distilleria

27/08/2004

Gabriela Mistral

Sento dire quanto sia inutile, la poesia. Perché, se hai qualcosa da dire, non usi la prosa, più distesa, più lucida, più vicina al verbo dei giorni? Dai, siamo nel terzo millennio. Non credi sia priva di quella forza gravitazionale verso cui tendono tutte le cose? A che scopo alzarsi in volo, scherzare col ritmo, cercare l’artificio più adatto? Perché di artificio si tratta, non trovi? Puro e vizioso esercizio di stile. E perché si leggono poesie? Cosa ci vuoi trovare dentro? Quale identificazione o lontananza? Sì, questo l’ho provato, no, questo non ancora, questo poi, mai? E’ per chi non ha pazienza di seguire una trama, per chi vuole tutto e subito.

Non mi pronuncio, non dico la mia. Non lo so, non voglio sapere, non ci voglio pensare. C’è una cosa, però, che da qualche giorno mi gira intorno. E non è casuale. Una poetessa: Lucila Godoy Alcayaga, conosciuta con lo pseudonimo di Gabriela Mistral. Per tre ragioni, dicono, perché ammirava Gabriele D’Annunzio e Federico Mistral, ma soprattutto perché nutriva una passione smodata per il vento, il Mistral della Provenza, secco, caldo e appassionato. Cosa so di lei? Che era cilena, ha vinto il premio Nobel nel 1945, fumava sigarette - una donna perduta, per i benpensanti -, era tanto introversa quanto ribelle ed esaltata nei versi, che queste due anime l’hanno sempre divisa, che da decenni i suoi libri non sono più editi in Italia, che ha vissuto un amore infelice. Ma dell’amore non voglio parlare, ne hanno già sproloquiato biografi e critici, assaltando documenti e lettere in cerca di titoli da cronaca rosa. Ricordo cosa diceva a proposito Alda Merini, citando Vanni Scheiwiller: non si deve curiosare nell’intimità dei poeti, una cosa del genere. Non occorre sapere altro e d’altronde di cosa vuoi che trattino i versi:

E’ ciò che sta nel bacio e non nel labbro,

ciò che spezza la voce non il petto:

ma è un vento di Dio, che passa lacerando

nel suo volo, la polpa delle carni.

L’onda travolgente di Gabriela Mistral non si esaurisce qui. E’ anche impegno civile, amor patrio, generosità e dedizione. Dopo sei mesi dei milioni del premio Nobel non erano rimasti che pochi spiccioli. Li aveva destinati agli esuli politici, ai profughi del suo paese, agli Indios del Cile sfiniti dalla colonizzazione spagnola. Era sdegnata dalla dittatura, come l’amico Neruda, avvinta da ciò che si scuoteva nel mondo, quasi fosse un problema proprio e lei l’edera intorno. Era consumata dalla malattia, ma non smetteva di attirare gente alla Columbia University. Un giorno dedicò la conferenza a un giovane poeta sconosciuto che le aveva spedito delle poesie. Recitò i suoi versi a memoria, poi disse che non importava chi fosse e che nessuno avesse pubblicato le sue poesie. Quello che valeva erano le parole, perché queste non vanno perse, non quelle che aprono gli occhi. Se la poesia fosse anonima sarebbe meglio - aggiunse - perché scriverebbero soltanto i migliori, quelli che non ne aspettano onori.

Ecco cosa direi.

distillato da china | 15:50 | commenti (1)



26/08/2004

Pruno

E’ che s’impianta una specie di spina, no forse qualcosa di più sottilmente acuminato, dal corpo frastagliato di bitorzoli e uncini. Una scheggia di legna - l’abbiamo stipata per gli inverni di bruma - fin dentro la carne a conficcarsi bruciante, degna ti dico d’un ago senza cruna. Tanto ci sei questo pomeriggio alle due, così ci aiuti a sistemarla. Sì, ci sono. E non fare così, ché poi ti piace quando torni da Milano e trovi il camino acceso.

distillato da china | 12:55 | commenti (2)



25/08/2004

MontaleFalsetto

Qualcuno potrebbe trovarla stantia. C’è chi per troppo accademismo l’ha odiata, chi non l’ha mai letta, chi invece, ricordandola con il senno di poi, la schernisce. Chi la considera lontana lustri, chi irride il melense rovistare nei guai dell’uomo, per l’abbondante cucchiaio della rima miele fiele che fila fastidio, chi come me ci ha svolto un tema, secoli fa, parlando d’altro. Questa poesia è ritornata alla luce, l’altra sera, nei discorsi a tavola su come siamo e su quelle esperienze che ci fanno conoscere a noi stessi, tra un bicchiere di vino bianco e l’altro, la bresaola e i pendolini, la pizza e il profiterol. Era Falsetto di Montale, introdotta da un come tra Montale ed Esterina, l’opposizione tra chi si sente braccato dal male di vivere e chi, tuffandosi in mare, trova la maglia rotta nella rete, l’anello che non tiene, che libera dall’angoscia permettendo la felicità. E chi eravamo noi, se non coloro che dalla riva contemplavano le possibilità altrui di scovare nella rete una smagliatura, un indizio di liberazione? Quelli della razza di chi rimane a terra, vero? Ma io non lo so dire ed è già tanto se ricordo.

