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30/10/2005 Per bilanciare la mia assenza alla Festa del pregiatissimo, oggi il caso ha voluto che m’imbattessi nella rassegna enogastronomica Vino e Dintorni nel Parco di Novegro, a Segrate. Certo non c’era ad ossigenare il dolce paesaggio collinare, ma in compenso ho smesso di fumare da due settimane e il prato inglese allestito di tavolini e polenta con la salamella riusciva a dare l’idea del fuori porta. Abbiamo fatto incetta di Oltrepo Pavese in barrique, salsiccia al tartufo e toma d’Alba, assaggi di Malvasia, Pinot grigio e nero, grappa al cioccolato da capogiro. Per guarnire il pomeriggio girovago, si tentava il parcheggio in centro per finire dentro il velluto vermiglio di un cinema, ma la sorte o forse soltanto una direzione obbligatoria ha deviato l’intento. Vicino alla Statale okkupata, un quadro d’autunno e un pezzo di cielo beffardo d’azzurro ci ha riportato a una festa. Anche qui, le caldarroste, il miele d’acacia e il pecorino sardo inviavano i propri odori. In mezzo ai peccati di gola, tra leggenda e storia, ho scoperto che nel 1847 Ughetto, innamorato della figlia del fornaio, inventa il panettone per vincere la concorrenza, che
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21:03 | commenti (4) 27/10/2005 La quadratura del cerchio Devo ancora decidere se andare qui o qui, dato che qui non vado. Per usare il tiro della monetina bisogna avere solo due alternative. In quella da un euro l’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci è Kaki King, l’Europa sono i Marcilo Agro. Kaki King mi dice qualcosa. Kaki King, Kaki King. Le k allitterate rievocano una chitarra azzurra su uno sfondo bianco e uno strano modo di suonarla: la mano sinistra si agita sui capotasti, quasi fossero percussioni. Com’è che si dice? Fingerstyle? Quello dei grandi Michael Hedges e Preston Reed? Mi vengono in mente anche i vani tentativi di ricordare il suo nome tra le mensole della Fnac: una manciata di k senza vocali. L’ho ascoltata per la prima volta alcuni mesi fa in un video su Mtv, questa ragazza di Atlanta che vive a New York. Quattro minuti sono bastati a lasciare il segno. Prima batterista della scuola, poi chitarrista affascinata da Nick Drake ed Elliott Smith, la sera, per sbarcare il lunario, suonava lungo le stazioni della metropolitana, linea F ed L del Village. Ha fatto pure la cameriera al leggendario Mercury Lounge, ma prima dell’estate scorsa, altrimenti l’avrei riconosciuta mentre mi passava la tequila sunrise. Un giorno, proprio in questo locale del Lower East Side, ci fu una festa in occasione della realizzazione di un cd con alcune esibizioni metropolitane. Poco tempo dopo è al Tap Bar della Knitting Factory, ma questa volta come musicista. Una che osa spingersi oltre i barré, come un’attrice classica che profana la scena scendendo in platea. La sua ispirazione deriva da compositori del calibro di Prokofiev, Stravinsky e Debussy, ma non si può non pensare alla pericolosità di una roulette russa se si tende l’orecchio ai suoi accordi strambi. A questo punto lancio la monetina con la mano destra. La raccolgo con la sinistra. L’uomo di Leonardo da Vinci. Perfetto. distillato da china |
18:17 | commenti (5) 26/10/2005 Happy hour All’ora dell’aperitivo, servitemi un cocktail con un terzo di Brothers on a hotel bed dei Death Cab For Cutie, la parte che fa and I have learned that even landlocked lovers yearn for the sea like navy men, cause now we say goodnight from our own separate sides, like brothers on a hotel bed, un terzo di The music next door dei Lucksmiths, preso qui: a week went by, and then another, and not a word from you e qui: it might have been the music from next door, reminded me I should have missed you more, a song I’ve heard a hundred times before; l’ultima stilla, non lo so, sceglietela voi. Tra i mucchi di pura nuova gioia ed ora, ruderi di magia di una vecchia canzone dei Marta sui tubi o tra gli incessanti So kind so kind so kind, Stacy degli Spinto Band. Ruderi di magia, è un’espressione così adatta, a volte, a fotografare ricordi sfrangiati e imbellettati. Quelli che non ti rassomigliano se non nel lato molle e bemolle. Quelli arrotondati e zuccherini, che detto così sembra di descrivere un lecca lecca. Quelli succhia succhia e mai si consuma. Quelli che ha sovrapposto una fotografia, quelli che dovresti essere felice invece no, quelli delle scatole di lettere e ammennicoli, quelli dei ritagli di quaderno lanciati sottobanco con scritto che mangiamo stasera?, quelli delle canzoni-per-noi ora vostre, quelli delle canzoni tradite, insomma. Quelli dei nonostante tutto e in fondo, quelli dei farei di tutto per riviverne un secondo, quelli dei mannaggia a te se adesso. Mescolate il tutto con lo shaker e poi alla goccia. Love therapy Mentre rotocalchi e tv si fanno gli affari di Al Bano e Lecciso, io incontro Romina Power, Romina Jr e Cristel tra le felpe-con-la-faccia-da-pecora del negozio di Fiorucci a S. Babila. Con loro c’era Fiorucci in persona. Ma allora ditelo che è una congiura! distillato da china |
