distilleria

30/06/2005

F

Le lettere scivolano lungo la diagonale, mi chiedo cosa ci abbiano messo in questo caffè. La fuga delle sillabe dal centro alla periferia, confonde l’accomodamento incerto con la miopia. Mi affido all’attenzione, si rivela una cavalletta briccona sui tasti di un pianoforte. Si sposta attraverso assonanze elementari: l’odore di fieno che sento da questa posizione ha il gusto di fiele, di forno, di frutta. Un giorno di questi, ripassandoci, nella scena di un campo a rondelle dopo la mietitura, sistemerò anche queste mie righe, vergatura dopo vergatura.

distillato da china | 21:09 | commenti



29/06/2005

furlo[Ultimamente la cosa che mi riesce meglio è la fuga dai doveri. Chi s’intende di psicologia dinamica direbbe che sto ridimensionando il mio rigido Super-Io, ma ad uno sguardo più approfondito è la superficie che prevale: semplicemente, nei limiti del possibile, mi dedico all’arte del sollazzo. Nell’affermare questo, però, smaschero il mio tentativo di espiare il senso di colpa per dedicare poco tempo allo studio, sovvertendo l’interpretazione di cui sopra. Se infatti avessi davvero intenzione di modificare tale istanza, non mi troverei nemmeno qui, adesso, e non parlerei di questo. Esame di Stato a parte, l’altra sera, folgorata dalla bellezza del Furlo in questa stagione - ogni anno si rende oggetto di sorpresa - mi sono documentata un po’ e ho trovato quanto segue]

Il Furlo non si è sempre chiamato così. In tempi remoti era Saxa Intercisa (pietra spaccata o sasso rotto), Petra Pertusa (pietra forata), Forulum (piccolo foro), poi volgarizzato in Forlo e quindi Furlo. Avevo una vaga idea della sua utilità ai tempi degli Etruschi, perché in più occasioni ha rappresentato la meta di escursioni scolastiche, e poi un amico esperto della materia a volte riferiva, ma nel mio immaginario è sempre rimasto saldamente legato al primo maggio e alla crescia sfogliata con pancetta, pomodori e melanzane, alla moretti e alle mozzarelline fritte. In realtà questa fenditura rocciosa ha acquisito importanza per l'esigenza estrusca di difendere la Padania, migliorando i rapporti con gli umbri e ricercando facili collegamenti tra Rimini e Roma, le due città etrusche di frontiera. Era creatura di Türan, Dea della bellezza, passo venerato come espressione del fascino della Dea. E pensare che un tempo, per ammirarlo, bastava che aprissi la finestra.

distillato da china | 15:02 | commenti (1)



27/06/2005

31.2° a finestre chiuse

A chi mi dice che l’ultimo Smog A river ain’t too much to love, non si addica alla stagione, rispondo a bruciapelo che è vero, ma poi mi chiedo perché dovrebbe farlo e secondo quali leggi non scritte. Se invece prendo tempo e leggo il testo di Running the loping si svela l’arcano. Qualcuno che come controfigura mi assomiglia dice che it’s summer now and it’s hot and the sweat pours out, and the air is the same as my body and I breathe the body inside out, raccontando la scena a pennello. Cosa vuoi pretendere se non queste ballate stralunate, qui dove l’acqua è la cosa più frizzante? Di sera il Naviglio chiuso al traffico ardito ardente riflette torbido fenditure di cielo prugna e le tigri che volano dagli angiporti tra le sedie e i tavolini mi aiutano a smaltire il mojito nel sangue. La faccia è tirata a lucido e gli occhi hanno gli avvolgimenti degli zampironi. Similmente la chiusa di Let me see the colts porta allo smarrimento l’ultimo indizio della notte e spegne i lampioni, perché nella marcia del rullante s’intravede la mano dalle lunghe falangi che all’alba bussa alla tua porta con una scintilla nel cuore e ti trascina giù dal letto. Non lo so se resisto, Milano, la mia vita è attaccata ad un ventilatore e non ho tempo né risparmi per un po’ d’aria condizionata, quella che concede lo zonzo. Risponde la voce umbratile di Bill Callahan in Palimpsest con winter weather is not my soul but the biding for spring…why’s everybody looking at me, like there’s something fundamentally wrong, like I’m a southern bird that stayed north too long. La posizione più propizia sembrerebbe quella oblunga di un triclinio. Io aggiungerei una veranda, un po’ di vento, gli svaghi di luce della sera tra le foglie di fico e lo so io.

distillato da china | 14:47 | commenti (5)