distillato da china | 13:50 | commenti (3)



24/08/2004

Risposta

Anche se ha richiesto un paio di giorni e qualche quarto di notte, io la risposta l’ho trovata al ritardo, ed è qui, nascosta nella nona traccia dal testo visionario, in quella più misconosciuta dell’album che già dall’intro facevo saltare alla decima, senza ripensamenti. Ma ne è bastato uno, questa notte, a slegare Only for you dalla mia scarsa fiducia: Ho visto molti più scoiattoli delle vostre Mitsubishi e Ford, ho visto ancora più coriandoli cadere sulle strade avare di New York. Così ho domandato proprio adesso, proprio oggi che avevo deciso di risolvere la noiosa storia, ormai, del ritmo sonno-veglia stravolto? Poi ho capito. Magari è stato un segno, un segno che porti a cercare altrove*. Là dove non mi accanisco.

[*Se si digitano queste due parole chiave su google, si aprono pagine di agenzie matrimoniali, cartomanzia, appartamenti per ferie, appunti e siti dove scaricare musica].
distillato da china | 14:31 | commenti



22/08/2004

Perché così tardi, Benvegnù?

Frantumare le distanze

Superare resistenze

E riconoscersi per creare

Camminare senza chiedersi perché

Il tuo viso le mie mani

Sono la stessa gioia immensa

È luce invisibile da succhiare

Camminare senza chiedersi perché

E fermarsi un istante per considerare che il respiro è un dettaglio

Che ci rende uguali

Come cerchi nell'acqua che non sanno nuotare e si infrangono

E fermarsi un istante per considerare che ogni istante si scioglie

In quello a venire

Come cerchi nell'acqua che non sanno nuotare e si infrangono.

distillato da china | 03:46 | commenti



21/08/2004

Paper thin walls

C’è questa canzone dei Modest Mouse che s’intitola Paper thin walls. Da subito l’idea di muri sottili di carta da cui ognuno ascolta ogni piccolo suono, mi ha ricordato una fantasia infantile e un pensiero adulto. La fantasia della donna bionica di possedere un orecchio capace di spiare da lontano le conversazioni altrui, e a seguire, il pensiero riguardante la facoltà che s’impara stando anni vicino a una persona, entrandole così dentro, da capire cosa si agita in lei, appena sotto il fondo degli occhi. Col tempo la fantasia si è ribaltata in rifiuto di partecipare a qualsiasi considerazione fatta in assenza del proprio orecchio, mentre il pensiero, da arricchimento che era, ha preso la forma di fastidio confuso, ingerenza non voluta, infiltrazione di cui fare volentieri a meno. Forse per il bisogno di steccati che distinguano bene il dentro dal fuori, quello che viene da te da una mia proiezione di me su di te. Il telo su cui si proiettano i film, d’altronde, è un giusto compromesso, perché ha due facce e da entrambe si possono vedere le scene, l’una speculare all’altra. Ma non è questa la nostra metafora. C’è solo il vuoto che scavano i momenti di pura disparità, in cui sorriso e pianto si guardano in faccia come sempre ci guardiamo noi.

distillato da china | 17:51 | commenti (2)



20/08/2004

Se ci penso

Chi l’avrebbe mai detto che nostalgia, nella sua intima natura, fu il termine proposto da un laureando in medicina all’Università di Basileia nel 1688? Abbraccio di nostos, ritorno, e algìa, voce, era la malattia che colpiva i soldati svizzeri quando venivano destinati a guarnigioni straniere. Patologia del corpo che nel tempo si è raffinata in sentimento, ha perso oggi la sua aura clinica per diventare leggera e indefinita, brezza marzolina inconsistente. Ci può essere di più, là dentro, del senso comune del perduto che niente rilascia e tutto conserva, come la salsa della nonna. C’è chi la distingue dalla saudade. Qui il termine si colora di un non ritorno tangibile, un cerchio recondito e passato di ricordi, buco nero in cui tutto implode e vale solo l'attimo passato, quello che viene non conta, direbbe Rosana Crispim da Costa. Ma è proprio della nostalgia l'essere come sospesa, il comportare un sentire incerto, un mistero inviolato che, anche se scritto, sfugge agli occhi prensili.