17:55 | commenti (5) 18/10/2005 Double missing Non esserci mi manca mi manca mancare essendoci ma se ci sono non ti manco manco a dirlo e dicendolo non manco a ricordarlo d’accordo mancano solo due minuti da tanto di quel tempo non vederti non mi manca abituata alla mancanza e mancata all’abitudine di mancare come sono distillato da china |
01:08 | commenti (4) 17/10/2005 Hanging around in the lost and found Riavvolgo il nastro a ieri. Era mezzogiorno e mezzo quando mi sono avviata verso il Circolo Arci per le Primarie, ma una fila peggio di quella della Posta di Viale Lucania, mi ha dissuasa dall’affrontarla. Avevo un appuntamento in Piazza Missori all’una e venti e non ce l’avrei fatta a giungere a capo della coda entro quell’ora. Ho pensato di ripassare in serata. Mentre uscivo sconfitta, una ragazza, estraendo dalla tasca le chiavi della macchina, ha perso dietro di sé un post-it ciclamino mezzo accartocciato. Stavo per avvisarla, quando non so che cosa mi ha stupidamente fermata. Morsa dal senso di colpa che sulle spalle s’ingrandiva come un masso tanto da somigliare ad Atlante, mi sono data qualche frivola giustificazione: era un post-it accartocciato, non sarà stato importante. Magari, non avendo trovato cestini, se l’era messo in tasca in attesa di gettarlo. Niente da fare, il tentativo di liberazione non attenuava il peso. Oggi, prima di uscire, non riuscivo a trovare l’abbonamento della metro, quello che rilasciano provvisoriamente in attesa del nuovissimo tesserino magnetico. Ho ribaltato casa e tasche, ma niente. Ho pensato a una punizione divina per non avere avvertito quella ragazza, giuro. Poi, poche ore fa, ripercorrendo a ritroso la via dalla metro al portone, sovrappensiero, lo sguardo si è posato su un mucchio di fogli accartocciati, polvere e pubblicità volate dai tergicristalli. Mi sono fermata a guardare l’ammasso, quando una parte del mio nome è sbucata dalla matassa a causa del vento. Era il mio abbonamento. distillato da china |
14:55 | commenti (3) 13/10/2005 Letto di getto Dall’incontro si passa al pensiero. T’incontro, iniziamo a salutarci. Poi mi scrivi un messaggio, poi mi chiami. Se fino a poco fa non c’eri d’ora in poi ci sarai. Eco di una frase di Borges, quella secondo cui abitiamo i pensieri degli amanti. Come una stanza che arredi il pensiero. Sta a te e a me scegliere i quadri più belli, quale parquet. Sei come una stanza che prima visito poi riempio. Se vuoi se voglio la abito. In divenire sempre, forse traslochi forse tradimenti. Non più Monet, preferisco i disegni di Klimt, quelli proibiti in mostra a Pavia. E ai fiori, prima che sfiori, ti prego cambiagli l’acqua. Fallo come cambi così che io veda. Sei felice, lo sento. Perché c’è un po’ di quel distacco che tu chiami assorbimento. Pessoa aveva pena delle stelle che brillano da tanto tempo e si chiedeva se esistesse una stanchezza delle cose, come di un braccio o delle gambe, se per le cose che sono vi fosse non la morte ma un’altra specie di fine o una grande ragione, qualcosa così come un perdono. distillato da china |
15:01 | commenti (7) 11/10/2005 E poi vienimi a dire Sono giorni che mi gira in testa questa cosa. Come la famigerata profezia che si avvera da sola, più ci penso più me la ritrovo. Ho sempre creduto, con alti e bassi, alla storia delle orecchie che fischiano perché qualcuno mi sta pensando, anche se ne ho avuto la riprova quando meno me lo aspettavo. Cioè: quando non penso che esista davvero questa possibilità di comunicare, ma tramite la stessa penso a qualcuno, qualcuno mi pensa. La fregatura è che le cose non stanno proprio così. Bisogna essere in due, così come, per sentire il sapore di una mela, ci vogliono una bocca e una mela. Non basta pensarla, la persona, perché questa magicamente invii i suoi segnali. Sarebbe troppo facile: meno