distilleria

26/05/2004

Post insopportabile

Squarci a forma di v o forse dovrei dire fessure tra il sabato e la domenica il lavoro e il farsi della sera il soggetto di una frase e il verbo si aprono a ventaglio mi sembra di vederli se non ci sono perché anche se non li vedo sento che ci sono ne avverto l’effetto sui pensieri che deviano il corso e sulle azioni che si fermano come davanti ai cartelli di strada senza uscita li chiamo squarci perché se usassi fessure verrebbe fuori la delicatezza che non c’è nei tagli negli strappi il giro di parole migliore li definirebbe i chiodi fissi dell’amante che pensa all’amata non viceversa le lucciole a maggio la sera non so a Milano per caso nei giardini di via Palestro il punto è che ricordo non potevo fare a meno di notarle quelle intermittenze nel buio ne sentivo l’eco ad occhi chiusi allo stesso modo gli squarci si spargono benzina sul fuoco affiorano dettagli microscopici ritagli di giorni prospettive strade di campagna colori un odore forte si arrampica alla finestra di pesca una foto di quando avevo i capelli lunghi chissà dov’è finita una coperta di tweed che alla stagione non si addica un regalo come quando doni il sangue il limite tra le cose finite e ora è la parola indispensabile vuol dire passione bisogno aria amore non amore cosa scegli se la scelta s’impone per questo l’altro giorno nell’ottava casella del test di Wartegg ho disegnato un sole che se non è l’alba è il tramonto con gli impegni che aumentano un contratto di lavoro a settembre i libri impilati sul tavolino ciclamino il fantasma esame di stato il disco dei Mojave 3 e Devendra Banhart stasera e domani sono così con gli squarci di sempre i sollievi senza i quali non potrei colmarti silenzio semplicemente non potrei.

distillato da china | 11:46 | commenti (3)



20/05/2004

Il tal dottore

La parabola dello psichiatra bizzarro si sta facendo sempre più dato di fatto e sempre meno leggenda. Si consideri un piano suddiviso in reparto maschile e femminile, l’uno che guarda l’altro, sguardo diviso da un piccolo corridoio, con due campanelli da suonare, le porte rigorosamente chiuse a chiave e gli spioncini. La prima similitudine con le scuole fasciste è stata velocemente rimossa. Ero lì solo per una breve domanda da rivolgere al caporeparto, in qualità di futura tirocinante. Dopo i soliti rimpalli, la segretaria mi indica il luogo suddetto. Mi dice di chiedere del tal dottore, con la raccomandazione di una lunga presentazione con tanto di mi scusi il disturbo. Poi ha aggiunto non lo faccia innervosire, se vede che s’innervosisce gli chieda soltanto quando può vederlo. Non dico preoccupata, ma di certo stupita dal clamore che il mio innocuo quesito aveva provocato anche solo nelle premure della segretaria, salgo le scale e suono il campanello. Un infermiere si affaccia dopo aver girato il chiavistello tre volte. Il dottore sta facendo il giro, il giro dei pazienti, immagino. Aspetto sulla panchina la fine della ronda, finché il tal dottore si affaccia. Un volto accigliato, con qualche nota infantile negli occhi neri e piccoli, poi nella voce disperatamente nasale. Mi scusi il disturbo…. Lo rincorro per le scale, perché no, non si ferma ad ascoltarmi, e la mia domanda, posta ad una velocità da scioglilingua, si sospende alle sue spalle in attesa di risposta. Una voce quasi da fuori campo: Non deve chiederle a me certe cose, comunque sì non c’è problema. Nessun altro avrebbe potuto sciogliere il mio dubbio, a meno che non intendesse che la persona più appropriata fosse il suo alter ego o l’amico immaginario o chi per lui. Ma si può? Pensavo una volta fuori, inforcati gli occhiali e scansati i pioppi.

distillato da china | 14:02 | commenti



16/05/2004

Dettagli

1) Il signore del castello, secondo i costumi del tempo, invitava l’ospite a visitare la guarnigione. Se questo non era gradito la visita passava in un androne stretto e buio, in cui troneggiava un’immagine sacra, di fronte alla quale si inginocchiava il castellano. Inevitabile che l’ospite per deferenza facesse altrettanto. Momento atteso dal castellano per azionare una leva nascosta e creare una voragine sotto i piedi dell’ospite. La base di legno si apriva su un pozzo a lame profondo dodici metri. Poi uno strato di calce viva calava sul corpo per far svanire il misfatto nel nulla. Sono stati riscontrati dodici strati.