Como se te perdesse, assim te quero.

Como se não te visse (favas douradas

Sob um amarelo) assim te apreendo brusco

Inamovível, e te respiro inteiro.

(Hilda Hilst, Amavisse)

distillato da china | 18:10 | commenti (2)


Cena #3

Le lampadine sul tavolo all’aperto diventano nelle foto palloncini luminosi di dubbia provenienza. E frotte d’insetti vi orbitano accecati, insidiando foglie di lattuga. Piovono moscerini e grandinano domande sulla metropoli. Ma dimmi, cosa c’è di tipico? I taxi gialli, i vapori dai tombini, i baracchini di hot dog e gli ombrellini con su scritto Keep the park clean. E i grattacieli, che effetto fa vederli dal basso a costringere il cielo? E tu ci torneresti? Sì, certo. Ma è vero che è tutto così grande? Qualcuno nota un certo brillio agli occhi, poi chiede: che intenzioni hai? A cinquant’anni sapevo leggere negli occhi della gente. Non riesco a trovare aggettivi adatti, così tradisco ciò che non posso dalla foga delle mani. Ricordo quel preciso momento in cui un colore sulla linea dell’orizzonte mi suggeriva la frase: a Battery Park sarebbe stato bello amare ancora. Per il rosso e l’ambra, l’ampia visuale e l’apertura delle a e delle m. Quel suono di am e an incalzante. Mia cugina undicenne interrompe: La prossima volta che ti rivedo ti voglio con il fidanzato.

distillato da china | 03:30 | commenti



19/08/2004

Invito al viaggio #2

Alle tre ora locale - nove per i miei ultimi dieci giorni - le viscere urlavano vendetta e, supina poi eretta, mi sono avviata in cucina a far man bassa.

If the world's at large, why should I remain?

Walked away to another plan.

Gonna find another place, maybe one I can stand.

Fino alle quattro e mezza, sazia, stanca di quella stanchezza che non si può dormire, con gli occhi sbarrati a forza, ho passato in rassegna la colonna sonora del mio viaggio. Ho pensato a come sia possibile che queste canzoni rappresentino momenti e passaggi completamente distanti, persone, paesaggi, sensazioni che neanche in parte si assomigliano.

I move on to another day, to a whole new town with a whole new way.

Went to the porch to have a thought.

Got to the door and again, I couldn't stop.

You don't know where and you don't know when.

But you still got your words and you got your friends.

L’adrenalina che già dentro al Malpensa express mi ha convinta a cercare ogni dettaglio, a pesare ogni briciola che il mio passo avrebbe potuto lasciare.

Walk along to another day.

Work a little harder, work another way.

Well uh-uh baby I ain't got no plan.

E dai finestroni dell’aeroporto, sola come tanti, tenevo sott’occhio il bagaglio di una sconosciuta e credevo al destino di noi militi ignoti, di un posto sull’aereo con il suo numero e la sua lettera, a quello che mi aveva detto un amico sulle attese solitarie al gate, al romanticismo che le regola.

We'll float on maybe would you understand?

Gonna float on maybe would you understand?

Well float on maybe would you understand?

distillato da china | 15:49 | commenti (1)



18/08/2004

Sotto spirito

Le cose

Per scriverle bisognerebbe metterle in ordine, sottotitolarle, datarle, costruire una cronologia, far in modo che, quel nodo che chiami ricordo, risulti alla lettura uno specchio il più riflettente possibile. Ma non è questa la mia intenzione. Ci deve essere necessariamente un altro modo per agguantare le cose, che vada oltre la liscia comprensione e che scalfisca la superficie di quanto brulichi sotto. Cerco un’altra luce, di quelle soffuse che fanno sfumare i contorni, che accendi o quando vuoi fare qualcosa nascondendola agli altri o quando il tuo compagno di stanza già dorme e tu hai voglia di finire il tuo romanzo. Mi sono chiesta se abbia senso sovrapporre i verbi scrivere e contenere, senza commettere lo sbaglio di avvicinarsi alle cose con la spiccia voglia di farle risuonare. Ci provo. A cercare di scansare la logica narrativa e storica attraverso cui impariamo a scuola che la Rivoluzione francese sia fatta di premesse e di conseguenze senza le quali non ha senso darle un nome, né un posto nella storia. Non stasera, non in questa notte di ritrovate stelle, di prezioso whisky scozzese tra l’indice e il pollice. Il mio gatto bianco, le tagliatelle con gli spignoli, un’orda di cose-pensate-vissute-provate, da conservare sotto questo spirito di attesa. Come prima di consegnare un regalo per cui hai dato il sangue.

distillato da china | 22:42 | commenti



15/08/2004
Bottiglie da distillare al ritorno.
distillato da china | 09:35 | commenti (2)



04/08/2004

Distilleria va oltreoceano

No, no time for romantic escape

and your fluffy heart is ready for rape

no time.