21/06/2005

Noi pietre

Più di un mese fa sono andata alla Casa 139 ad ascoltare Dustin O’Halloran dei Devics in versione solo piano. Questo era imbrigliato in un groviglio di luci da albero di Natale e ad opera dei bagliori suscitati, un po’ di suggestione ipnotica la dava. Dietro il piano si muovevano i fotogrammi di un filmino. A grappoli di note succose la musica fluiva come dopo una spremitura, ed erano quasi percepibili gli sguardi prensili degli astanti, a dire la verità una volta raccolti si perdevano, come sbornia dopo la fatica della vendemmia. Nel loro riflesso osservavo i miei pensieri dipanarsi a partire dai pezzi, come tagli di forbice allo stesso gomitolo. Un meta-pensiero mi suggeriva come il pensiero più facilmente possa prendere le mosse da una melodia simile e senza parole. Eravamo lì tutti insieme, immersi nel vino nuovo di pensieri ubriachi. In nessun modo somiglianti gli uni agli altri, ma accomunati dai motivi intrinseci che nella vita di ognuno avevano spinto fin lì, a divaricarli. Dal filmino erompeva l’immagine di un fiume in piena che via via si svuotava fino a diventare rigagnolo e poi letto di pietre. Allora ho pensato che siamo proprio come quei ciottoli levigati dall’acqua impetuosa, che finita la veemenza, rimangono lì, a ricordare l’acqua passata con la propria rotondità, foggia, colore, struttura. Perché la frase qui il tempo passa e quasi orma non lascia, come fa ad avere senso?

distillato da china | 15:27 | commenti


Imprinting

Ascolto i Piano Magic con il repeat, ossessiva e compulsiva come al solito, anche nello stendere le pieghe del divano ogni volta che mi alzo. A chi me li ha fatti conoscere, se sta leggendo, dico che dopo un anno e due mesi è giunto il momento e che il suo presagio non è fallito, soltanto differito. Eravamo in un ristorante dell’entroterra feltresco che si chiama come lo scoppio primordiale da cui si pensa si sia formato l’universo. Il proprietario, quando sei andato in bagno, è venuto a chiedermi volete un ammazzacaffè? Ho risposto che ti avrei aspettato. Sì, aspettiamo suo marito. Non è mio marito. Allora è il tuo fidanzato. Nemmeno, è un amico. Ancora credete nell’amicizia tra uomo e donna? Ho pensato e se si facesse gli affaracci suoi? Al di là delle fantasie ridanciane su come sarebbe stata la nostra serata se davvero avessimo avuto le fede al dito - ricordo di un film, della lettura di un libro e di chi si lamentava della luce accesa - io penso che questo sia il periodo critico, nel senso inteso dagli etologi riguardo all’imprinting, il periodo in cui si ha una maggior apertura a certi stimoli e al di fuori del quale nessuna giuntura si può stringere, né prima né dopo.

distillato da china | 15:21 | commenti



20/06/2005

Tornavo a casa, i capelli intrecciati alle nuvole. Life Gate era lo sfondo sui miei pensieri persi. Una frase di Lennon mi cattura, quella sulla vita e su ciò che vi passa sotto. Ho pensato: siamo questo, il rimando improvviso quando pensiamo ad altro.
Dai fermenti della notte bianca dalle frittelle della festa rionale ho dato fiato a un pensiero passo dopo passo se distilleria cambia lo fa specchiando l'ombra che vi passa un pensiero che ha uno spazio e un tempo è il verbo andare e venire lo posso cronometrare sarà di dieci minuti sarà di ore e si apre a spiraglio come una tenda si scosta e lascia filtrare la luce qualcosa si è spalancato ho camminato fino a Porta Venezia con il sorriso e la musica intorno un po' come l'idea di birra al tramonto nei giardini di Via Palestro ho letto una frase di Lou Andreas-Salomé che dice se al tuo paese sono spuntati dei confini sia tuttavia la tua anima troppo grande per loro.

distillato da china | 18:32 | commenti



16/06/2005

niente

l’adynaton sottolinea con enfasi un fatto impossibile. la brachilogia è quel modo di esprimersi ellittico consiste nell’omissione di un elemento della frase. ho poi scoperto che il soliloquio ha questa sfumatura è un monologo in forma di confessione controllata come se fosse presente un ascoltatore. allora non so che forma dare alla spremuta di meningi. forse quella di brocca o di bicchiere. due tre cubetti di ghiaccio userei ora l’una ora l’altra o forse rimanderei. fino al solstizio o ancora un giorno un giorno in più e invece qui. non fosse per i giorni a rettangolo come di chi dalla finestra guarda fuori ma oggi no. ho riascoltato non ti aspetto più neanche se quando ritorni ritornasse un’altra estate non ti aspetto più è passato molto tempo le mie stagioni sono già finite non ti aspetto più e vado via da qui oltre questo ponte un altro ponte e ancora un fiume e un altro fiume ci sarà non ti aspetto più e vado via perché oltre l' orizzonte un altro mare e ancora un mare e un altro amore ci sarà.

distillato da china | 19:04 | commenti


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
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