2) Azzurrina si chiamava Guendalina.

3) Dal Trecento la sua storia è stata tramandata oralmente. Solo nel Seicento un religioso la trascrisse su carta.

4) I custodi erano due armigeri di nome Domenico e Ruggero. Si suppone abbiano fatto ben altro che proteggerla, eseguendo l’ordine superiore di farla sparire perché ingombrante portatrice di un segno demoniaco, l’albinismo appunto.

5) La voce si esprime il ventuno giugno (ma non solo), tra tuoni e fulmini (ma non solo), ogni cinque anni (ma non solo).

6) C’è un ritratto moderno di Azzurrina con gli occhi da gatta che si presume sia stato eseguito da Novella Parigini.

7) Dalle registrazioni si rilevano: un fragore di temporale, un suono ritmato che pare l’amplificazione di un cuore che batte (i medici negano), e infine una nota infantile. Non è una parola, né un grido. I tecnici dicono si tratti di una voce che non dovrebbe essere prodotta da una laringe umana.

8) Nel castello c’è una panca decorata con un dipinto islamico (di per sé eretico perché presenta figure umane vietate dalla religione islamica), portata al castello ai tempi delle Crociate. E’ un’antichissima tavola sacrificale e ha uno strano e preoccupante effetto sui visitatori: molti, come suggestionati, svengono alla vista.

distillato da china | 17:11 | commenti (10)



15/05/2004

Consecutio temporum

Vorrei che questa lettera inviata a due indirizzi fa fosse ancora il triangolo bianco sbucato dalla fessura. Le palpitazioni e il frastagliarsi dell’apertura, la fretta che procura.

Di quella giornata d’autunno ricorderai tutto?

E’ una domanda che quasi avrei fatto io se non l’avessi scritta tu. E’ lì, matita su foglio, finita in una dolcezza che non ricordavo. Infinita, anzi, rimava con eterno malgrado già non fosse più.

distillato da china | 19:10 | commenti


One way

Vorrei srotolare i controsensi in sensi unici, a volte, da quelli apparentemente più semplici dei piccioni nelle piazze e degli aghi sui davanzali per non farli fermare, a quelli più oscuri dei pianti di gioia e dell’odio e amo. Per un attimo almeno, che tutto si rischiari. Per un attimo nei quadri di Escher si sale e non si scende, e solo una mano disegna l’altra.

distillato da china | 12:32 | commenti (1)


Weather Systems, Andrew Bird

Non l’ho amato subito e neanche adesso posso dire di amarlo, ma quando l’ho scovato tra le scansie di un negozio in via Torino, non ho avuto alcuna esitazione. Nessuna canzone riesce a stagliarsi sulle altre, tormentando e intenerendo come le subdole ballate che s’insinuano tra le cervici con la delicatezza di un chiodo. Senza amarlo provo uno strano senso d’inconsueta attrazione. Forse per la vicinanza con una remota valle dell’Illinois, adiacente al Mississippi, per i suoi trascorsi da violinista neoswing negli Squirrel Nut Zippers, o per il gusto retrò di tendoni verdi che immagino appesi tutti intorno; oppure perché di fronte alla terza tavola del Rorschach ho descritto due ballerini in frac legati da un fiocco rosso, in un locale swing. Che ne so.

distillato da china | 12:01 | commenti



11/05/2004

Che vita

Oggi ho certificato la mia esistenza in vita.

distillato da china | 15:04 | commenti (1)


"I grabbed some stones from underneath and waited for you to speak to me" (Dcfc)


contagocce
*loading*