Back in New York city!

distillato da china | 12:04 | commenti



03/08/2004

L’idea romantica

Nessuno sa che la peculiarità del linguaggio è proprio quella di preoccuparsi solo di se stesso. Perciò esso è un mistero così portentoso e fecondo: se infatti si parla solo per parlare allora si pronunciano le verità più splendide e originali. Se invece si vuol parlare di qualcosa di determinato, allora il linguaggio, questo spiritoso, ci fa dire le cose più ridicole e insensate [...]. Potessimo far capire alla gente che per il linguaggio accade lo stesso che per le formule matematiche: costituiscono un mondo a sé, giocano solo con se stesse, non esprimono altro che la loro meravigliosa natura e proprio perciò sono così espressive, proprio perciò vi si rispecchia l'insolito gioco dei rapporti tra le cose [...] solo nel loro libero moto si manifesta l'anima del mondo [...]. Pur ritenendo di aver indicato con ciò, nel modo più chiaro, l'essenza e la funzione della poesia, so però anche che nessuno può comprenderle, e di aver detto delle sciocchezze, perché appunto ho voluto dirle, e così non nasce nessuna poesia. E se dovessi però parlare? E se quest'impulso linguistico al parlare fosse il contrassegno dell'ispirazione del linguaggio, dell'efficacia del linguaggio in me? E se poi la mia volontà volesse tutto ciò che io dovessi, ciò non potrebbe infine essere, senza che io lo sapessi o vi credessi, poesia, e non potrebbe rendere comprensibile un mistero del linguaggio? Sarei dunque così uno scrittore nato, visto che lo scrittore non è che un entusiasta del linguaggio?

Rispolverare i dischi, leggere vecchie lettere, notare i quadri appesi e le occasioni della loro scelta, le locandine dei concerti che segnano il tempo come il compleanno dei diciott’anni, l’esame di maturità, il primo amore e l’ultimo. Quando torno a casa, lo faccio, tolgo la polvere. Non è ricordare, ma ritornarci in quegli anni ruggenti, di rabbia e ammirazione, di occhi furenti. E come polvere secoli e momenti sono la stessa cosa. Lo stupore acceso, epico, grandioso lasciato ossidare dentro i messaggi e sulle pagine di diario. Sei barocca, mi diceva la prof. d’italiano. Due anni dopo, sei ermetica, cos’è successo? Una traccia piegata in quattro parti di quel tema sul confronto tra Montale e Leopardi, Nerina ed Esterina, in cui - in preda alla mia bile generosa - avevo scritto di vespe e vespai. Gli amici ci ridono ancora. Seguendo questi percorsi raminghi, tra un messaggio, le pagine da studiare e i pensieri al rilancio, l’ho rincontrato. Scrivevo i suoi frammenti in ogni angolo di foglio, come chi dell’horror vacui teme il bianco: io lo scacciavo con Novalis. Uno pseudonimo che sta per Georg Philipp Friedrich Von Hardenberg, nome di una tenuta di famiglia, se non ricordo male. Il loro impeto imbrigliava la piena e rinfacciava di non averli pensati prima, quei concetti così azzeccati. Restava soltanto la fierezza di averli incrociati e riconosciuti, in quel rampollo di Jena consunto dalla tisi, che a ventinove anni già moriva: ciò che si ama lo si trova dappertutto, e dappertutto si vedono somiglianze. Quanto più grande è l'amore, tanto più largo e vario è questo mondo. Come si fa a credere a quello che diceva Hegel sulla sintesi, quando una cosa totalizzante come l’amore rende l’amato abbreviazione dell’universo e l’universo prolungamento di ciò che è amato? Non può che essere polemos e divisione, la nebbia porporina della passione. Perché non c’è quiete e idillio se non per qualche audace sprazzo. Per il resto si è necessariamente atterriti quando si getta uno sguardo su tali profondità oscure. L'unico linguaggio capace di esprimersi è la poesia, avendo la possibilità di risolvere un’esistenza straniera nella nostra, di cogliere nei suoi limiti il mutevole, di descrivere questa percezione del mutamento nell'infinita ricchezza del mondo: la poesia sana le ferite inferte dall'intelletto. Essa è appunto formata da elementi contrastanti - da una verità sublime e da un piacevole inganno.

distillato da china | 10:52 | commenti (1)


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
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