cuori infranti, meno crucci, meno recriminazioni. Mi è capitato di dire stavo giusto pensando a te, dopo aver incontrato casualmente un amico, o di sentire il telefono squillare per lo stesso motivo. O che ne so, una canzone in/attesa alla radio, quando neanche volevo accenderla. Non è un caso, c’è qualcosa di più, tu chiamalo amore, Jung lo chiama sincronicità. Nel ‘52 ci scrive pure un libro. Il legame tra due eventi - dice - può non essere causale, ma comprensibile altrimenti. Si tratterebbe di un processo inconscio che permette di percepire eventi paralleli - coincidenze significative - collegati ad archetipi dell’inconscio collettivo. Sul filo che sottilmente unisce le persone tra loro oltre il tempo e lo spazio, ci sono pure degli studi scientifici. A due soggetti si chiede di sentire la presenza l’uno dell’altro e, quasi d’incanto, i loro EEG cominciano ad armonizzarsi. Nella fisica quantistica, c’è un teorema romantico, il teorema di Bell: due sistemi quantistici che hanno interagito almeno una volta non possono essere più separati. Alcune delle variabili fisiche che ne definiscono lo stato saranno sempre connesse tra di loro, anche se i due sistemi vengono separati agli estremi opposti dell’universo. Insomma, lo dice anche Laura Veirs: Even when I’m sloshing in the muck of my demise a large part of me is always and forever tied to the lamplight of your eyes. E poi vienimi a dire che non è vero. distillato da china |
19:32 | commenti (3) 07/10/2005 When will broken hearts learn how to heal? Ieri sera ero al concerto degli Spoon grazie a kalporz, ma tristemente, come chi va a cena per dire addio e per tutto il tempo di fronte a un viso ne pensa un altro, sostavo lungo il fiume nei pressi di San Pietroburgo, quello citato in un racconto di Tatjana Tolstoja e da cui gli Okkervil River prendono il nome. E’ a loro che pensavo, a stasera, a quando non risponderò più di me se faranno It ends with a fall e For the enemy. Per carità, sono bravi questi cucchiaio. Mi era capitato sottomano Kill the Moonlight e Gimme Fiction era l’ascolto frettoloso dell’ennesima notte di pioggia trascorsa nel vischio luccicante delle strade meneghine. Il problema è che non mi convincono ad affondarlo nella minestra. Preferisco di gran lunga il corso fluviale che procede tortuosamente dentro un romanzo russo e le nebbie vaporose che rasentano le acque d’inverno. 06/10/2005
Un giorno Hitchcock racconta a Truffaut: C’era una volta uno sceneggiatore al quale le idee migliori venivano sempre nel bel mezzo della notte e, quando si svegliava al mattino, non riusciva a ricordarle; un giorno si disse: “Metterò un foglio di carta e una matita vicino al letto, e quando mi verrà l’idea, potrò scriverla”. Così il tipo si mette a letto e naturalmente, nel bel mezzo della notte, si sveglia con un’idea formidabile; la scrive rapidamente e si riaddormenta molto contento. A proposito di sogni e ispirazioni - la materia del momento - mi è capitata sotto gli occhi l’opera di Dalì Sogno causato dal volo di un’ape attorno a una melagrana, un attimo prima del risveglio. Senza saperne niente, il quadro rappresenta un sogno oppure un sogno ispirato da un sogno? L’ape fa parte o no del sogno? E un attimo prima del risveglio è riferito al sogno, all’ape o all’ape dentro il sogno? Benché queste domande alla ricerca di un senso sembrano perderlo una volta poste, le stesse vanno a ritagliare un luogo dove tutte le risposte sono possibili l’una accanto all’altra. C’è la bella Gala che giace sospesa su una roccia in mezzo al mare, mentre da un melograno squarciato esce un pesce e dal pesce due tigri. Strabuzzo gli occhi al ricordo di un sogno, cioè non proprio un sogno, un sogno lucido. E mentre penso a queste cose, la zuppa fantasia si attacca alla pentola. Meglio sorvolare. distillato da china |
13:27 | commenti (3) 04/10/2005 Buon onomastico? Telefono a Francesco, ma non mi risponde. Gli invio un sms. Sms a Francesco: Ciao Francesco. Ero io prima. Mi sai dire dove sono i file degli eventi gennaio-ottobre? Grazie. Sms di Francesco: Salve, sono Francesco. I file degli eventi sono riservati a clientela eccezionale. Non che lei non lo sia, ma a quale ditta fa riferimento? Cordiali saluti. (Minuti di perplessità) Ma è impazzito? Perché mi risponde così? Ha voglia di scherzare? Di farmi perdere tempo? Oppure non ha capito chi sono? (Mezz’ora dopo) Sms di Francesco da internet: Ciao, hai trovato i file che mi avevi chiesto domenica? Francesco. Crea sms a Francesco: Sei impazzito? Dove sono ‘sti f... A cursore ancora lampeggiante tuona un’illuminazione. Non è quel Francesco! Il primo, quello a cui ho inviato il messaggio. Inverdisco di vergogna. Sms all’altro Francesco: Oddio, tu sei Francesco della Franci? Scusa, oggi non ne combino una. Telefono al Francesco giusto, mi risponde. Io: Ma dov’eri finito? Francesco: Eh? Io: No, cioè, adesso ti spiego. distillato da china |
