distilleria

24/02/2005

Legendary

Mentre ascoltavo Emoh di Lou Barlow e precisamente la traccia numero quattro mi è venuta in mente questa cosa in realtà latitava da un po’ dentro le pareti rosa di questa casa allora forse è più appropriato dire che ha trovato il modo di uscire allo scoperto di dirsi osa semplicemente si è costituita consegnandosi alla giustizia a pensarci bene era più comoda una baracca sull’Aspromonte di questa cella stretta come quella di Cagliostro a S. Leo ma come si dice ora ho la coscienza a posto ho pensato questo di averle battute tutte le strade e di non avere più colpi anche le righe non hanno altro senso che l’intento di afferrare non l’ho fatto di proposito credevo piuttosto di aver stornato la lena e di averla messa a riposo eppure non mi davo pace volevo ancora quello che sto scrivendo adesso è una ribollita mi sembra di scrivere la stessa cosa da anni e ora che la noia di rileggermi rimbomba tra le mura di costruzioni che si ripetono non caratterizzando ma costringendo mi chiedo se ci sia dell’altro qualcuno mi ha detto a tal proposito che sembra sfugga sempre dalle mani qualcosa mai frase vaga fu così lampante avendo chiaro il riferimento ci sono sillabe che per dirle bisogna averle forse adesso risponderei così potrei parlare anche d’amore ma ne parlerei come di canne e festuche e fuscelli ai bordi dei laghi la parola adatta è vacuità la vacuità e l’affanno di non avere indizi a favore ironia quando serve sorrido mi chiedo che cosa ho nelle mani il sapone mi volto quanto spazio ha trovato l’illusione e quanta superbia vanesia mi ha spinto a farle posto mi piacerebbe scrivere che se non si può avere tutto tu sei 

distillato da china | 17:59 | commenti (3)



17/02/2005

Libertà condizionale

Le parole che non abbrancano

Sbando guardando le parabole del viso che di sinuoso hanno il suono e il voluttuoso. Sono come uno schioccare di dita al tocco, un film rosso pruriginoso. Non ci crederesti se lo spiegassi meglio, se mi ascoltassi ti fideresti di più di uno scherzo. Sciocca, diresti. Ed io mi troverei ad inventare che era tutta una burla, che mi andava di ridere un po’. Così da levare lo sguardo - non nel senso di alzarlo - e alla gogna morire, vergogna! Canterei Ending song di Keren Ann per accompagnare la nostra Valanga di Catalani, cercando di fare il verso a quelle frasi come tremare senza freddo o la pioggia del mattino senza nuvole, cioè a tutte quelle cose che sono solo senza qualcos’altro o che comunque non originano da ciò che ci si aspetta. Per alcuni è un modo di dirlo schermato, per altri fantasioso. C’è anche chi dice che la metafora sia una forma di difesa intellettuale rispetto al contenuto cui rimanda, un distanziamento affettivo dall’ansia che reca. Allora ricomincio.

Ho le vertigini mentre guardo i lineamenti del viso sinuosi, che solo a dirlo immagino un suono morbido, come nell’onomatopea più delicata [un flauto di Pan in sottofondo e un rivolo d’acqua che scende a serpentina sul vetro, dopo esser stata la goccia che incontra la mia finestra per un soffio più forte di vento], ma sento anche che c’è qualcosa di più vicino alla voglia matta di toccare, qualcosa di più basso - azzardando una gerarchia. Non faccio in tempo a pensarlo che già ci vedo la mano sopra, così so in un momento dove corrono i pensieri e quanto potere hanno sui movimenti della mano. [Il vetro racconta della mano che ha cancellato la condensa per vederci meglio]. Più volte Haruki Murakami ha affermato, prestando voce ora all’uno ora all’altro personaggio, che scrivere srotoli le matasse; ma più mi addentro, più circoscrivo e dilato. 

distillato da china | 19:04 | commenti (1)



04/02/2005

Interrogativi inquietanti, e sono tanti e sono tanti

Alla fine cosa importa ciò che c’è, che manca o che passa, in tutte le forme? E perché l’assenza paga? Ed io sono paga di cosa?

distillato da china | 18:48 | commenti (5)


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
*loading*