distilleria

30/09/2005

Delirio

Vengo a sapere che il celebre Conosci te stesso del tempio di Apollo proseguiva all’interno con e conoscerai l’universo. Allacciatura indovinabile ancor prima di muovere i passi per seguire dove il concetto vada a finire, ma ben più appagante alla vista di ciò che, ancorché previsto, è davvero. E’ una di quelle frasi che suggeriscono un prosieguo, aprendo a rilanci inesauribili nell’intento di cogliere il motivo del consiglio. Paradossale come dire Sii spontaneo, di fronte a cui il destinatario può assecondare la richiesta solo disobbedendole, assomiglia di più a un ordine preciso. Non è proprio la stessa cosa prescrivere la conoscenza di se stessi e pronunciare una frase assurda come dovresti amarmi, ma l’imperativo di per sé mi fa chiedere perché, con quel complemento oggetto, sia necessario ricorrere a tanto. Tra lui e il verbo ci sono le acque, a volte impetuose, a volte calme o addirittura assenti, di un fiume rispetto al quale loro rappresentano gli argini. La possibilità di andare da una sponda all’altra - lo diceva Siddharta - può dipendere dal flusso e da chi affronta il guado. E allora mi dicono che è sempre stato un tabù, che bisogna lottare ancora per molto, che se mi arrabbio è normale, che è come quella cosa che tempo fa avevo detto, del sale e delle dita bagnate. Quando decidi di spargerlo, è più quello che rimane appiccicato alle dita che quello che cade.

distillato da china | 14:22 | commenti



29/09/2005

Spelunking

Dopo due giorni di disavventure automobilistiche per merito delle quali l’addetto al carro attrezzi dell’Aci è diventato un intimo amico, dopo essermi di nuovo appropriata della macchina morta in mezzo a un incrocio all’ora di punta, dopo aver combattuto contro gli improperi a pioggia dei ritardatari, dopo aver udito al parcheggio dell’Ipercoop Jeremy dei Pearl Jam, dopo almeno altri tre guai valutari a sborsare gli ultimi ramini, mi è capitato di aspettare il nove in Viale Piave per ore ed ore, scure. C’erano l’influenza di Laura Veirs e la correità della caligine, così che fosse inevitabile sentire affiorare dalle onde una Spelunking magnifica. Il mare era il viavai di una città sommersa per cui chiedevo dove andranno tutti e dove vado io. Ninfea attesa senza saperlo, io stavo aspettando il tram, quello anni cinquanta in cui c’è ancora scritto vietato sputare. Tra qualche istante vedrò le due luci affacciarsi dalla curva - pensavo. Salirò trepidante sulla pedana e troverò un posto a sedere. E poi, autista, quando maldestramente frenerai in prossimità dei semafori, lo spostamento mi ricorderà dove sono e dove lontano mi hai portato.

distillato da china | 16:23 | commenti



24/09/2005
Fendinebbia
Non scende il silenzio sulla strada verso il mare, ma quella cosa che corteggia la sterrata prima e l'asfalto poi è la nebbia. Concentrandomi su di lei, la coda dell'occhio mescola col buio le lucine arancioni dell'autoradio e, nel gioco di rifrazioni tra i fanali e i catarifrangenti dei segnali, invece di spingere il pulsante per fenderla ho saltato i Nouvelle Vague, proprio nell'istante in cui in a manner of speaking I just want to say that I could never forget the way you told me everything by saying nothing. In a manner of speaking I don't understand how love in silence becomes reprimand, but the way that I feel about you is beyond words, lascia il posto a give me the words. L'attenzione ha deviato l'intento, dal fendinebbia al fast forward, spostando le stringhe luminose del display verso sinistra, a riazzerare i minuti. Mi ritrovo beyond the ridge on the left, you asked me what I want between the trees and the chirping by the shading pond, prima che i Calexico e Iron & wine rispondano ho passato un'ora con te, dovrei volere di più? Trovo un filo rosso nell'orda del caos, ma mancano i passanti e i bottoni. Facciamo che questa volta mi slaccio. Nell'intervallo dei secondi tralasciati, uno sguardo si è incontrato, di quelli che hanno sempre combinato guai. Se ci fosse un'illusione ottica e un dito che si sposta poco sotto dove dovrebbe andare, si tratterebbe di un dipinto a due dimensioni che dà l'idea del bassorilievo. Perché visto o non visto poco importa, sulla strada verso il mare ciò che passa è ben altro. L'avevo notato in treno, il piglio riflessivo degli sconosciuti che guardano il paesaggio dal finestrino, fissando un punto immaginario tra le frotte d'immagini veloci, un cerchio concentrico concentrato di chissà quali ricordi.
distillato da china | 17:08 | commenti (3)



