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distilleria
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30/07/2005 Finito a pancia all’aria, un insetto bruno e coriaceo ruotava le zampe spinose per far leva sul pavimento. Era grosso almeno due centimetri per quattro, aveva in fronte qualcosa di simile ad un paio di corna, e le sue zampe tigliose spettinavano l’aria. E’ stato delle ore a dimenarsi in uno sforzo strenuo solo per ritrovarsi a girare su se stesso. Quando sono tornata a casa era ancora lì, sul pianerottolo, che continuava la lotta, allora l’ho aiutato con un bastoncino. Ma mi è rimasta insopportabile l’idea - per lui e per me - di aver sprecato così tanto tempo. distillato da china |
14:16 | commenti (2) 29/07/2005 Tela di ragno Se stasera vado qui* e domenica qui, tutto mi ricorderà l’estate di due anni fa. Perché sono a buon punto, e di parallelismi e riferimenti, di quelli più astrusi e incompatibili, ne snocciolo a iosa già di mio. Quella persona mi ricorda quest’altra, qui c’ero venuta con lui, là c’ero stata con lei e laggiù con loro. Quel rosso mi rimanda il rosso e questa strada, anche se non l’ho mai battuta, cerca di dirmi qualcosa. Da una percezione si costruisce un mondo a tela di ragno, che concentrico vi rivolge le linee, così che inquietante tutto trovi un posto e un’impressione prevedibili. Delirio. Più o meno era questa la metafora che aveva usato il professore di psicopatologia, per spiegare il suo valore costruttivo di fronte alla perdita dell’evidenza naturale e allo smarrimento. [*a Urbino non ci sono ancora gli abbonamenti per Frequenze Disturbate. Ora, se uno non ha la carta di credito per acquistarli online, come fa ad usufruire dell’ingresso gratuito all’Ancona Indie Weekend?] 28/07/2005 [metonimia] e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale sicuramente la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te. (da Crave, Sarah Kane) La negazione che afferma Negli istanti in cui è vietato rimuginare, perché è il ventotto luglio, perché finalmente sono qui e posso decidere il programma della giornata senza sguardi obliqui all’agenda, perché sento le cicale e l’onda blanda, del solleone a quest’ora, si presenta la stessa profusione stramba, che non è nostalgia, non è spleen, né voglia di riavvolgimento. Forse è come l’altro giorno: stordita dal chiasso di bambini urlanti nel vagone, volevo per loro un arrivo immediato, ma giunti alla stazione di frantumato rumore, reggevo a stento il silenzio santo. 27/07/2005 Zanzare Ieri sera, davanti alla finestra con un bicchiere di vino bianco, Bologna soffiava aria di attesa e trepidazione, ma anche fosse stata solo brezza, io l’ho sentita più forte. I Marcilo agro e il duo maravilha non ci hanno messo tanto a fermare il momento, è bastato che ci fosse un momento e me. Dicevano hai porte che si aprono soltanto quando io ti dico che non sarò capace di rubarti quello che hai lì da un po’ da parte lì per me chiamami quando ti sarai seduta sui tuoi gesti in attesa di qualcuno che ti dia una scusa e ti dica che è venuto lì per te. 18/07/2005 Sovrapposizioni E poi un giorno arriva un messaggio che recita ti va domani sera di fare un aperitivo? Ore venti in Piazza Vetra? Da una persona che proprio non te l’aspettavi e che ti fa dire ma guarda com’è stata gentile ad aver pensato a me, nome smarrito in una rubrica. Non l’hai atteso, forse certe sere sperato, un invito estemporaneo, imprevisto e senza premesse, che ti togliesse di dosso le ceneri del giorno e che sospendesse un boh, vediamo. E adesso, guarda caso, proprio quella sera hai un altro impegno. Hai ripensato a quel sabato. Ti ha chiesto il numero di telefono, ti ha detto dai, così organizziamo qualcosa, un giorno che vengo a Milano. Quelle cose che si dicono. Invece poi arriva un messaggio e tu mi spiace domani non posso, ma avrei potuto sempre. Faremo un’altra volta sicuramente. Del resto perché perdersi di vista, eravamo entrambi simpaticamente critici. E’ vero, lo eravate, benché quell’aggettivo si riferisse ad un solo discorso, l’unico che avete fatto. Il resto, se ben ricordi, erano solo saluti a una faccia nota. distillato da china |
11:54 | commenti (1) 11/07/2005 Scatole cinesi…rotte 1) Per tutta la mattina, con un picco nel mezzogiorno, ho avuto una fame assoluta, esclusiva e non soddisfatta, di spaghetti di soia con gamberi. 2) Poco fa qualcuno mi ha paragonata a quelle fontanelle cinesi che utilizzano il ricircolo dell’acqua. 3) Sempre oggi, in un manuale di psichiatria, ho trovato l’esistenza di una sindrome - detta del ristorante cinese - che sembra essere causata da una sostanza, il glutammato di sodio, presente nei cibi cinesi. Consiste in sintomi che simulano un attacco di panico: palpitazioni, parestesie, debolezza e stordimento. distillato da china |
15:46 | commenti (3) 04/07/2005 [Mentre qui piove] I came to your party dressed as a shadow and you never knew, you never knew, I rolled through the halls like a velvet wave, as quiet as an empty stage, I blackened your eyes and stole the light from your glass, but in the cold calm of the morning, I lay like a death-kite on your lawn, I came to your party dressed as a shadow, without invitation, without a motive, I parked three streets from the moonlight - the soft walk to your house on a silver string, you were dancing in the backyard to a biscuit-tin beat, I slunk between the notes, posting them off to the night, this is symptomatic of you and me: I have jars full of your breath, I have shelves of your words but you have nothing of me but a space where I would be. distillato da china |
17:46 | commenti (2) |
"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me"
(Dcfc) 02blog a day in the life analize apomorfina associazione di idee autorun banality bestiario blackhair blue blanket bolla brouhahaha daria das kleine chaos delay decay attack ele empty's room enofede enver fainberg flickrthief friends of mine garnant gecco icepick il postino indie imogene indiessolvenza inkiostro jeff buck l'ordine carmelitano la bellezza delle cose logantime lonox margopolis mazarine passengerseat polaroid smetto quando voglio subliminalpop tangerine toscanella tragedie greche whistlestopcafe *loading* |