18:32 | commenti (6) 02/10/2005
Temperatura +11,2° Umidità 72%. E’ il primo giorno d’autunno. Lo dice la porta chiusa del bar di fronte, aperta da maggio in poi, la pioggia martellante, la maglia che ho iniziato a indossare in questa casa insolitamente surriscaldata, la sciarpa per le correnti gelide che impegnano le scale della metro, l’aura cenerina che, chi pregiudica* Milano, immagina attorni le guglie del Duomo tutto l’anno. Diciamolo una volta per tutte. Questa città non è proprio come la dipingerebbe un’inchiesta su scala nazionale: grigia, snob, fredda, brutta, nevrotica, stressogena, dispersiva. La mia indagine personale è gremita di una quantità congestionata di volte in cui mi è stato chiesto: e come ti trovi? Una sorta di domanda retorica che si aspettava sempre una risposta negativa. Mi trovo, innanzitutto, e non mi disperdo. Le cartine sono chiare e sparpagliate ovunque. Le circonvallazioni concentriche, le secanti convergenti. Ottimi i negroni sbagliati, succulenti i risotti allo zafferano e la cassœla. Ha una storia e un senso pure l’uso grasso del burro nel soffritto. Intrigante da scovare la bellezza che audacemente nasconde. Un concetto che, da quando Carmen Consoli l’ha cantato, ha spesso trovato conferme. Se poi si cerca su Google Milano+bella si aprono 1720000 pagine, contro le 417000 di Milano+brutta, e non si tratta di siti di agenzie viaggio. Cangiante, questo sì. L’ha descritto bene Aldo Nove in Milano non è Milano, titolo che capovolge la tautologia con la contraddizione, rimandando allo stesso concetto transitorio di Eraclito. Perché Milano cambia velocemente e non aspetta lo stupore di chi lo nota. *pregiudica come pregiudizio, non come rovina. [Non volevo parlare di questo, quando ho cominciato a farlo] distillato da china |
21:07 | commenti (6) 01/10/2005 Qualcosa che ti passa Appuntamento alle 18.30 di fronte alla Feltrinelli di Piazza Piemonte. Spendo l’anticipo lungo le vetrine di Via Marghera. All’altezza del civico 37 appunto sulla mano sinistra il nome di un Caffè dove, vista l’abbondanza sbirciata delle vettovaglie, tornerò per l’aperitivo. Ma la penna sulla pelle non funziona, così non mi rimane che un segno rosso temporaneo. Tra l’appunto e un cielo annotato che alterna merletti rosa antico ai cerulei più spudorati, appena sopra il tetto del Teatro Nazionale, Marco Parente e Asso Stefana provano l’audio. Faccio finta di curiosare tra le scansie, ma fuggono le occhiate verso i sa-prova-uno-due-sa. L’assaggio di questa prima faccia di Neve Ridens - l’altra, come sappiamo, farà capolino a febbraio - sa di Lampi sul petto, quella che con soffi all’armonica ammette se inizi a sprecare l’amore, l’amore è uno specchio che non ti fa il verso, sciolti in un lungo fiume di specchi, dove vivi solo se non ti vergogni. Da poco levato, lo stupore, atterra sull’incipit al piano di Io aeroporto, quando di nuovo si alza il verso ora so che cosa voglio, la forza di adorare qualcosa che ti passa, che cambia per sempre. Una frase così eroica e disarmante da girare in testa e persuaderla a girare a sua volta. Non può mancare Il posto delle fragole dove solo io e te nel posto delle fragole è l’unica cosa che si lascia cantare. Alla fine, quando gli applausi detonano, Parente invita i dilettati alla Casa 139, mentre io, sorprendendomi ancora, finisco al Rainbow a ballare i Raveonettes. distillato da china |
23:14 | commenti (3) |
"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me"
(Dcfc) 02blog a day in the life analize apomorfina associazione di idee autorun banality bestiario blackhair blue blanket bolla brouhahaha daria das kleine chaos delay decay attack ele empty's room enofede enver fainberg flickrthief friends of mine garnant gecco icepick il postino indie imogene indiessolvenza inkiostro jeff buck l'ordine carmelitano la bellezza delle cose logantime lonox margopolis mazarine passengerseat polaroid smetto quando voglio subliminalpop tangerine toscanella tragedie greche whistlestopcafe *loading* |