15/09/2005

Sofismi o avverbi

Io credo non sia per il disco o per il vecchio, ma per il momento, se in questo momento l’ascolto di un vecchio disco non mi è insopportabile. Momento non vuol dire niente del tempo, ma sicuramente dice qualcosa di me, perché il tempo invece c’entra con l’insopportabilità e allora il rimando esiste solo in virtù della proprietà transitiva. Si ponga un periodo di due settimane che sono quelle tre canzoni, una per ogni angolo di strada, per ogni via, per la cena, per lo sguardo, per quell’attimo che di passaggio ha segnato il ricordo e per tutte quelle cose che il tempo ha annaffiato creando giardini forse mai esistiti. E la paura di questa non esistenza e del sogno, della perfezione di un particolare in una canzone, dell’abbaglio che sono a volte i dialoghi nel ricordo. Perché anche solo un avverbio di tempo, al posto di uno di modo, sposta la metrica della frase, i pesi degli accenti su tronche e sdrucciole. Come sempre, come ogni volta e per sempre, basta poco per dar loro fiducia. Anche una lieve torsione della memoria o un microscopico buco può far essere altro tutti i significati con cui abbiamo riempito parole come felicità. Una faraona ripiena la confonderesti con un misero pollo? Le tre canzoni, allora, diventano cento mille giorni, moltiplicando le ore e i dettagli, quelli immaginati dai pensieri a seguire e dai sogni vividi che anche stanotte ho marinato. C’era una cassetta nella cassetta della posta. Due case fa e chissà quanti giorni. Come sempre, come ogni volta e per sempre, basta poco per dar loro fiducia.

[Il tao del 12 settembre cancellato in ritardo non era opera mia. Qualcuno conosce la mia password per caso?]

distillato da china | 14:09 | commenti (2)



12/09/2005

Fuori

Cos’è questo periodo che non rientra nel periodo né nelle frasi che lo compongono, se non per fuga dal periodo stesso, come in questo momento di svago (ma volevo dire divago che come sostantivo non esiste e divagazione è triste)? Prima Nove vite da donna, poi La bestia nel cuore e infine I giorni che cambiano, che tra Locarno, Venezia e Berlino hanno scelto Milano. Ho cambiato film, schermo e poltrona, posto centrale, davanti, dietro, ma alla fine è la stessa sensazione che ho provato. Fuori dal fortilizio che è questa casa avvolta dal fumo e dalla parola che è mia e che rimbomba flettendo o avviluppando le spire, quelle non già dissolte dai cinque minuti andati. Se lo osservo dalla sedia, il lungo Corso su cui si affaccia, rientra in due rettangoli di finestra. Il mondo si muove fuori con il traffico delle sei, le ambulanze avanti e indietro tra policlinico e tangenziale. Tanto per far rumore.

distillato da china | 14:11 | commenti



10/09/2005

Silencio!

A vicinanza ristretta, il concerto dei Wilco seguito da quello di Pedro The Lion, è stato come uno sconosciuto invadente che profana lo spazio intimo avvicinandosi alla bocca e all’orecchio e ti costringe a impercettibili passi indietro, ma anche la goccia di alcol che permette all’ebbrezza di non smorzarsi. La tempesta emotiva era una notte insonne, vergata dai copertoni che rotolavano sul pavè, più rumorosi per la pioggia. Faceva pensare a una lettera d’addio, con in cima un asterisco che avvisava di non prenderla sul serio, che sarebbe stata utilizzata al momento giusto e copiaincollata. Hai presente quelle frasi che ti nascono quando cammini per strada e non hai nessuno a cui riferirle, né un foglio su cui appuntarle e lo scontrino l’hai buttato e non hai la penna e il telefonino non ti viene in mente, tanto che sai benissimo rimarranno chiuse in quel momento e irrimediabilmente dimenticate? Di quelle frasi rimane un guazzabuglio di verbi e nomi propri senza incastro che perdono il succo per strada, come l’altro giorno quel camion di pomodori in autostrada. Ma lo sapevo. Che la notte a volte esaspera, che ci si deve dormire sopra, e non vegliare, che il mattino dopo è sempre diverso. Anche Glenn Miller sarebbe d’accordo.

distillato da china | 13:31 | commenti


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
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