distilleria

26/01/2005

Alt

C’è un momento in cui il pensiero si blocca, fedele all’aggettivo testardo di un mulo. Quando meno me lo aspetto - e a questo punto non capisco perché, data la ricorrenza, non lo aspetto (però è vero, ci sono ritorni periodici che ci colgono del tutto impreparati) - in macchina, tentando di non falciare uno specchietto o in bagno riempiendo la vasca fino all’orlo, il pensiero s’interrompe e diverge. Non si trattava di questo deviare, poco fa, ma il calcolo di quanto ciò si discosti da tale definizione, mi ha comunque condotto fin qui, a pensarci di più. E alla fine non fa differenza, no? Voglio dire che là dove ci sia la tendenza dei pensieri a legarsi, c’è anche la possibilità opposta, quella di sciogliersi. In condizioni simili capita di non guardare la strada prima di attraversarla, o di beccarsi una craniata, perché i pali nascono sulla via come funghi metropolitani nel sottobosco della città, a volte anche un po’ allucinogeni, se esiste un’allucinazione al contrario, di una cosa che non vedi ma c’è. Talete ci è pure caduto nel pozzo, a furia di guardare le stelle. La serva che assistette all’accaduto lo prese in giro: “Ti appassioni tanto alle cose del cielo e ti sfuggono quelle che hai davanti, non vedi la terra sotto i tuoi piedi”. Venendo al dunque, c’è una cosa che non mi va giù. Se conosci una persona, non puoi più conoscerla di nuovo, senza riconoscerla.

distillato da china | 16:09 | commenti (1)



25/01/2005

Questione di volontà?

Dillo. A coloro che ti chiedono perché. Che hai le dita gelate. Che alla Rinascente hai cercato un paio di guanti, ma hai trovato o quelli di pelle da assassina, che anche scontati del cinquanta per cento adesso non puoi permetterti, o quelli accessibili, ma con colori che fanno a botte con coni e bastoncelli, che allora non te la senti di agguantare. O quelli senza dita, che non ne hai mai capito il senso. Come la consuetudine olandese di bardarsi sotto la pioggia coprendo tutto il corpo, fuorché la testa. Che sei stata al Goganga a vedere i Kills gratis, che dall’acustica sporca come i bagni dei bar di Milano, non hai capito se ti piacciano o no. In compenso la Carlsberg sì, ché a volte la chiusura dei quattro sensi a favore di uno è migliore di ogni ascolto aperto. Che, a tal proposito, hai voglia di andare in quel ristorante indiano dietro Piazza Missori, perché ti hanno detto che i gamberi fritti e il gelato al pistacchio come li fanno lì non li trovi altrove, sicché sono la fine del mondo. Che vuoi tagliarti i capelli, perché l’ultima volta che l’hai fatto una luna storta li ha cresciuti così in fretta, che ora rotolano fuori dalla sciarpa con irriverenza e fastidio. Che però il tuo parrucchiere è a quattrocento chilometri, e non fidandoti di mani altrui, soprassiedi e aspetti. Che tante volte lo fai, a pensarci. Dillo. A coloro che ti chiedono perché. 

distillato da china | 18:02 | commenti



08/01/2005

Rock poetry

Un foglietto rosso in centrotavola informava che alle ventidue e quindici una voce recitante e una chitarra acustica avrebbero invitato a un breve viaggio nella canzone d’autore degli anni Settanta. E fin qui niente di nuovo, se non fosse stato che sotto l’occhio di bue i protagonisti erano due ragazzi di sedici e diciannove anni; quest’ultimo, in austero vestito nero - un po’ mi ricordava l’adolescenza di Rupert Everett - prestava voce alle traduzioni di Dylan, Cohen, Drake, Smith, Reed, con un timbro asciutto, ma cavernoso quanto basta a far eco di sé in noi presenti, a tenermi attaccata al leggio, mentre letteralmente inseguivo i voli della sua mano destra e contavo nelle mie gli anni che ci separavano. Il primo, sbarbatello paonazzo, metteva in cornice le parole, arrangiando le sonorità dagli accenti sconvolti, come un piccolo genio delle sei corde. Era un impasto di stupore e ammirazione, il mio, davanti a quei timidi Jacopo Ortis, che a pochi anni dal risveglio dei sensi, sapevano versare passione senza sembrare fantocci nelle mani di chi ha già dato. Se vecchiaia potesse e gioventù sapesse, sì, ma a volte basterebbe che solo fosse.

distillato da china | 11:39 | commenti (1)



05/01/2005

Bicchieri

Finita la festa, recuperare i bicchieri sparpagliati per casa è molto informativo. Specialmente quelli di carta o di plastica con su scritti i nomi dei proprietari, come nelle feste di compleanno delle elementari, parlano da soli. Raggruppati in insiemi di tre o in coppie - queste ultime, chissà perché, sempre in posti appartati - la dicono lunga sulle dinamiche finali e sui percorsi calcati dagli astanti. Per un attimo, sentendo il cicaleccio ingarbugliato proveniente dalla stanza accanto, ricordo di aver pensato, un po’ in forma interrogativa un po’ no, a che cosa avranno da dirsi tutti quanti. Ci sono voci che prevalgono su altre, così capita di ascoltare dialoghi incrociati, a volte, che trascritti e riletti, lo so, mi farebbero morire dal ridere. Il DSM IV lo chiama depersonalizzazione, il fenomeno dell’alterazione dell’esperienza di sé attraverso cui si ha a tratti la sensazione di non appartenere più al proprio corpo, di essere da lui distaccati e lontani. A me ricorda quando da bambina soffiavo così forte sui colori diluiti nell’acqua, da credere di diventare più leggera e iniziare a volare. In quel momento invece, che ne so cos’è stato, un istante di lucidità nell’offuscamento? Fatto sta che ho pensato si trattasse di un prodigio anche solo parlarsi e capirsi.

distillato da china | 18:10 | commenti



04/01/2005

Nastro

Indisposto il vecchio stereo del novantadue alle mansioni di lettore cd e malaticcio anche il mangianastri, si è ammansito alla terza cassetta - le prime due ingollate per antipasto, incetta per l’inverno. Ne ho pescata un’altra, che se fosse un silos sarebbe una polveriera, coperta dalla cipria del tempo nella parte più estesa, le tracce scritte in verde e una grafia che non mi appartiene più, mi ricorda soltanto. Occhio e croce otto gli anni dall’ultimo ascolto. Mi concentro con l’indice su play per catturare il baleno. Succede qui e adesso ed è comunque merito del nastro ripartire esattamente da dove l'avevi lasciato, un cd non può. Emette un fischio strano, singhiozza, uno, due respiri trattenuti, poi she tastes like the real thing, my fake plastic love, but I can't help the feeling I could blow through the ceiling, if I just turn and run. La meraviglia ha lo stomaco che è un pugno chiuso. Lo vorrei strappare, vedere se mi ricordo come si fa a lanciare la pallina il più lontano possibile. Ai tempi dell’atletica leggera era la specialità che mi riusciva peggio. Se questa è telepatia, sembra quasi che qualcuno l’abbia chiamata a dettare. Mi dice che forse è arrivato il momento, il momento di riavvolgere il nastro.

distillato da china | 15:52 | commenti (1)



01/01/2005

il cielo delle sette e trentasei

distillato da china | 19:33 | commenti


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
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