dove da tempo potevano incrociarsi?

Vorrei chiedere loro

se non ricordano -

una volta un faccia a faccia

forse in una porta girevole?

uno “scusi” nella ressa?

un “ha sbagliato numero” nella cornetta?

- ma conosco la risposta.

No, non ricordano.

Li stupirebbe molto sapere

che già da parecchio

il caso stava giocando con loro.

Non ancora del tutto pronto

a mutarsi per loro in destino,

li avvicinava, li allontanava,

gli tagliava la strada

e soffocando un risolino

si scansava con un salto.

Vi furono segni, segnali,

che importa se indecifrabili.

Forse tre anni fa

o il martedì scorso

una fogliolina volò via

da una spalla all’altra?

Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.

Chissà, era forse la palla

tra i cespugli dell’infanzia?

Vi furono maniglie e campanelli

in cui anzitempo

un tocco si posava sopra un tocco.

Valigie accostate nel deposito bagagli.

Una notte, forse, lo stesso sogno,

subito confuso al risveglio.

Ogni inizio infatti

è solo un seguito

e il libro degli eventi

è sempre aperto a metà.

distillato da china | 21:34 | commenti (7)


Viaggio nel buio

Come la rugiada che risveglia i fiori, senza luce ne rilevo le forme. Questo recita la cartolina che segnala il ritorno a Milano di Dialogo nel buio. E’ la curiosa iniziativa sensoriale che propone di scoprire un altro modo di vedere.

distillato da china | 18:11 | commenti



02/11/2005

Quel perpetuarsi identico nel tempo della vibrazione

Nove piani a piedi per un ingorgo d’ascensori e la sciarpa stretta al collo. Per questo avevo il fiatone, mentre lasciavo il gigantesco padiglione ovest. Stavo ripercorrendo col pensiero tutte le parole, i gesti e le impressioni. Figuriamoci se stavo attenta ai volti che passavano e all’ora che si era fatta. Devo avere avuto quell’espressione accigliata - uno tsunami in fronte - che l’anno scorso per strada aveva fatto dire a un passante: ma cos’è questo broncio, signorina? Era la prima volta che somministravo un test. La Hamilton Rating Scale for Depression, per la precisione. Sole in una stanza, bada bene è un aggettivo, mica un nome: io, lei, la mia penna e la scheda su cui, goffamente disinvolta, misuravo da zero a due, la qualità, l’intensità e la frequenza della sua sofferenza. Ma quale audacia e quale presunzione si devono avere, a volte? Quello che avevo davvero in corpo era un sentito misto. Di terrore e fibrillazione. Sembrava ansia dal respiro che affanna, invece era un’emozione più profonda. Su di me l’ho chiamata effetto pericardio, che non vuol dire niente, ma, mettiamola così, mi piace pensare che, come tutti gli altri muscoli, volontari o lisci, anch’esso abbia bisogno di allenamento. Pochi istanti più tardi, lasciata alle spalle la porta automatica, alla fermata del tram mi ha raggiunta una frase. E’ incredibile come, per strada, pensierosi o meno, siamo i pesci di reti e associazioni, i cui nodi non li fa e non li disfa neanche il più abile dei marinai. Era in Senza verso di Emanuele Trevi, non potevo sbagliarmi. Vagamente ricordavo due parole. Avevano a che fare con la felicità e l’illusione e con qualcosa che le legasse. Se arriva il tram tra due secondi vuol dire che c’è un nesso, altrimenti no. Ed ecco che il rettangolino arancione stride in curva e mi raccoglie. Mi sono dedicata all’arte del rovistaggio. Quadernini in disuso, fogli sparsi, agenda. Sapevo che non aveva alcun senso quella ricerca, che stavo perdendo tempo e basta. Eppure, mentre frullavano le pagine, come un film imparato a memoria, che anche con il fast-forward ne distingui le scene, un verso ritrovava il senso, il senso il verso. Ed eccoli qui:

Quella di cui godevo in quei giorni afosi, camminando sui larghi marciapiedi di viale Manzoni e di via Merulana al riparo del fogliame dei platani, era indubbiamente una felicità partorita da un’illusione: l’illusione, appunto, dell’esistenza di un angolo del mondo di un piccolo numero di strade e incroci capaci di suggerirmi la sensazione, razionalmente insana, che esistesse per me, come per chiunque altro, un luogo capace di farmi sentire a casa qualunque disastro fosse in corso o mi pendesse sulla testa.

Anche se non riuscivo a trovare una spiegazione razionalmente insana, qualcosa ai piani più bassi - piano terra - aveva capito e sentito. E’ stata la parte che ha iniziato a canticchiare Please please please dei Shout out louds, seguendo a salti logici la rete di cui sopra. Mi era venuta quasi la nausea. Basta. Non se ne può più. Chissà quanti hanno implorato con le stesse parole, affinché qualcuno ritornasse sui propri passi. Please, come back to me. Detto esplicitamente o scritto o lasciato intendere. O magari negato e dolorosamente soffocato. Pensato e poi detto. Vai, vai pure. So I walked on pretending that you still belong, but it will never be the same no more.

distillato da china | 21:06 | commenti


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
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